Art Basel Paris
Contemporanea 2026. Photo Giulia Pontoriero

Contemporanea 2026. Il cantiere del contemporaneo

Quattro mostre trasformano il palazzo Orsini Colonna di Tagliacozzo in un laboratorio dove l’arte contemporanea si intreccia ai temi della percezione, dell’identità e della memoria. 

La scelta del cantiere, promosso a concetto fondativo dell’edizione 2026 di Contemporanea, rassegna espositiva che riempie, dall’8 agosto al 6 settembre 2026, le sale del palazzo Orsini Colonna di Tagliacozzo, risulta, per l’edizione di quest’anno, assai felice, nella convergenza tra accezione pratica e simbolica del termine. Sottoposto, in tempi recenti, a importanti lavori di restauro, il palazzo si fa altresì laboratorio di compresenze artistiche e quattro progetti, impostati tanto su direttrici di collettività quanto su linee di indagine monografiche. 

A destra del cortile d’ingresso, le forme di percezione, a cura di Simone Marsibilio, raccoglie i lavori di dieci artisti, tentando di sintonizzare lo spettatore su frequenze pre-logiche. Nelle parole del curatore, le forme di percezione è un appello ad “accettare il disorientamento come forma di conoscenza” e a guardare “prima con le sensazioni e solo dopo con il linguaggio”. Più che consegnare una mappa organica del panorama artistico regionale, quindi, la mostra si pone come scopo l’attivazione iperbolica, l’esasperazione a due vie – per addizione come per sottrazione di stimoli – del nostro apparato sensoriale. Sul piano mediale, il progetto copre diversi linguaggi, dalla pittura al video, dalla scultura a interventi text-based, avviando varie modalità di confronto con lo spazio espositivo, dal camuffamento all’autonomia dell’opera. La logica di mascheratura è evidente nel lavoro site-specific di  Emanuele Moretti, che sfrutta i vuoti parietali e le zone di decorazione perduta per collocare i suoi addensamenti cromatici, e di Alessandro D’Aquila, che incastona una delle sue tavole optometriche nella nicchia di una sala; Martina Marini Misterioso, invece, percorre entrambe le corsie: sia poggiando a terra un tappeto di scontrini, sfruttando la prossimità cromatica col pavimento,sia invadendo un piccolo vano affrescato con la leggerezza e l’impertinenza di sacchi di plastica trasparente legati tra loro. A imporsi sullo spazio, poi, le installazioni di Videosolid, che aprono il percorso di mostra, e le proiezioni a parete di Olga Kozmanidze e Danilo Sciorilli, che assieme al gruppo scultoreo di Stefano Ventili la chiudono. La pittura, in mostra, sembra stazionare sul punto di soglia tra i due estremi: nell’insieme di tele di Anzhelika Lebedeva, come nell’affollamento di figure di Giorgia Mascitti e nei piccoli formati di Caterina Cantò, la pittura rivendica un suo spazio, mostrando, nell’affinità dei registri cromatici, una certa tendenza alla fusione osmotica con il contesto che l’accoglie. 

Solo un uomo buono è il titolo della personale che Ivan D’Alberto ha dedicato a Sirius Alexander Venus Rose, e che si incrocia al piano nobile, in medias res, con la collettiva di Marsibilio. Interrompendo il percorso tra i due livelli, la mostra occupa due ambienti. Il primo presenta stampe fotografiche di grande formato e lavori scultorei in scala ridotta; il secondo agisce come fondale di una performance (this joke isn’t funny anymore, 2026): qui l’artista mette in scena un’aggressione violenta ai suoi danni, completando una riflessione sull’identità di genere, sulla decostruzione del maschile, sulle logiche e sui meccanismi di prevaricazione. 

Nell’ala opposta del palazzo, Arianna Sera ed Emanuele Moretti insistono sulla monografia, presentando Risonanza dell’anima, dedicata al pittore abruzzese Patrizio Mercuri (1937-2022). Cresciuto a Roma, inizialmente votato all’Informale e alla materia, Mercuri si riavvicina – per merito di figure come don Giuseppe Dossetti e Ignazio Silone – alla natura, al paesaggio, scegliendo di tornare in patria, a Roccacerro. La mostra, che non segue un criterio di successione cronologica, cerca invece di restituire i sessant’anni di attività di Mercuri a partire dal confronto costante tra la città, “la tensione della ricerca contemporanea”, e l’Abruzzo, “un paesaggio dell’anima, ritrovato e vissuto”. Di conseguenza, la successione delle sale individua nuclei tematici, dalle innovazioni segniche a matita al focus sul paesaggio, passando per le più recenti sperimentazioni astratte con paste di cenere, colla e carbone.

Con Il teatro delle cose, infine, si procede ad approfondire, all’interno di stanze riempite con un campionario eclettico di oggetti vari, custodito a palazzo in seguito a una donazione, la figura di Piero Baldini, personaggio eclettico, attivo come attore, regista e anche collezionista e rievocato per mezzo della memoria materiale, offrendo “una riflessione sul valore della memoria materiale e sulla capacità degli oggetti di raccontare la storia, l’ingegno e la cultura di una comunità”. 

Contemporanea 2026
Palazzo Ducale Orsini Colonna, Tagliacozzo (Aq)
08.08 – 06.09.2026

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