Castelbasso - Progetto Genesi
Daniela Palazzoli in una immagine pubblicata su Facebook dal figlio Sirio Ortolani

Addio a Daniela Palazzoli

Si è spenta a Milano, all’età di 85 anni, Daniela Palazzoli, figura di riferimento e pioniere nel panorama della cultura visiva italiana.

Nata a Milano nel 1940, Palazzoli si formò in ambito accademico nella stessa città e presto intraprese un percorso che avrebbe saputo coniugare la riflessione teorica sull’arte con la pratica curatoriale. Il padre, Peppino Palazzoli, fondatore nel 1957 della storica Galleria Blu, le trasmise un precoce amore per le avanguardie e per l’arte contemporanea, che lei avrebbe poi declinato, con sensibilità e rigore, nel rapporto con l’immagine fotografica.

Tra le sue prime iniziative di rilievo si ricordano le mostre Per un’ipotesi di Con templ’azione (1967), che coinvolse tre gallerie torinesi nel dialogo con protagonisti dell’arte concettuale e povera, e I denti del drago (1972), una riflessione sul libro come oggetto e spazio artistico che la portò ad essere chiamata a curare, assieme a Renato Barilli, la sezione “Il libro come luogo di ricerca” alla 36ª Biennale di Venezia.

In ambito accademico, Palazzoli insegnò storia dell’arte presso la Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove fu direttrice dal 1987 al 1992 — la prima e (finora) unica donna a ricoprire quell’incarico.

Fin dagli anni Settanta fu pioniera nel sostenere la fotografia come linguaggio autonomo dell’arte, promuovendo mostre, pubblicazioni, cataloghi e progetti di ricerca che contribuirono a ridefinire il ruolo dell’immagine nella cultura contemporanea. Una parte essenziale del suo lascito è costituita dal Fondo Daniela Palazzoli, che raccoglie oltre 1.500 volumi dedicati all’evoluzione della fotografia e che ora è custodito presso l’Università IUAV di Venezia.

Nel corso della sua attività curò anche pubblicazioni e progetti legati all’intersezione tra testo, immagine e narrazione visiva, con particolare attenzione al concetto di libro d’artista e alla possibilità di “oggetto-libro” come esperienza estetica e culturale.

Con la sua sensibilità rara e la costanza del pensiero, Daniela Palazzoli lasciava intendere che una mostra — o qualsiasi progetto visivo — ha senso se costruisce relazioni durature, generando interesse e comunità. Il suo impegno intellettuale e la sua presenza discreta ma incisiva hanno contribuito a plasmare il modo italiano di pensare l’immagine nel tardo Novecento e oltre.

Su Facebook le parole del figlio Sirio Ortolani
Cara Mamma,
La vita è stata un casino a volte bello a volte brutto. Quanti scontri, ma forse le persone come noi sono state fatte per scontrarsi. Dagli scontri molto spesso, se si riesce ad essere intelligenti, nascono le cose più belle.
Tu hai avuto una vita avventurosa e sei stata una grande personalità della cultura, non solo dell’arte. Ad un certo punto arriva il momento di tirare le somme e trovo incredibile pensare alla tua caratura intellettuale, hai lavorato e sei stata amica di personaggi che hanno segnato il XX secolo: Luchino Visconti, Marella Agnelli, Leonardo Sciascia, Iosif Brodskij, Renzo Piano, Walter Gropius, Umberto Eco, Indro Montanelli e tantissimi altri. Cito questi perché non sono riconducibili alle arte visive, se aprissimo quell’argomento non sarebbe riassumibile.
Sei stata l’unica direttrice donna dell’Accademia di Brera, cosa curiosa visto che da una donna é stata fondata. Hai scritto libri, hai organizzato mostre indimenticabili, hai fondato riviste. Hai avuto il privilegio più grande di tutti: fare quello che volevi, quando volevi e come volevi.
Per un figlio non è stato semplice, anzi…
Ma alla fine nel bene e nel male ci siamo scontrati anche noi. Quanta strada insieme.
L’ultimo bacio.
Sirio

Alla famiglia e agli affetti di Daniela Palazzoli, in particolare al figlio Sirio Ortolani, la redazione della rivista Segno esprime il proprio sincero cordoglio.

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