Zanele Muholi | Gropius Bau di Berlino

Questo novembre il Gropius Bau di Berlino apre la prima grande mostra in Germania dell’artista, fotografa e attivista visuale sudafricana Zanele Muholi.

La Muholi è salita alla ribalta nei primi anni 2000 con le sue fotografie che raccontano le storie di lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersex di colori che vivono in Sudafrica e fuori. Presentando con ampio respiro la carriera della Muholi, il Gropius Bau mette insieme più di 200 fotografie: dal suo primo corpo di lavoro, Only Half the Picture, alla sua attuale serie Somnyama Ngonyama. Il lavoro della Muholi riflette su temi come la politica sessuale, la violenza razziale, la resistenza comune e l’affermazione di sé e, inerentemente, rappresenta l’empowerment e l’attivismo sociale. L’artista sfida gli stereotipi dominanti e lo sguardo comune su questi temi, mentre tratta di varie forme di autonomia sociale, comune e artistica.

Stephanie Rosenthal, direttrice del Gropius Bau, dice: “Il lavoro della Muholi è una parte importante della programmazione del Gropius Bau, fondata su espressioni di guarigione e cura, diverse comunità artistiche e cambiamenti socio-politici. Il suo lavoro mostra come la guarigione, l’empatia e l’empowerment possano persistere nonostante il trauma collettivo e come la fotografia possa essere un mezzo per riparare, così come l’attivismo. Sullo sfondo del cambiamento post-apartheid e della continua discriminazione contro la comunità LGBTQIA+, la Muholi celebra un’oscurità intersezionale nella vita degli individui di genere non conforme”. Una parte fondamentale della mostra è rappresentata dall’archivio visuale dei ritratti della Muholi, Faces and Phases, un grande lavoro di commemorazione e celebrazione di lesbiche di colore, persone trans e individui di genere non conforme. Ogni partecipante guarda direttamente in camera, sfidando l’osservatore con lo sguardo. Oltre 500 immagini e testimonianze danno forma ad un archivio vivente e in crescita, testimonianza di una grande comunità sudafricana.

La mostra include diverse altre serie importanti: Brave Beauties, ad esempio, celebra le persone non binarie e le donne trans. La sfida principale dell’artista è mettere in discussione gli stereotipi prevalenti e i taboo della società odierna. Fotografie come Melissa Mbambo allo stesso modo cercano uno spazio pubblico per le communità di colore e queer, come ad esempio la spiaggia a Durban che venne segregata durante l’apartheid. Attraverso ognuna di queste serie, la Muholi racconta storie collettive ed individuali di trionfi condivisi, collettività e dolore. Le immagini sfidano le nozioni di devianza e vittimismo, incoraggiando gli spettatori ad accogliere i propri pregiudizi e ad eliminarli, creando un serio di comprensione e solidarietà condivisi.

Nel 2012 la Muholi inizia le sue famose serie di autoritratti drammatici intitolata Somnyama Ngonyama (‘Hail the Dark Lioness’ in isiZulu), in cui l’artista adotta pose, archetipi e personaggi differenti per parlare di problemi di razza e rappresentazione.

Da pagliette e guanti in lattice a pneumatici di gomma e fascette per cavi, i materiali di uso quotidiano vengono trasformati in oggetti di scena e costumi dal forte significato politico. Le immagini che ne risultano esplorano i temi del lavoro, del razzismo, dell’eurocentrismo e della politica sessuale, spesso commentando gli eventi della storia sudafricana e l’esperienza della Muholi come persona sudafricana queer in giro per il mondo. Andando a sottolineare il contrasto nelle sue fotografie, la Muholi enfatizza il colore della pelle, esaltando il suo essere di colore con orgoglio e riaffermando la propria bellezza; allo stesso tempo, riesce a trattare di stigma razziali, paradossi e ipervisibilità. L’indagine di Zanele Muholi è il prosieguo della storia del Gropius Bau nell’organizzazione di mostre su importanti fotografi del ventesimo secolo e contemporanei. Tra gli altri, ricordiamo Akinbode Akinbiyi nel 2020, Lee Miller, Berenice Abbott, Robert Doisneau e Thomas Struth nel 2016 e Diane Arbus nel 2012.

Zanele Muholi è stata curata da Natasha Ginwala, Yasufumi Nakamori della Tate Modern e Sarah Allen, sempre della Tate Modern. La mostra è infatti organizzata dalla Tate Modern di Londra, in collaborazione con il Gropius Bau di Berlino; altri partecipanti all’organizzazione sono la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, l’Institut Valencià d’Art Modern e la Bildmuseet at Umeå University. La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato della Tate Publishing e da un programma pubblico di talk, musica ed eventi, supportato Deutsche Börse Photography Foundation.

26 November 2021 – 13 March 2022
Gropius Bau
Zanele Muholi
Niederkirchnerstraße 7, 10963 Berlin, Germany