ArtVerona 2026
Human Gravity, Magasin Cld1

Human Gravity: la domanda come forma d’arte

Al MAGASIN CLD1 di Torino una collettiva sul rapporto uomo–natura che interroga il nostro tempo

A Torino, negli spazi raccolti e semifluìdi del MAGASIN CLD1, la mostra Human Gravity continua ad ampliarsi, trasformandosi in un organismo vivo. Aperta il 7 giugno 2025 e prorogata fino al 15 gennaio 2026, la collettiva non si presenta come un’esposizione nel senso tradizionale, ma come una costellazione di domande poste dagli artisti e rivolte direttamente agli spettatori. Domande semplici solo in apparenza, che diventano dispositivi critici sul modo in cui abitiamo — e consumiamo — il mondo naturale.

Il progetto nasce da un’intuizione di Opiemme, collettivo torinese attivo dal 1998 tra poesia visiva, linguaggi ibridi e azioni urbane. È loro l’idea di chiedere agli artisti non di presentare un’opera, ma di partire prima da un quesito, da un punto interrogativo capace di aprire un varco percettivo: Qual è la mia natura?, Ti sei mai chiesto quale funzione hai?, Come ci vedono gli animali?, Resistere o desistere?.

Le tredici opere in piccolo formato presentate — firmate da Alessandra Maio, Defe, Nicola Alessandrini & Clara Lurueña Miguel, Giulio Malinverni, Silvia Infranco e Opiemme — non illustrano un problema, ma lo mettono in tensione come un campo di forza. Sono come piccole zolle di terreno concettuale, frammenti che oscillano tra biologia, mito, filosofia ecologica e immaginazione, verso sconfinamenti interiori.

Nella pittura di Maio, la domanda sul proprio benessere come condizione naturale risuona in superfici che sembrano vibrare tra introspezione e paesaggio. Defe, con la provocazione “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”, riconduce la questione ecologica a un terreno quasi etologico: l’umano come specie che fatica a interpretare il proprio ruolo nel sistema-mondo. Giulio Malinverni ribalta l’ordine delle cose: e se fosse la natura ad adottare comportamenti umani? Una provocazione che rovescia la prospettiva antropocentrica. Silvia Infranco lavora sulla fragilità come materia comune tra corpo umano e organismo vegetale, restituendo una delicata reciprocità di vulnerabilità. La coppia Alessandrini–Lurueña Miguel innesca un corto circuito evolutivo: e se ciò che chiamiamo “intelligenza umana” fosse un istinto mal programmato, non superiore ma semplicemente disallineato agli ecosistemi? Opiemme — artista, curatore e voce interna del progetto — aggiunge il nodo etico: come ci vedono gli animali? cosa siamo per loro? Domande che costringono a spostare il punto di vista, a immergersi per un attimo nella percezione dell’altro.

A introdurre la mostra è il testo dell’antropologa Sabina Spada, che mette in crisi una delle più grandi narrazioni occidentali, quella che separa l’uomo dalla natura. Spada ricorda come questa dicotomia — figlia del pensiero greco e rafforzata dal razionalismo moderno — non sia universale ma culturale, e come oggi ostacoli la nostra capacità di costruire mondi vivibili: “Perché ci pensiamo fuori dalla natura, quando siamo avviluppati in una rete di interconnessioni con ogni altra forma di esistenza?”. In tale ottica ogni opera è un posizionamento, una presa di coscienza, una piccola ipotesi sul limite.

In un passaggio del suo testo, Opiemme parla di “gravità umana”: la forza con cui la nostra specie modifica il territorio, i ritmi, le libertà degli altri esseri viventi. La pandemia del 2020 ricorda l’artista, aveva momentaneamente aperto uno squarcio di consapevolezza, poi rimosso con la stessa rapidità con cui è stata rimossa la quiete dalle città.

Le opere esposte raccolgono questa tensione: il senso di colpa rimosso, la tensione al dominio e al contempo il bisogno di ascolto, la fatica di immaginare un altro modello di convivenza. Human Gravity è, in fondo, un piccolo atlante emotivo del nostro tempo: ci mostra come la natura reagisce, si sottrae, si riprende ciò che crede perduto; e come l’umano, nonostante i suoi strumenti, continui a oscillare tra percezione e cecità.

Il MAGASIN CLD1 non è una galleria classica: è uno studio, un magazzino, un luogo di lavoro che si apre a visite su appuntamento, diventando un avamposto di riflessione lontano dai circuiti più formalizzati. Qui le opere non cercano monumentalità e dialogano con un ambiente che le accoglie come appunti, come ipotesi di un discorso in divenire. Il progetto Human Gravity, invece, è itinerante, predisposto a mutare con ogni nuova tappa, ogni nuova sede, ogni nuovo artista coinvolto, perché in fondo è un tentativo di ascolto e funziona proprio perché evita la trappola dell’immagine seducente o della denuncia facile. Si muove in un territorio intermedio — delicato, poroso, interrogativo — dove l’arte non rappresenta la natura, bensì la affronta come specchio dell’umano.

Human Gravity
MAGASIN CLD1, via Baltea 7, Torino
Alessandra Maio, Defe, Nicola Alessandrini & Clara Lurueña Miguel, Giulio Malinverni, Silvia Infranco e Opiemme
Dal 7 Giugno al 2 Novembre 2025 – prorogata fino al  15 Gennaio 2026
visite su appuntamento

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