Sonia Andresano, Allegra ma non troppo, AlbumArte. Ph: Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

AlbumArte: Sonia Andresano “Allegra ma non troppo”

AlbumArte riapre il suo spazio per ospitare una mostra incentrata sul concetto dell’abitare e sul disorientamento derivato dal lockdown.

Il senso di spaesamento, disorientamento provato di fronte a una situazione nuova o ad uno ambiente differente da quello cui siamo abituati a vivere quotidianamente è il concept su cui ruota la mostra Allegra ma non troppo di Sonia Andresano (Salerno, 1983 – vive e lavora tra Roma e Milano) visibile presso lo spazio indipendente romano AlbumArte.

L’artista, nonostante la sua giovane età, ha sentito spesso, nel corso della sua esistenza, l’esigenza di spostarsi, di cambiare luogo cui abitare, di effettuare esperienze inedite da cui poter trarre nuovi stimoli per continuare a produrre. Questo approccio positivo alla novità e a risiedere in realtà differenti produce in lei, tuttavia, soprattutto inizialmente, sensazioni di smarrimento. Emozioni che sono state amplificate in questi ultimi mesi e provate da tutti noi per via del lockdown che ci ha costretto all’isolamento forzato all’interno delle nostre case, piccole o grandi che siano. L’esposizione, a cura di Daniela Cotimbo, si propone l’obiettivo di far rivivere al visitatore queste sensazioni di straniamento attraverso gli occhi e l’arte di Sonia. Attraverso un percorso, scrupolosamente studiato, egli potrà contemplare sia opere realizzate negli ultimi due anni (2018-2020) – come a mio padre e suo figlio (2017), per filo e per segno (2018) o trammammuro (2018) – sia tre inedite, tra cui un’installazione site specific prodotta in situ a conclusione della chiusura totale comandata.

Se i lavori che provengono dal passato, come afferma la Cotimbo, “rappresentano in qualche modo quel bagaglio di memorie emotive che l’artista, ad ogni spostamento porta con sé”, quelli nuovi –come che ci faccio qui? (2019), veicolo cieco (2020) e allegra ma non troppo (2020) – proseguono quell’itinerario rinnovandolo con il racconto dell’esplorazione realizzata subito dopo la fine del lockdown negli spazi vuoti di AlbumArte. Due diversi tempi di produzione artistica qui collegati grazie alle incursioni di una piccola scultura dalle sembianze di mosca che accompagna lavori come mosca bianca (2018), sopraluogo (2019) o fall (2020). L’elemento scultoreo diviene così dispositivo impiegato per attivare nuove esperienze dello spazio vissuto tra contesti pubblici – si pensi alla recente esperienza dell’artista presso ViaFarini – e privati. Nella creazione artistica di Sonia le pratiche della scultura e del video s’alternano dando luogo sia a continui cambiamenti di punti di vista sia a spostamenti nello spazio. Esemplare di ciò è ancora la mosca impiegata tanto per visitare luoghi inaccessibili all’essere umano quanto a osservare tali siti da sconosciute prospettive rimandando, come afferma la curatrice, alla “doppia natura del nostro rapporto con l’abitare che è fatta di transito e sosta, curiosità e sospensione”. Infatti, in tutta la sua produzione attraversamenti spaziali e temporali, reali e ideali si avvicendano senza soluzione di continuità convogliando la mente dello spettatore alla scoperta di nuovi mondi.

La mostra si conclude con due opere: allegra ma non troppo e fall. Se la prima, ultima prodotta, alludendo al linguaggio musicale da cui l’artista trae l’idea di movimento, fisico e interiore – ovvero il filo conduttore di tutta la sua ricerca – pone il fruitore di fronte a un’esperienza metacognitiva in quanto osserva lo spazio in cui è immerso attraverso altri occhi riscoprendone gli interstizi, le pieghe, i suoni ed i silenzi; fall – presentandoci la mosca in bilico su un trampolino (opera Our brief eternity di Pierluigi Fresia) pronta a spiccare il volo o a precipitare nel vuoto – ci propone uno sguardo verso il futuro, l’ignoto, il domani.

Rivivendo, a posteriori, l’esposizione noto ancor di più la volontà dell’artista di far ragionare lo spettatore su ciò che abbiamo vissuto tra marzo e maggio di questo anno, su come sono state modificate le nostre vite in questo breve lasso di tempo di forzata clausura e su, chissà, cosa altro ci attenderà dopo questo assurdo periodo ove la casa, da rifugio, si è trasformata in prigione. Allegra ma non troppo riecheggia, in fondo, la prima mostra virtuale prodotta dallo stesso spazio espositivo e intitolata DA CASA. Abitare il tempo sospeso, ove il concetto di abitazione si trasformava da mera galera a spazio creativo, come affermato dalla stessa Cristina Cobianchi, la quale ci ha svelato i loro progetti futuri: «Quello che abbiamo passato è dentro di noi, stimolo per nuove e diverse riflessioni che entreranno anche nei nostri progetti futuri che non potranno non contenere traccia di tutto questo. Ecco perché, iniziando dalla mostra in corso, cercheremo in qualche modo di collegare 4 mostre con il fil rouge di tutte le emozioni che abbiamo vissuto per la pandemia: spaesamento, ansia, angoscia e osservazioni o indignazioni politico sociali. Sono 4 mostre che avevamo programmato da tempo, ma che fortemente, nel tempo passato nel confinamento sociale, si sono modificate, inglobando nuovi contenuti.» Proseguendo su questo discorso Cristina ci ha svelato alcuni dettagli del calendario espositivo di AlbumArte che ripartirà da settembre «con una mostra socio politica dal titolo Paradigma, personale di Sandro Mele (nato in Puglia nel 1973) a cura di Raffaele Gavarro, che, in conseguenza dell’emergenza Covid19, si è articolata con più interventi diversi. Appunto nell’emergenza Covid, abbiamo percepito quanto la donna sia stata trascurata e sottostimata ecco perché, anche se per AlbumArte l’argomento è costante, a novembre inaugureremo la mostra personale di un’artista femminista basca, Estibaliz Sabada, che attraverso video e foto ci restituirà la misoginia della società patriarcale. A febbraio la quarta mostra sarà completamente filmica, con film d’artista di Sergio Racanati,artista pugliese sempre in giro per interessanti residenze in Tibet piuttosto che in Argentina in India o in Brasile e in Costarica, sono video inediti o selezionati per prestigiosi festival, dove si parlerà dell’esclusione del sud del mondo o i sud dei vari mondi. Perché chi può non ricordarsi la strage degli indios amazzonici, le immagini della folla dei paesi che appartengono a questi mondi svantaggiati, senza strutture e senza tutela, anche durante il Covid?»

Sonia Andresano “Allegra ma non troppo”

a cura di Daniela Cotimbo

dal 24 giugno al 17 luglio 2020

AlbumArte

Via Flaminia, 122 – 00196 – Roma

orario: dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 20 con prenotazione obbligatoria a

info@albumarte.org

tel: +39 06 24402941

email: info@albumarte.org

sito: http://www.albumarte.org/  

Maila Buglioni

Storico dell’arte e curatore. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’arte Contemporanea presso Università La Sapienza di Roma frequenta lo stage di Operatrice Didattica presso il Servizio Educativo del MAXXI. Ha collaborato con Barbara Martusciello all’interno dei Book Corner Arti promossi da Art A Part of Cult(ure); a MEMORIE URBANE Street Art Festival a Gaeta e Terracina nel 2013 e con il progetto Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (PG). Ha fatto parte del collettivo curatoriale ARTNOISE e del relativo web-magazine. Ha collaborato con varie riviste specializzate del settore artistico. È ideatrice e curatrice del progetto espositivo APPIA ANTICA ART PROJECT. È Capo Redattore di Segnonline, coordinando l'attività dei collaboratori per la stesura e l’organizzazione degli articoli, oltre che referente per la selezione delle news, delle inaugurazioni e degli eventi d’arte. Mail maila@segnonline.it; maila@rivistasegno.eu