Art Basel Paris
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Urban Mama

Urban Mama, firmata dalla ritrattista pugliese e visitabile sino al 15 ottobre al museo del territorio «Casa Pezzolla» di Alberobello, emergono essenze radicate nel tempo. Sugli scenari della città dei trulli, patrimonio di bellezza riconosciuto dall’Unesco, si mettono in posa donne gravide.

Tra le pietre della sua Alberobello, Pamela Lippolis tira fuori la maternità. Dalla mostra fotografica «Urban Mama», firmata dalla ritrattista pugliese e visitabile sino al 15 ottobre al museo del territorio «Casa Pezzolla» di Alberobello, emergono essenze radicate nel tempo. Sugli scenari della città dei trulli, patrimonio di bellezza riconosciuto dall’Unesco, si mettono in posa donne gravide. E’ un lato della procreazione che è sempre esistito, e che oggi trova nel noto tessuto bianco lo spazio culturale per riemergere.

Forte, indipendente e urbana è la mamma cristallizzata dalla macchina di Lippolis. In questa narrazione, la città smette di essere semplice sfondo per diventare contenitore, metafora e controcanto visivo. Le linee dell’architettura e la durezza della pietra esaltano la morbidezza e l’energia della genitorialità.

La genesi di «Urban Mama» affonda le radici «nel ricordo della nonna di mia suocera che partorì sola nella neve» rivela Lippolis, che approfondisce la sua visione artistica primordiale. «E’ una cosa lontana da noi che mi rimbombava dentro da tempo. Questa forza ancestrale mi rammenta la moglie di Shakespeare nel film Hamnet, che va nel bosco incontro al pericolo mortale e invece genera la vita dentro la natura, alle radici dell’universo». Così Lippolis, trasportata dallo spirito di Agnes vincitrice dell’Oscar con l’interpretazione di Jessie Buckley della pellicola di Chloé Zhao, trapianta nella modernità la donna creatrice come la natura. E la fotografa annota che «oggi, in una società nella quale la donna ha raggiunto vette di affermazione sociale, la gestazione risuona come un monito. Io che vengo dal ritratto fotografico, mi imbatto in donne mature, in madri. Urban Mama è la rievocazione di questa forza primitiva, contrapposta alla donna idealmente perfetta. Se ripenso alla nonna di mia suocera, affastello immagini di un tempo remoto, in cui questa donna recide con i denti e una pietra il cordone ombelicale, dando alla luce la sua creatura. A distanza di oltre un secolo, quella forza femminea assume oggi la riscoperta indipendente della maternità. Per questo il titolo è un ossimoro apparente. Urban Mama, in realtà, tiene il legame atavico con l’esistenza».

Urban Mama è un manifesto che amplia l’immaginario della maternità contemporanea. Oltre alla tradizionale dimensione più intima e domestica, il progetto celebra la possibilità per la donna di esternare forza, bellezza e autostima, immergendola nel contesto urbano e fondendola con elementi di alta moda e tagli sartoriali decisi, come dal repertorio in esposizione ad Alberobello.

La tappa nella sua città, spiega Lippolis, «rappresenta per me un profondo ritorno a casa. Da anni vivo e lavoro a Roma come fotografa figurativa, ma le mie radici sono qui. Questa tappa crea un cortocircuito visivo. La pietra calcarea millenaria dei trulli dialoga con corpi fieri in continua evoluzione e silhouette contemporanee, unendo indissolubilmente l’antico e il moderno». Le donne in posa, per la mostra in «Urban Mama», non sono modelle professioniste, ma figure dell’oggi. «Questa mostra – sottolinea Lippolis – è parte di un progetto, il primo capitolo di un archivio in divenire che esplora il legame profondo tra donna, corpo, moda e territorio. Un racconto visivo necessario dedicato a una madre che riafferma se stessa al mondo».

Pamela Lippolis approda alla bellezza materna che rivendica ruoli sociali, dopo aver fatto clamore con il suo progetto «Lìberati», realizzato tra il 2023 e il 2026 con il patrocinio di Roma Capitale. In questa parabola artistica, gli elementi fotografici si addentrano nelle imperfezioni dei corpi. L’effetto è quello di svelare l’autenticità della geografica umana, sino a farsi memoria, identità e presenza. Tale progetto è stato approfondito su una scala catartica mediante il conseguente spettacolo teatrale «L’elogio della crepa», di cui l’artista è coautrice. La sua ricerca visiva indaga l’autenticità umana, svelandone le irregolarità ed incastonandole in un quadro luminescente. Tale visione è fatta di contrasti, pezzi distorti che l’obiettivo di Lippolis addensa in un costrutto socio culturale. E’ tale la sua cifra stilistica, quella di penetrare il corpo ritratto, sfigurandolo idealmente e pescandone la relativa anima. Tale è la genesi che sottende anche al progetto fotografico-installativo «Urban Mama», promosso dal Comune di Alberobello e gestito da Bass Culture nell’ambito delle attività di gestione del Polo Museale della città pugliese. Prima di approdare qui, a metà giugno del 2026, gli scatti di «Urban Mama» sono stati lanciati su uno dei maxischermi presenti a Times Square a New York. «E’ stato un momento emozionante, in cui i miei lavori di atavica radice, si sono immersi nel caos totale urbano». Trasportare poi il corpo materno dalla Grande Mela ed immergerlo nella pietra calcarea dei trulli crea una collisione visiva. Dentro tale contesto le donne ritratte da Pamela Lippolis parlano con la loro maternità.

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