Ciò che salta subito all’occhio è la sinergia tra le opere e le architetture che le accolgono: la mostra, dislocata su tre piani, trasporta il visitatore in un’epifania di colori e materia, elementi massimamente rappresentativi di quello che è il Pensiero dell’artista, definito da egli stesso nel manifesto scritto nel 1986 Magmatico, che attesta come il suo percorso si evolva tramite processi intuitivi che di volta in volta lo portano a dare forma a nuovi concetti.
Il tutto è incominciato proprio in Italia, sul cratere del Vesuvio: questo luogo ha spinto Bizhan Bassiri in direzione di un cammino di identificazione tra il ribollire del magma del vulcano e lo scorrere del proprio sangue, che dopo aver circolato nelle vene completa il suo percorso giungendo al cervello ed inondandolo di energia, elaborando la tematizzazione di intuizioni precedentemente scaturite da una situazione immersiva e di conseguenza evocativa.
Tale progressione di illuminante chiarezza si genera dunque a partire dal livello del pensiero per poi espandersi attraverso il piano dei sensi, stimolando gli occhi dell’artista a guardare oltre il visibile e le sue mani a plasmare la materia sovvertendone il significato: a testimonianza di questo processo il primo ciclo in mostra, Specchi Solari (2024), dove, alle superfici specchianti utilizzate viene negato attraverso dei graffi il proprio ruolo di riflessione trasformandole al contrario in sorgenti di luce, amplificate ulteriormente dalle grandi vetrine poste al piano terra della struttura che le ospita che permettono loro di trascendere lo spazio espositivo diventando parte del tessuto cittadino circostante.
Successivamente incontriamo Particelle della Tempesta (2024), dove l’artista fa seguito all’iter trasformativo della materia mettendo al macero carte di quotidiani in grandi vasche piene di acqua, pigmenti naturali rossi e colle, giungendo a un risultato simile a delle stratificazioni geologiche.
L’ascesa ai due piani superiori dell’edificio svela la serie Erme (2002-2024) che si presenta sotto forma di scure masse informi che richiamano la morfologia di statue di divinità greche, intuitivi volti nero avorio e blu oltremare installati su base metallica nera.
Inoltre, realizzati durante la pandemia covid e quindi concretati con mezzi espressivi differenti imposti dalla situazione contingente, troviamo la serie di disegni Inchinato Pennino (2020): l’immobilità e la riflessione a cui tutti siamo stati costretti ha portato l’artista ad una sorta catalogazione sistematica dei lavori precedentemente realizzati, quasi fosse un ingrandimento al microscopio delle particelle che li compongono: la risultante è un microcosmo poetico, nel quale prendono vita e definizione elementi precedentemente solo intuiti ed ora invece accennati in maniera più formale.
Nel complesso, un’elegante panoramica del percorso interiore di Bassiri, già protagonista nel 2017 del Padiglione Iraniano della cinquantasettesima Esposizione Internazione della Biennale di Venezia, che ci restituisce uno tra i suoi progetti più connotativi degli ultimi anni, dove, per concludere con le parole del curatore Bruno Corà, visione, intuizione e formalizzazione di un sistema iconografico basato su archetipi cosmologici e mitici ci portano ad una “summa immaginaria” di tutto il suo percorso.



Installation view, Bizhan Bassiri. Creazione, BUILDING Gallery, Milano, ph. Michele Alberto Sereni

