La produzione di una vita del noto artista ed editore torinese Ezio Gribaudo (1929-2022) è custodita oggi all’Archivio Gribaudo, un architettura brutalista da lui stesso immaginata e progettata dall’architetto Andrea Bruno (Torino, 1931) nel 1974. Volumi sovrapposti dalle grandi finestre in vetro fumè sono le parti che costituiscono questo singolare edifico alle spalle della Gran Madre, circondato da un piccolo giardino sorvegliato dalle sue sculture.

All’interno una elegante scala in legno decorata da piccole sculture e dozzine di volumi d’arte, divenuta un’icona dell’Archivio, sembra essere la spina dorsale di questo speciale luogo che continua a custodire l’energia dell’artista torinese. Traboccante di volumi e quadri, l’archivio valorizza l’eredità di Ezio Gribaudo, grazie all’impegno e alla dedizione di Paola Gribaudo, figlia dell’artista torinese e presidente dell’archivio, e alla direzione artistica e scientifica della curatrice Lilou Vidal.

Dopo le importanti mostre a Bolzano e Vienna e la pubblicazione del volume The Weight of the Concrete, dedicato ad approfondire il dialogo di Gribaudo tra immagine e il linguaggio, nasce il programma Inserto. Il progetto, a cura di Lilou Vidal, fornisce una lettura dell’opera di Ezio Gribaudo attraverso una chiave contemporanea. Come in una pubblicazione editoriale aggiunge nuove informazioni al microcosmo lasciato dall’artista torinese. Nicola Pecoraro, il primo artista invitato, presenta delle installazioni grafiche e sonore capaci di esplorare l’archivio attraverso un’impronta sperimentale.

Il salotto dello studio è completamente avvolto da un telo in seta che diventa la base per una selezione di immagini provenienti dall’archivio personale di Nicola Pecoraro. L’installazione site specific è composta da scarti di atelier scannerizzati, fotografie trovate su internet o scatti personali che sotto forma di detriti del tempo diventano materiale sottoposto ad un nuovo processo creativo. Come in una improvvisazione musicale, l’artista dà vita a nuove figure ibride e segni grafici enigmatici in una stratificazione di significati e immagini.

Intento a dialogare con una serie inedita di disegni a penna a sfera di Ezio Gribaudo risalenti agli anni Sessanta, allestiti sulle pareti colme di storia dell’archivio, Pecoraro entra in una trascendentale sintonia con il luogo. “Potresti registrare il suono dello studio col tuo iPhone?”; “Potresti scattare qualche foto, così, a caso, come viene?”. Domanda Nicola Pecoraro alla curatrice dopo la sua prima visita in studio. Attraverso questo gesto casuale e libero da alcuna premeditazione, l’artista si confronta con lo spazio utilizzando una serie di sfuggenti immagini che descrivono una visione liminale del mondo di Gribaudo.

Su queste aree di confine Pecoraro segue il suo flusso di coscienza realizzando delle linee agili e fluide che rivelano misteriose figure incomplete. La pratica dell’artista romano si configura come un esercizio poetico, un confronto armonico con i frammenti visivi di archivio. Le impressioni sensoriali disordinate raccolte da Nicola Pecoraro acquistano maggiore ordine nella traccia musicale, un’istallazione sonora proposta per Inserto. Carico di vita ed energia, l’archivio viene ascoltato attraverso i suoni e rumori prodotti naturalmente dall’organismo architettonico. La composizione sembra dare voce alle entità nascoste del luogo, riproducendo la melodia di una partitura per fantasma.


