Enzo Cref, Eno, Trallallà, Kaf, IABO, non sono identità ignote per chi attraversa le strade di Napoli. Perfino uno sguardo poco attento, vagando tra le pareti di tufo della Città Porosa, in preda alla frenesia delle faccende quotidiane o alla spensieratezza di un viaggio di piacere, non può non notare le forme geometriche e fluide, colorate, posterizzate o appena accennate dell’arte di questi artisti. Tra l’odore di ragù e il rombo dei motorini, spiccano silenziosi ma dirompenti i corpi ciacioni delle donne di Trallallà. Nei muri di cemento della grigia periferia, le opere di Enzo Cref e di Eno attivano lo sguardo e, perché negarlo, portano colore dove l’arcobaleno non sembra esser mai arrivato dopo i continui temporali.
Ci guardano, curiosi e indagatori, gli occhi delle opere di IABO, forti della loro ironia pungente che non resta inascoltata; proprio come quella messa in campo dai lavori di Kaf, sempre presenti nel senso di essere così efficacemente contemporanei, calati nel discorso presente, da spingerci a domandarci, camminando, verso che direzione il mondo complessivamente va.
La mostra URBANA presso la Galleria Andrea Ingenito, in linea con le ricerche artistiche del curatore Perretta, soprattutto per ciò che concerne il rapporto tra territorio e pratiche artistiche contemporanee, come fu già evidente con la manifestazione “Città senza confine” nella Napoli degli anni Ottanta, racconta della capitale del sud Italia da una prospettiva diversa. Quella dei suoi vicoli e delle sue ferite, del teppismo e della resistenza quotidiana.
I cinque artisti esposti hanno tutti un background di strada, per cui l’asfalto e i desolanti caseggiati sono un punto di partenza ma anche un punto di arrivo. Per gli street artists, infatti, la galleria non è il luogo in cui l’arte prende vita, quella viene da fuori, viene dalle persone estranee al sistema dell’arte ma che più di ogni altro sanno apprezzare il bello, laddove esso manca. Come meglio ribadisce Perretta nel testo della mostra: «Con le loro opere, questi artisti attuano una costante partecipazione e condivisione di generi, in un’ottica di rigenerazione e ridimensionamento estetico, non solo del territorio ma anche delle pratiche concettuali, grazie al potente senso della loro firma. Il titolo stesso, URBANA, è una tag potente: la matrice è già punto di partenza, che la sostanza originaria modella e definisce. In questo contesto, l’azione urbana non è solo una forma di espressione visiva, ma anche un gesto estensivo e un segno profondo sul territorio».
Segno e segnale, con la loro presenza queste opere evidenziano i tratti somatici di un corpo sociale e urbano che sta cambiando, rivelando la continua vitalità di una città in perenne evoluzione. Napoli non è più quella di una volta, e la sua trasformazione è stata talvolta in peggio, per altri versi in meglio. Sicuramente le contraddizioni non mancano, esse scalpitano tra le strade e gli artisti fungono in tal senso da megafono. Colgono ciò che dall’alto non si vede, ma che dal basso si plasma, emerge, erutta. Magmatiche perché dirompenti nel loro stratificarsi, le opere di strada sono una risposta al nostro presente e parlano di noi tutti.
Qualcuno ci chiederà perché portarle in galleria allora? Nelle strade i lavori restano, verranno probabilmente coperti da altri artisti, oppure verranno valorizzati, o vandalizzati, o la natura, che non ha occhi per guardare, con i raggi ne sbiadirà i colori e con le piogge ne diluirà i toni.
Ma l’arte di strada è una cartina di tornasole, è un sintomo di un’epoca. È anticorpo e risonanza, e per questo va fatta entrare anche nei musei e nelle gallerie, per non dimenticare che la Storia non è solo un ammasso di carcasse del passato, ma è anche e soprattuto un cuore che batte nel presente, tra la gente e nelle strade.



