ArtVerona 2026
Rise of Ruins, Frame, © Parco Archeologico Sepino, Courtesy TuoMuseo, all rights reserved

Gamification. Il gioco serio dell’Arte e della Cultura

Con ‘Rise of Ruins’, l’Area Archeologica di Altilia-Saepinum (Cb) diventa un laboratorio di sperimentazione. L’archeologia entra nel gaming, e il gioco si fa strumento di pensiero. Una riflessione sulla poetica di TuoMuseo e sul futuro del patrimonio culturale.

Per la prima volta l’archeologia diventa un videogioco manageriale.

Fabio Viola, gamification designer, fondatore di TuoMuseo
Rise of Ruins, Frame, © Parco Archeologico Sepino, Courtesy TuoMuseo, all rights reserved

È una frase che contiene una sorta di rovesciamento ideologico, pronunciata da Fabio Viola, fondatore di TuoMuseo, uno dei protagonisti più lucidi e visionari della scena culturale contemporanea, nel suo ruolo di gamification designer. Non è soltanto l’annuncio di un progetto – Rise of Ruins, il nuovo titolo ambientato nel Parco Archeologico di Sepino, in Molise – ma la dichiarazione di un metodo, quello di chi crede che il patrimonio, per sopravvivere, debba tornare giocabile, ossia partecipato, esplorato, amato.

Insomma, è quel che chiamo ‘il gioco serio dell’Arte’.

Ed è proprio nel corso della Storia dell’Arte che le rovine sono sempre state simbolo di perdita e memoria, ma anche di potenzialità. Nel videogioco di TuoMuseo, diventano piuttosto campo d’azione, laboratorio dove si sperimenta la responsabilità della cura, insieme con le sfide della realtà manageriale in ambito culturale. Il giocatore, nei panni del direttore del parco, è chiamato a gestire scavi, restauri, mostre e bilanci, affrontando dilemmi che appartengono tanto al mondo reale quanto a quello etico. È qui che Rise of Ruins si trasforma in un’opera d’arte relazionale: una piattaforma di esperienza che mette in discussione le gerarchie tra autore e pubblico, tra istituzione e individuo la cui sfida intrinseca al gioco è scoprire il miglior direttore del Parco di Altilia-Saepinum.

Mirko Marchitelli, direttore di produzione di TuoMuseo, spiega che il videogioco

‘Permette al giocatore di indagare ed esperire in prima persona le attività sottese alla vita di un’istituzione culturale’.

È un modo, dunque, per “abitare” la complessità, per mettere il corpo nel concetto, come direbbe la critica performativa. L’archeologia, in questo contesto, non è più solo passiva o meravigliata – ma distante – contemplazione quanto vero e proprio processo, e la sua fruizione diventa gesto critico oltre che proattivo.

Rise of Ruins, Frame, © Parco Archeologico Sepino, Courtesy TuoMuseo, all rights reserved

La visione di Rise of Ruins agisce, in verità, su due livelli: estetico e antropologico. Da un lato, il videogioco assume la struttura di un dispositivo narrativo immersivo, ove il tempo si stratifica come nei livelli di scavo; dall’altro, restituisce al giocatore il ruolo di curatore della memoria. Non c’è differenza, in fondo, tra l’archeologo che libera un mosaico dalla terra e il giocatore che compie una scelta ponderata sul destino del sito poiché entrambi partecipano a una forma di creazione condivisa, dove la Storia non è fissata ma costantemente riscritta.

È questo il cuore della poetica di Rise of Ruins: la trasformazione del gesto ludico in gesto artistica e l’opera o progetto di gamification non è l’oggetto ma la relazione; in tale prospettiva, il progetto per il parco archeologico molisano, prezioso quanto non noto a molti, diventa una metafora della cultura stessa, ovvero dimensione fragile, collettiva, in divenire.

Rise of Ruins, Frame, © Parco Archeologico Sepino, Courtesy TuoMuseo, all rights reserved

Il contesto scelto, il Parco Archeologico di Altilia-Saepinum, in provincia di Campobasso, ha un valore simbolico straordinario. Non è Pompei né Roma me un luogo appartato, “minore”, ma per questo ancora fertile. La decisione di portare il gaming nelle aree interne non è casuale, è una dichiarazione d’intenti. Come scriveva Italo Calvino nelle Città invisibili, ‘ogni città riceve la sua forma dal deserto cui si oppone’. Così, Rise of Ruins restituisce centralità alla periferia, rivelando che la vera innovazione culturale nasce spesso dai margini.

L’importanza di questo prodotto risiede non soltanto nella sua valenza di strumento di promozione del patrimonio culturale del Parco, ma anche nella resa della complessità delle molteplici attività che avvengono dietro le quinte, e che mirano a garantire una gestione efficiente dei nostri luoghi della cultura, in quel circuito virtuoso che tiene insieme le funzioni di ricerca, tutela e valorizzazione.

Direttore regionale Musei nazionali Molise, dott. Enrico Rinaldi

Nel racconto di Michele Laurenzana, direttore all’esecuzione del progetto, il videogioco è ‘un potente strumento di educazione, un’occasione per far conoscere il bene culturale, soprattutto alle fasce più giovani’ ma l’educazione, qui, non è mera didattica: è trasformazione del punto di vista, un invito a diventare protagonisti della tutela, a vivere il patrimonio come bene comune e non come reliquia.

C’è in tutto questo una dimensione quasi rituale. Il giocatore che scava, restaura, riallestisce è come il sacerdote di un culto laico del tempo: entra in contatto con la memoria non per possederla, ma per riattivarla. Il gioco diventa rito contemporaneo, spazio di sospensione e di pensiero, dove la tecnologia non sostituisce la realtà però la rivela.

Rise of Ruins, Frame, © Parco Archeologico Sepino, Courtesy TuoMuseo, all rights reserved

Sul piano curatoriale, Rise of Ruins si presenta come un’opera espansa: un progetto crossmediale, che attraversa arti visive, antropologia e museologia digitale. È un laboratorio per le nuove estetiche del patrimonio, dove l’esperienza non è più separata dal sapere. E in questo senso, Fabio Viola agisce come un artista-curatore, un architetto del possibile che usa il videogioco come linguaggio critico e poetico.

Rise of Ruins si basa su un accurato apparato scientifico e storico che porta il giocatore a rivivere le fasi di scavo che hanno portato alla luce il sito romano di Saepinum attraverso decisioni e strategie da portare avanti per diventare un bravo direttore del parco archeologico. Un progetto che coniuga aspetti didattici e divulgativi anche pensati per studenti e giovani professionisti dei beni culturali con una componente di forte coinvolgimento in grado di richiamare milioni di videogiocatori desiderosi di scoprire e musealizzare reperti reali.

Fabio Viola, fondatore di TuoMuseo

In un’epoca in cui il mondo dell’arte discute di intelligenze artificiali e realtà aumentate, Rise of Ruins ricorda che la vera innovazione non risiede nello strumento, ma nello sguardo che lo abita. Il futuro dell’arte e della cultura non sarà solo tecnologico, ma relazionale: fatto di incontri, scelte, responsabilità.

Rise of Ruins, Frame, © Parco Archeologico Sepino, Courtesy TuoMuseo, all rights reserved

‘Scoprire le dinamiche sottese alla gestione, alla conservazione e alla valorizzazione di un patrimonio fondamentale come quello archeologico presento all’interno del Parco di Sepino’ fa eco Mirko Marchitelli, ‘Rise of Ruins permette al giocatore di indagare ed esperire in prima persona le attività sottese alla vita di un’istituzione culturale, fondamentale per avvicinare ulteriormente il pubblico al patrimonio e alle professioni che gravitano attorno alla vita di un sito culturale di particolare pregio come quello di Altilia-Saepinum’.

Rise of Ruins, ci consegna, con questo progetto, una nuova grammatica della memoria, in cui la rovina non è più fine, ma inizio e il gioco non è solo evasione, ma coscienza, mentre il patrimonio torna a essere, finalmente, un’esperienza viva seppur fragile come la dimensione della memoria archeologica e luminosa come un pixel.

Siete pronti a sfidarvi?

Rise of Ruins – Il Parco archeologico di Sepino diventa il primo videogioco gestionale in ambito culturale
Ideato da TuoMuseo e Fabio Viola
MICParco Archeologico Altilia-Saepinum
Sepino, Campobasso
App gratuita download da Google Play e App Store

Azzurra Immediato

Storica dell’arte, curatrice, progettista culturale ed art editor - Rivista Segno, Photolux Magazine, ArtsLife, Il Denaro, Ottica Contemporanea, stayinart - Firmataria del Manifesto Art Thinking, siede nel board di IAR, International Artist Residency e in Da.a per il progetto OLTRE/ legato alla fotografia e al territorio. Indaga progetti multidisciplinari di curatela e non solo. È stata consulente per Jaumann, unendo Arte, Giurisprudenza ed Intellectual Property. Dirige la Sezione Fotografia della kermesse VinArte. Collabora da anni con il Photolux e altre realtà simili. È docente di Storia del Costume e della Moda in IAAD Bologna e Ultime tendenze nelle Arti visive per ACCADEMIA ITALIANA, di Storia della Moda all’Istituto di Moda Burgo Bologna, di Sociologia della Moda presso l’Accademia Cappiello di Firenze e di Storia del Cinema e del Video in Accademia del Lusso a Milano. Collabora con Futuridea, occupandosi di curatela e progettazione culturale. Dal 2020 in DOT-Net|Sartoria Digitale si è occupata di marketing, brand identity e comunicazione aziendale.

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