Walter Valentini, Porta della luce 3, 2012

Walter Valentini, pensiero universale e mano sapiente

Walter Valentini, deceduto lo scorso 20 maggio a Milano, viene ricordato da Tiziana Leopizzi: Sappiamo che è scomparso recentemente ma nel mondo dell’arte si vive per sempre.

L’inesauribile tematica che coniuga arte e committenza non conosce limiti né di tempo né di spazio e per questo si è evidenziata una nuova regione ideale tra le Marche e l’Abruzzo.
Cos’ha questo lembo di terra per essere culla, nel vero senso del termine, di grandi scultori del nostro momento storico?
Qui nasce la scultura del Novecento non per una scuola o un gruppo, ma per singoli individui i cui nomi riempiono la storia dell’arte che oggi come ieri si declina contemporanea. Questo lembo di terra ha dato appunto i natali ad artisti straordinari come Andrea e Pietro Cascella, Pericle Fazzini, Arnaldo e Giò Pomodoro, Oliviero Rainaldi, di cui abbiamo recentemente parlato su questa rubrica, Walter Valentini. Per non parlare di Raffaello… ma questa è un’altra storia.
Perché?
Non ho risposta.

La musica dei Pink Floyd che ascolto e sento in sintonia con ciò che vedo si espande mentre la mente entra nella Porta del Cielo che Valentini ci invita a varcare.
Walter Valentini nasce e cresce a Pergola, tra Pesaro e Urbino, uno scrigno per la natura come per l’architettura, per i bronzi dorati dello splendido gruppo scultoreo che ci narra della potenza della romanità, per la fiorente pittura d’alta epoca conservata nei magnifici spazi del museo corredato dagli arredi lignei settecenteschi, e ancora per il museo della Zecca di Pergola.

Improntato da tanta bellezza l’artista allora in pectore sceglie di iscriversi all’Accademia di Urbino, contesto ideale per un giovane studente affamato di sapere e di bellezza. Si imbeve nell’Umanesimo del Ducato, diventa amico attraverso i loro scritti, cosa assai rara, di Baldassarre Castiglione, Pietro Bembo, Francesco di Giorgio Martini, Luciano Laurana architetto di quel capolavoro ineguagliato che è il Palazzo Ducale di Urbino. Tutti diventano suoi mentori ma resta folgorato da un quadro conservato a Palazzo Ducale, la Flagellazione di Piero della Francesca che scopre essere anche un grande matematico. Studia il dipinto e soprattutto studia il “De prospectiva pingendi”, il geniale trattato in cui il grande artista di Sansepolcro fissò nel ‘’400 i fondamenti della prospettiva rinascimentale nella pittura, i cui principi teorici per l’architettura erano stati affrontati in precedenza da Leon Battista Alberti. Fornirà poi praticamente in toto i contenuti a Luca Pacioli, come stigmatizzato da Giorgio Vasari, il matematico che ebbe tra i suoi meriti anche l’onore di avere Leonardo come “illustratore” del suo codice.

Il nostro studente intanto, all’Istituto di Belle Arti delle Marche che ha la propria sede al Palazzo Ducale di Urbino impara la calcografia e ne diventa padrone assoluto, perché da ottimo pragmatico come ogni marchigiano che si rispetti, vuole ottenere la sua indipendenza economica. Voleva essere libero infatti di seguire le proprie inclinazioni, tra cui il posto d’onore spettava alla pittura che però terrà assolutamente per sé, talmente segreta tanto da arrivare persino a distruggere diversi suoi lavori.
Un artista a tutto tondo che grazie al suo pragmatismo appunto, potrà sviluppare poi quel rapporto Arte/ Committenza che ha reso unico al mondo il nostro Paese.

Padrone di ogni tecnica, ne inventa di nuove. È un artista nel senso più pieno del termine. Come i grandissimi maestri che hanno scritto la storia dell’arte italiana, realizzerà i suoi incarichi senza condizionamenti e lungi dal mostrare interesse per la fama, non si servì mai di scorciatoie mediatiche come succede sempre più spesso da quando il marketing, 50 anni fa ormai, entrò a gamba tesa in questo delicato mondo dell’espressione visiva.

Urbino plasma in maniera indelebile chi si abbevera alla sua fonte e infatti gli studi lo appassionarono e lo portarono ad estraniarsi, a progettare, a sperimentare e e forse è davvero la progettazione è il m.c.d. di tutta la sua ricerca. La divina proporzione studiata e fissata da Piero è il suo dogma.
Sensibile, rigoroso, poetico, colto, spazia dalla cultura classica allo studio dell’astronomia, dalla filosofia all’architettura, al linguaggio del profondo, alla musica delle sfere, all’estetica legata al numero, si dirà sempre convinto che anche con la geometria si può fare poesia. Lo studio incessante e la sperimentazione sono i suoi compagni nel quotidiano, ma si ritrova a dialogare con Mondrian, Malevic, Delaunay, è attratto dalle tematiche di Reggiani, Radice e Veronesi come del sognante Licini che ama anche come scrittore.
Arduo parlare di tale complessa e ricca personalità ma fortunatamente guardando le sue “costellazioni” si può comprendere.

Grande professionista, di pari passo a prestigiosi premi e riconoscimenti, Walter Valentini ricoprirà anche la carica di direttore dell’Accademia di Brera. Prendono vita grandi in questo periodo i cicli di opere quali le “Stanze del tempo”, il “Muro del tempo”, che trovano nuovo sviluppo nella serie dedicata alla “Città del sole” commissionata dalla Camera del Lavoro di Reggio Emilia, e alla “Città ideale”, e quindi nelle grandi tavole del ciclo “Le misure, il cielo”.

Suoi committenti la Camera del Lavoro di Reggio Emilia, città che lo seguirà sempre molto da vicino, l’Abbazia di S. Maria in Chiaravalle (An), Ashford Properties di Greenwich Connecticut USA, il Museo di Sieburg in Germania, Harris Concert Hall di Aspen Colorado USA, Palazzo Montani Antaldi di Pesaro, Free Art di Mi, si troverà al Santuario del Sacro Cuore a Ca’ Staccolo di Urbino con l’architetto Yasuo Watanabe a prestare la propria opera nel cantiere che durerà 10 anni, ancora il Comune di Loano, il Comune di Milano per la scultura “Memoria” e nel 2008 in occasione della scultura Arco nel Cielo viene realizzato con i tipi di Skirà, il catalogo sui 50 anni del suo incessante fare.

Bellezza e armonia legate al numero forniscono l’humus della sua poetica, che si comprende proprio perché lontana da qualunque mimesis, in realtà concretizza un’astrazione pura, trans-culturale, universale.

Arduo parlare di tale complessa e ricca personalità ma guardando le sue “costellazioni” si può comprendere. Urbino plasma in maniera indelebile chi si abbevera alla sua fonte e gli studi che lo appassionarono lo portarono ad estraniarsi, a progettare, a sperimentare e e forse è davvero la progettazione è il m.c.d. di tutta la sua ricerca. Presentato alla Vinciana da Guido Ballo alla fine degli anni Cinquanta, è stato seguito da Elena Pontiggia, Luciano Caramel e Roberto Budassi che ha curato la sua splendida Promenade a Ca’Pesaro, a Pesaro.

Mi piace concludere questo volo radente con una citazione tratta dal libro di Giuliana Poli Il Dio Madre in Piero della Francesca. Dal libro segreto dei Montefeltro la verità sulla Sacra Conversazione che recita: “Un’opera d’Arte deve agire a più livelli e arricchire il nostro interiore, comunicare la propria visione di pensiero. Non sempre quel che vediamo corrisponde a quello che crediamo di vedere, in realtà guardiamo ciò che la nostra coscienza ci permette di vedere”…

Walter Valentini pare proprio ne sia l’interprete.

Tiziana Leopizzi

Architetto, giornalista iscritta all’albo da circa 25 anni, è stata nominata accademico ad honorem per la sua scelta di diffondere i valori dell’arte e della cultura in modo semplice e trasversale. È membro quindi dell’AADFI l’Accademia delle Arti del Disegno, la più antica d’Europa, voluta da Cosimo I e Giorgio Vasari nel 1563, che vanta come primo Accademico Michelangelo. Recentemente nel 2018 è stata nominata Ambasciatore della Città di Genova nel Mondo. Il suo mentore è Leonardo da Vinci il cui CV che non manca occasione di pubblicare, è fonte di saperi inestimabili per tutti noi. Usa l’arte come strumento di comunicazione realizzando progetti in Italia e all'estero.