Castelbasso - Progetto Genesi
Allegra Hicks

Il filo rosso tra vita e ombra: l’energia tellurica di Allegra Hicks nel cuore di Napoli

Dal 20 febbraio al 30 marzo 2026, il Complesso Monumentale del Purgatorio ad Arco, ospita la mostra Intermezzo di Allegra Hicks a cura di Adriana Rispoli realizzata in collaborazione con Progetto Museo.

Negli abissi di pietra che riposano sotto il selciato di via dei Tribunali a Napoli, dove il respiro della città si fa umido e il tempo sembra ripiegarsi su se stesso, il silenzio ha trovato una nuova voce. È il canto fatto di trama e ordito, l’invocazione scarlatta di Allegra Hicks che sfida l’oscurità delle Terre Sante. In questo ventre barocco, la sacralità non è un concetto astratto, ma una vibrazione che sale dalle viscere della terra, un’energia tellurica che l’artista ha saputo intercettare e trasformare in un ponte tra l’umano e l’eterno.

Il Complesso Monumentale Purgatorio ad Arco ospita Intermezzo, la mostra personale di Allegra Hicks curata da Adriana Rispoli e realizzata in collaborazione con Progetto Museo. L’evento segna un momento di profonda comunione tra l’artista torinese – ormai napoletana d’adozione – e uno dei luoghi più carichi di magnetismo della città. L’impatto per chi scende nell’ipogeo è folgorante: davanti all’altare maggiore si staglia un’imponente installazione in crochet, cinquemila metri di cotone rosso che compongono un sipario monumentale, squarciato al centro da una ferita che è insieme lacerazione e soglia. Attraverso questo varco, simbolo ancestrale dell’origine del mondo, emerge una croce nera segnata dalle muffe e dal passare dei secoli, creando un dialogo potente tra la freschezza vitale del filo e l’ineluttabilità della materia consumata.

Questa tensione tra il permanere e il dissolversi si frammenta, lungo il percorso espositivo, in una serie di apparizioni silenziose incastonate nelle nicchie come ex-voto contemporanei. Hicks eleva una pratica tradizionalmente domestica e femminile, l’uncinetto, a gesto di resistenza politica e meditativa, trasformando il cotone in tempo sedimentato e struttura relazionale. In un angolo, la materia si fa barlume di feto, una promessa di vita nobilitata in un piccolo tabernacolo dorato dove l’oro non è vanto, ma luce che protegge l’attesa. Poco distante, un cordone ombelicale di filo si avvinghia alla pietra nuda, nervo scoperto di quel legame viscerale che unisce Napoli alle sue profondità. La narrazione prosegue toccando le corde più crude dell’esistenza, lì dove le “capuzzelle” del Purgatorio dialogano con l’innovazione: l’immagine tomografica del cranio di Allegra Hicks viene attraversata da sottili linee rosse, quasi a voler mappare il pensiero e il destino su un reperto che sfida la polvere. È la coscienza che sopravvive alla carne, un’idea che si fa volume nell’ultima tappa del viaggio, dove il cotone si libera dalla forma per farsi matassa, ammasso di energia pura ancora non divenuta oggetto. In questo “Intermezzo” – termine che evoca la sospensione del Purgatorio, l’attesa tra il cielo e gli inferi – lo spettatore è invitato a sostare. Non ci sono risposte definitive, ma l’esperienza di essere trattenuti in quell’intervallo sottile dove la vita e la morte non sono opposti, ma zone d’ombra che si toccano e, infine, si riconoscono.

Apertura fino al 30 marzo.

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