Giacomo Verde e il pensiero critico

Fino al 15 gennaio 2023 sarà visibile la personale di Giacomo Verde presso il CAMEC – Centro Arte Moderna e Contemporanea – La Spezia

La mostra Giacomo Verde artivismo. Liberare arte da artisti, inaugurata a inizio estate e presente al CAMeC di La Spezia fino al 15 gennaio 2023, è un’occasione per scoprire l’opera di questo autore complesso, ben presentato dal testo iniziale di Sandra Lischi, che negli anni si è confrontato con diversi linguaggi come il teatro di strada, la videoarte, la pittura, il disegno, la performance, la Net Art con l’idea di indagare le contaminazioni tra i media per creare lavori in cui diverse tecniche artistiche convivono. La mostra prevede l’esposizione di tre sezioni che vengono inaugurate ogni due mesi 1. Artivismo-2.Tecnoarte-3.Effimero/Teatro. Il 9 settembre si è inaugurata la seconda sezione, curata da Andreina Di Brino in collaborazione con Anna Monteverdi e Sandra Lischi, in memoria della curatrice e amica di Verde, Silvana Vassallo, alla presenza del Sindaco della Spezia, del Direttore e del Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e del Rettore dell’Università Statale di Milano, a rappresentanza degli Enti e delle Istituzioni di Alta Formazione che hanno promosso la mostra.

Giacomo-Verde, Come radici per il futuro, 2013

Grazie alla pratica teatrale, Verde inventa il teleracconto, una narrazione nuova in cui la ripresa live di oggetti in macro, riprodotti dal televisore, viene associata a un racconto recitato dall’autore generando uno spettacolo nel quale l’immaginazione del pubblico diventa parte attiva e necessaria per la riuscita dell’opera.

A testimoniare questa modalità operativa ritroviamo in mostra la valigetta con gli strumenti utilizzati per le opere messe in scena negli anni (ad es. Hansel e Gretel Tv -1989-, Lieto il fine-1989-, InColore -1989-, Consumazione Obbligatoria -1990-, La regina dei mostri -1991-, Boccascena -1991-) e i disegni progettuali delle videoinstallazioni che spiegano il processo creativo dell’artista. Il messaggio da trasmettere viene, infatti, anche veicolato da sculture di monitor a tubo catodico, la cui composizione è ideata di volta in volta per esprimere l’argomento trattato che spesso si concentra sull’analisi delle politiche di comunicazione con l’intenzione di indurre il fruitore ad attivare un pensiero critico. Visitando questa mostra mutevole (che dall’inaugurazione ha ospitato in periodi diversi varie opere dell’autore e numerosi eventi legati alla sua produzione come l’incontro dedicato al video-documentario Solo Limoni, realizzato con riprese avvenute durante il G8 di Genova) emerge la poetica di Verde per il quale lo scopo della ricerca artistica, oltre ad indagare nuove estetiche compositive, deve avere soprattutto una funzione sociale e politica. Questa visione democratica crea un dialogo con il fruitore che è invitato a interpretare delle azioni performative e a relazionarsi con installazioni pensate per essere attivate grazie all’interazione del visitatore stesso. È il caso di TV Domestico -1988- e A mettere mano. Azione di riciclaggio TV -1988- in cui lo spettatore seguendo il ragionamento dell’autore mette in discussione l’osservazione passiva dell’immagine. L’idea di Verde – che è possibile approfondire nel libro Giacomo Verde. Attraversamenti tra teatro e video (1992-1986) a cura di Anna Monteverdi, Flavia Dalila D’Amico e Vincenzo Sansone, Milano University Press, Milano, 2022 e in Giacomo Verde videoartivista a cura di Silvana Vassallo, ETS, Pisa, 2018 – è quella di rendere “il telespettatore” autore di un nuovo spettacolo in cui l’esperienza fisica e ludica siano elementi necessari per la manifestazione di una riflessione personale. La visione di monitor squarciati, rotti, violentati, la cui funzione primaria di medium necessario per trasmettere programmi viene meno, evidenzia come il mezzo televisivo in queste opere assuma una nuova identità di oggetto ready made.

La frattura del vetro in Per Est-Etica antica-t-astro-fica, infatti, replica la curva matematica dello schema di gemmazione teorizzato da René Thom (matematico e filosofo francese al quale l’autore si ispira per la creazione di un gruppo di lavori) e sottolinea come la TV possa essere uno strumento per generare nuove azioni artistiche militanti. In questo senso, la presenza in mostra di testi teorici sul mondo cyber e dell’arte, l’intervista a Pasolini e alcuni saggi politici, che hanno formato il pensiero dell’artista, segnalano il suo attivismo civile. Grazie alle fotografie di Massimo Vitali (famoso a livello internazionale soprattutto per la sua Beach series), che in seguito alla prematura scomparsa dell’autore ha immortalato lo studio dell’artista a Lucca, lo spettatore è in grado di ricostruire il mondo di Giacomo Verde. La sua continua ricerca creativa nel campo dell’immagine elettronica (come dimostra l’opera Wdr, omaggio a TV Candle di Nam June Paik, della collezione CAMeC, presente in mostra), le inaspettate soluzioni artistiche insieme con il suo lascito intellettuale, orientato a ricordare al “telespettatore” quanto sia importante il pensiero critico e la messa in discussione dell’immagine che ci viene proposta dai mass media, sono un bagaglio prezioso da custodire. 

Massimo Vitali, fotografie dello studio, Giacomo Verde, Spara Zombie. Artist=Zombie, QUadro esploso

Giacomo Verde artivismo. Liberare arte da artisti

Dal 25 giugno 2022 al 15 gennaio 2023

CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea de La Spezia

Piazza Cesare Battisti, 1, 19121 La Spezia

Orario: Martedì – domenica 11.00 – 18.00

Ingresso a pagamento

Tel.  +39 0187 727530

Email: camec@comune.sp.it

Sito: http://camec.museilaspezia.it/

Mostra realizzata in collaborazione con: La Statale Università degli Studi di Milano, Accademia delle Belle Arti di Bari, Accademia di Belle Arti di Brera, Accademia di Belle Arti di Carrara.

Direzione del progetto: Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati

Ricerche d’archivio e direzione sezioni: Andreina di Brino, Sandra Lischi, Anna Maria Monteverdi.

Organizzazione e direzione workshop: Vincenzo Sansone

Prestiti e coordinamento workshop: Cristiana Maucci

Organizzazione incontri: Dalila Flavia D’Amico

Crediti Immagini dell’articolo di Noemi Pittaluga