Michelangelo Galliani, Sebastiano, 2024, marmo nero marquinia, piombo, misure al vero, particolare #2

Drammatiche compostezze: Michelangelo Galliani a Bologna

Michelangelo Galliani, artista di riferimento per la scultura del marmo in Italia, presenta i suoi corpi frammentati, tanto levigati quanto scabrosi, alla sua prima personale bolognese, “Sagitta. Ordinario-uomo-straordinario”, presso Studio la Linea Verticale.

La mostra è parte della rassegna Dell’umana dimensione. Arte e Visioni contemporanee lungo la Via Emilia, progetto promosso dall’Associazione culturale Ricognizioni sull’arte che, rifacendosi a quelli che erano i principi dell’Umanesimo, intende riportare l’uomo al centro dell’interesse artistico e umanistico, coinvolgendo le città della via Emilia – importante area di scambio culturale – e creando un contesto favorevole alla promozione e alla condivisione delle espressioni artistiche contemporanee. 

L’esposizione, a cura di Maria Chiara Wang con Alessandro Mescoli, si apre con Cartolina da Istanbul del 2023: su una lastra specchiante di acciaio inox giace quel che resta di un volto scolpito in marmo nero, frantumato, dal quale emerge un’imponente colonna di piombo che sorregge, con precario equilibrio, un pezzo d’architrave. Una composizione che evoca atmosfere di rovine, memorie passate. Una riflessione anch’essa sulla fragilità della vita umana? Come la Vanitas esposta nella sala accanto: un teschio in onice, dal cui foro occipitale sbucano, al posto della colonna vertebrale, due lunghi rami secchi.    
Teschi, architetture e sculture classiche in rovina: l’opera di Galliani sembra offrire un profondo racconto sull’effimero destino dell’uomo e delle sue creazioni, che da sempre attraversa le epoche e la storia.          

Fa da contraltare alla colonna Paesaggi notturni, una lastra di piombo ossidata, dove le sfumature cangianti ricreano l’ombra di un corpo umano, pelle ustionata e solcata da una voragine, una profonda ferita in cui si inserisce una mano azzurra che sfiora il fondo oro, in un gesto che evoca l’iconografia del tocco di San Tommaso nel costato di Cristo: al di là della suggestiva similitudine religiosa, potremmo considerare l’opera come un’analisi dell’incredulità umana, dello scetticismo di fronte alle ferite dell’esistenza. Difatti, come scrive Alessandro Mescoli, la mostra si propone di approfondire la «ri-definizione dell’essere umano sotto la lente indagatrice dell’arte contemporanea». 

Nella serie Eda, invece, frammenti di volti scolpiti in una candida onice si abbandonano al riposo, perdendosi in fondi plumbei dai cromatismi mutevoli. Una tessitura di ricami finemente lavorati affiora sulla lucentezza della pelle di queste figure, trasportandoci verso il ricordo di un affetto che, seppur distante, risorge con vivida intensità: anche qui, contemplazione accompagnata da sublime nostalgia. 

Il percorso culmina con la maestosa presenza di Sebastiano, scultura realizzata in marmo nero marquinia, fulcro della mostra – da cui, in sineddoche, trae il titolo l’esposizione –: il San Sebastiano di Galliani è un corpo nero smembrato, privo di arti, stretto in vita da una corda in piombo a una colonna immaginaria, una colonna che non c’è. Sulla pelle marmorea, piccoli sfregi, dati dagli scappelli e utensili da lavoro, si configurano come ferite di un corpo straziato, di un corpo che incontra la proiezione di sottili raggi laser che delineano piccole croci rosse: concettualmente, le frecce del martirio. Così, con il capo che pende in avanti e gli occhi chiusi, il San Sebastiano di Galliani esala l’ultimo respiro.          
Un’opera che, in qualche modo, rimanda ai reperti archeologici, o alla poetica michelangiolesca del non-finito, all’anima che si libera dalla materia determinando la forma, una forma di «compiuta incompiutezza» (E. Pulvirenti). Tuttavia, quella di Galliani è una forma che nasce da un intrigato connubio tra tradizione e innovazione, dove la compostezza della classicità e della tecnica fa spazio al dramma del contemporaneo. 

La mostra Sagitta. Ordinario-uomo-straordinario di Michelangelo Galliani, curata da Maria Chiara Wang con Alessandro Mescoli e realizzata con la collaborazione di Cris Contini Contemporary, è visitabile presso Studio la Linea Verticale di Bologna dal 21 marzo all’11 maggio – su appuntamento fino al 30 maggio 2024 –. La mostra è accompagnata da un catalogo edizioni Blurb INC, curato da Marcello Bertolla, con testi critici di Maria Chiara Wang, Marcello Bertolla, Alessandro Mescoli e una prosa poetica di Michelangelo Galliani.