Dadamaino
Dadamaino. Il movimento delle cose". Veduta della mostra, Frittelli arte contemporanea, Firenze 2022. Courtesy Archivio Dadamaino, Milano e Frittelli arte contemporanea, Firenze © Agostino Osio, Alto//Piano Studio

Dadamaino alla Galleria Frittelli di Firenze

A metà degli anni Settanta Eduarda Emilia Maino intraprende la ricerca sul segno che la porta a realizzare importanti cicli di opere astratte, esposte fino al 15 luglio in una mostra curata da Flaminio Gualdoni in collaborazione con Paolo Campiglio Direttore Scientifico dell’Archivio Dadamaino.

A Firenze la Galleria Frittelli Arte Contemporanea, omaggia Dadamaino con una grande mostra monografica,  a cura di Flaminio Gualdoni con la collaborazione di Paolo Campiglio e il contributo dell’Archivio Dadamaino di Somma Lombardo.

Dadamaino. Il movimento delle cose racconta la ricerca segnica di Eduarda Emilia Maino, a partire dalle prime sperimentazioni dell’artista.

All’origine della sua ricerca comunicativa, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, vi è la pratica astratta e informale con il ciclo Volumi, un punto di partenza che si evolve velocemente, già a partire dalla fine degli anni Cinquanta con i Volumi a moduli sfasati dove l’interesse si sposta verso la percezione ottico illusoria prima di direzionarsi verso la ricerca coloristica.

Tali opere precedono lo sviluppo segnico al quale l’artista arriva a metà degli anni Settanta inizialmente con il ciclo Inconscio Razionale per proseguire con le Costellazioni degli anni Ottanta, momento in cui attraverso un segno minimo ripetuto a mano libera, realizza composizioni che rimandano a cieli stellati e scenari spaziali.

Esempi di questa prima lunga fase della produzione di Dadamaino sono presenti in mostra nelle sale in fondo alla galleria e ricostruiscono il suo lavoro fino ad arrivare a cicli in cui la pratica del segno è consolidata come Passo dopo Passo.

Nel grande spazio principale della galleria fiorentina, ci accolgono lunghi fogli di poliestere invasi da brevi segni a inchiostro nero che compongono sinuosi percorsi ottici, è Il movimento delle cose un ciclo di opere con le quali Dadamaino conquista lo spazio attraverso leggerezza e trasparenza. Due lavori di questa serie sono stati esposti a Venezia, nel Padiglione Italia in occasione della XLIV Biennale nel 1990, curata da Laura Cherubini, Flaminio Gualdoni e Lea Vergine.

Su tale linea organica, in seguito, realizza il ciclo Sein un Zeit di cui alcuni esempi sono esposti nel ricco percorso di mostra dove è presente anche l’installazione a parete creata per la XXXIX Biennale di Venezia del 1980, I fatti della vita. 560 tra carte e tele di diverse dimensioni e colore, su cui l’artista lavora per diversi anni lasciando fluire la mano, senza progettualità o schemi preimpostati, divengono alfabeti immaginari cripticamente espressivi.

Flaminio Gualdoni, circa i diversi cicli di Dadamaino spiega: «Il segno vi è monema indefinito in sé, che da un punto qualsiasi dello spazio equivalente prende a moltiplicarsi come per proliferazione cellulare, a inseminare la superficie seguendo corsi divergenti, addensati rarefatti, intensivi levitanti, attratti dispersi… non costrutto, equilibrio, bensì tensione circolante e ricca, energia che, dall’avvertimento fisiologico ed affettivo del corpo che traccia, prende a effondersi e pulsare in questo spazio di oggettività intuìta più che definita».

Una mostra in cui lo spettatore è invitato a immergersi negli ambienti di cui Dadamaino si appropria segno dopo segno, in un fluire di linee astratte che conducono alla ricostruzione della pratica, di una tra le figure di spicco dell’avanguardia milanese.

Frittelli arte contemporanea
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