Elena Bellantoni, Guns and Roses, momenti della performance tenuta a Berna il 2 giugno 2022, in occasione della Festa della Repubblica Italiana. Photo Andrea Chemelli.

“UpCycle: Quando l’arte reinventa il mondo”

Una mostra e una serie di eventi collaterali, eseguiti in speciali giornate, caratterizza “UpCycle”, collettiva a cura di Silvio Mignano e Antonello Tolve visibile presso la Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Berna.

Un’intensa ed emozionante performance di Elena Bellantoni (Vibo Valencia, 1975 – vive e lavora tra Roma e Berlino) si è svolta, in occasione della Festa della Repubblica Italiana 2022, presso la Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Berna ove è visibile, fino al 31 luglio 2022, la mostra Upcycle, a cura di Silvio Mignano e Antonello Tolve.

L’azione, intitolata Guns and Roses – nata nell’ambito dell’esposizione Upcycle grazie all’Ambasciata d’Italia a Berna in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Zurigo, il Consolato Generale d’Italia a Lugano, il Consolato Generale d’Italia a Ginevra, il Consolato d’Italia a Basilea e l’Istituto Italiano di Cultura a Zurigo – consiste in una performance ideata e realizzata dall’artista con l’obiettivo di spostare paradigmi storici, attraverso la reinterpretazione di gesti domestici e quotidiani. Un processo mosso dalla volontà di trasformare la bellezza in violenza col fine di denunciare la presenza di quest’ultima nella società e nel più profondo dell’esistenza umana. Il mazzo di rose rosse, sinonimo della donna e della bellezza, è qui maltrattato fino a essere ridotto letteralmente “a pezzi”: centinaia di petali sono sparsi a terra rimembrando al pubblico presente la moltitudine di violenze (verbali, corporali, psicologiche, etc) quotidianamente inflitte al genere femminile. Come una sorta di paladina delle brutalità commesse nei confronti dei più deboli, Elena, una delle artiste italiane più affermate in ambito internazionale (ha esposto nelle principali città del mondo, ha partecipato a Manifesta 12 con il progetto Ho annegato il mare e la sua opera The Fox and the Wolf: Struggle for Powerè entrata nel 2014 nella collezione permanente della Farnesina), approda in Svizzera con una azione potentissima, già realizzata sia in Italia sia all’estero grazie a On The Breadline, uno dei progetti vincitori della IV Edizione dell’Italian Council (2018) su cui potete leggere un’apposita mia intervista all’artista. Infine, Guns and Roses, in sintonia con la drammatica situazione internazionale attuale, utilizza il proprio corpo come proiezione e metafora dello stato e dello strato d’animo globale vigente. La ricerca della Bellantoni mira, infatti, alla riconquista dell’identità aprendosi alla comunità per favorire una percezione sempre più fluida (energica) dell’ambiente e delle relazioni sociali.  Le 46 rose della performance (il numero «corrisponde ai mei anni»),  utilizzate come capelli di una scopa adatta a pulire il mondo dai suoi più cupi dolori, sono simbolo di una bellezza continuamente deturpata da gesti violenti, di una libertà sempre a rischio e di una planetaria serenità sociale messa a dura prova dalle oligarchie, da «una situazione di violenza cieca, squilibrata e dissennata che ha fatto della paura, dell’aggressività e dell’ignoranza le uniche armi per risolvere i conflitti tra uomini e donne, tra paesi, tra uomo e pianeta».

Il pubblico presente il 02 giugno ha, inoltre, potuto osservare UpCycle, mostra dislocata nei vari spazi della Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Berna. La collettiva propone la possibilità di osservare un ampio excursus di opere realizzate da molteplici artisti internazionali differenti per espressione artistica e generazione ma accomunati da un’unica finalità.

Mrdjan Bajic, Elena Bellantoni, Tomaso Binga, Manuel Canelles, Filippo Centenari, Fabrizio Cotognini, Valentina De’ Mathà, Katharien De Villiers, Isora Degola, Sabine Delafon, Ulrich Egger, Matteo Fato, Giorgia Mascitti, Claudia Giannuli, H.H. Lim, Patrizia Molinari, Deborah Napolitano, Laura Paoletti, Francesca Pasquali, Marina Paris, Lamberto Pignotti, Enrico Pulsoni, Marco Raparelli, Fabrizio Sannicandro, Giuseppe Stampone, Giovanni Termini, Eugenio Tibaldi, Adrian Tranquilli, Fosco Valentini, Narda Zapata e, infine, una Merzgedicht di Kurt Schwitters sono i nomi di coloro che hanno preso parte a questa esposizione.

Realizzata nell’ambito dell’ampio programma Residenza delle Arti, l’esposizione è stata concepita come un dispositivo col fine di porre l’attenzione sul riutilizzo e sul rinnovo di materiale organico o inorganico, di elementi della vita comune e di quel prodotto throw-away che ha caratterizzato il Novecento e che ancora è visibile nel nostro quotidiano. Il titolo UpCycle – facendo riferimento al termine coniato nel 1994 dall’ingegnere meccanico Reiner Pilz in un’intervista rilasciata a Thornton Kay e apparsa sulla rivista Salvo «What we need is upcycling where old products are given more value not less» vuol essere un invito a riflettere sulle strategie adottate nel campo dell’arte per reinventare il mondo attraverso creative frizioni ed azioni estetiche. In fin dei conti, obiettivo ultimo dell’artista è sempre stato quello di reimpiegare materie e media artistici per generare prodotti artistici dotati di maggior qualità espressiva. Tuttavia, tale necessità si scontra, soprattutto negli ultimi decenni, con la quotidiana saturazione e la sovrabbondanza di immagini causata dal sistema capitalistico, dai mass media e dalla progressiva digitalizzazione di ogni attività umana. Ogni essere umano è ormai bombardato d’immagini arrivando a dar luogo alla sensazione di “già visto”, “già vissuto” vanificando ogni percezione di sorpresa, di meraviglia, di commozione. Unica via d’uscita per l’artista è attuare un processo che reinvesta di nuovi significati la merce scarica di valore e apparentemente irrecuperabile. Procedimento, questo, che mira a compiere una rifamiliarizzazione con le cose del mondo per riportarle a nuova vita, riadattarle ed inserirle nel mondo così da ritemprarle e proporle all’osservatore non più come mera merce di scambio o feticcio bensì come opera dotata di valore significante, riflessivo ed empatico che trasmette la virtù introdotta dal suo creatore. Spinti dalla volontà di eseguire questa rigenerazione del “già esistente”, investendolo di nuove virtù, gli artisti invitati hanno rivitalizzato gli spazi stessi della Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Berna immettendo lavori che mirano ad una riconnessione tra passato e attualità.

Infine, menzioniamo il talk con Eugenio Tibaldi (Alba, 1977), svolto lunedì 27 giugno, nel quale l’artista, appena risultato vincitore della XX edizione del Premio Ermanno Casoli, ha raccontato, in dialogo con Silvio Mignano e Antonello Tolve, la genesi dell’opera GRAAL, installata nel giardino della residenza dell’Ambasciatore e donata allo Stato italiano. Da sempre attratto dalle dinamiche e dalle estetiche marginali, dal complesso rapporto fra economia e paesaggio contemporaneo, l’artista ha affinato la sua ricerca nell’ambito napoletano dove ha iniziato ad indagare e tracciare una sorta di mappa dell’informalità. Il margine, inteso come condizione spesso più mentale che geografica, che rappresenta l’unica via veramente in grado di generare possibilità alternative, altri livelli di lettura, che rappresentano la maggioranza della popolazione umana. L’installazione, nata da questa riflessione sui luoghi di scarto e periferici, è un lavoro che si avvita su un piedistallo da giardino preesistente per poi immettervi alcuni elementi tratti sia dai giardini all’italiana sia dall’alchimia esistente tra economie diverse e in dialogo tra loro. Una struttura in cui il singolo oggetto transita da una finalità iniziale a una in cui acquisisce valori estetici, di giudizio e di piacere. Vari sono i materiali utilizzati da Tibaldi (una caffettiera, un vaso, dei pneumatici esauriti, delle bottiglie di plastica, un contenitore per trasporto latte in acciaio), entità fisiche che si raccontano per ciò che essi sono col fine di creare una distanza, uno scarto tra il mondo consumistico che rappresentano ed il corpo unico e seduttivo dell’opera prodotta.

Informazioni della mostra:

UpCycle. Quando l’arte reinventa il mondo

a cura di Silvio Mignano e Antonello Tolve

Fino al 31 luglio 2022

Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Berna

Elfenstrasse, 14 – 3006 – Berna – Svizzera

website: https://ambberna.esteri.it/Ambasciata_Berna/it/

Maila Buglioni

Storico dell’arte e curatore. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’arte Contemporanea presso Università La Sapienza di Roma frequenta lo stage di Operatrice Didattica presso il Servizio Educativo del MAXXI. Ha collaborato con Barbara Martusciello all’interno dei Book Corner Arti promossi da Art A Part of Cult(ure); a MEMORIE URBANE Street Art Festival a Gaeta e Terracina nel 2013 e con il progetto Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (PG). Ha fatto parte del collettivo curatoriale ARTNOISE e del relativo web-magazine. Ha collaborato con varie riviste specializzate del settore artistico. È ideatrice e curatrice del progetto espositivo APPIA ANTICA ART PROJECT. È Capo Redattore di Segnonline, coordinando l'attività dei collaboratori per la stesura e l’organizzazione degli articoli, oltre che referente per la selezione delle news, delle inaugurazioni e degli eventi d’arte. Mail maila@segnonline.it; maila@rivistasegno.eu