Foto e courtesy Spazio TORRSO, Pesaro

Un/Natural # 3 | Spazio Torrso

Per il terzo appuntamento della rassegna UN/NATURAL, Spazio TORRSO di Pesaro accoglie la mostra Io Altro, con protagonisti Luca Campestri e Lorenzo Scarpellini

Il 19 maggio 2024 è stato inaugurato il terzo capitolo della rassegna espositiva pensata per Pesaro 2024, Capitale della Cultura – La Natura della Cultura. Curata da Alessandro Mescoli, Io Altro è la mostra bipersonale riflette sui concetti di identità e alterità. Due ricerche complesse, che partono da radici differenti e prendono forma attraverso materiali e media che ne esaltano l’assoluta corrispondenza con la realtà contemporanea. Esiste una sola realtà oppure ve ne sono molteplici? L’uomo, attraverso l’affinamento della tecnica e una sempre più esasperata specializzazione in tutte le discipline, è riuscito finalmente a cogliere il significato della propria esistenza? Verrebbe da dire che non è possibile dare una risposta a queste due domande. 

“Guardando i lavori di Luca Campestri e Lorenzo Scarpellini, viene da dire che qualcosa è andato storto durante l’evoluzione darwiniana. Almeno così come noi la conosciamo. Alla linearità di un mondo naturale, governato dalla selezione dei viventi in funzione del miglioramento bio-logico, si sostituisce un inatteso e perverso desiderio, frutto dell’errore, innescato dal caso e dalla manipolazione”. Una linea evolutiva innaturale. Un fallimento organico che diventa un pretesto per analizzare l’immagine» o meglio dimostrare quante possibilità esistono per la sua rielaborazione” afferma Mescoli, curatore della mostra pesarese. Campestri, nato nel 1999 a Firenze, si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove inizia a sviluppare una ricerca che mette insieme installazione video, fotografica e sonora. Il focus principale del suo lavoro è sul concetto di “spettro”, inteso come essere parziale, come qualcosa che non è più o non è ancora. Gli effetti di questo qualcosa sono sempre in atto, si perpetuano e anticipano una messa in atto che si configura nelle opere dell’artista fiorentino come un’impronta. Un segno lasciato da un ricordo, una memoria che piano piano si sgretola e i cui atomi danno vita a dinamiche di disgregazione dell’immagine, evocando scene e luoghi talvolta poco comprensibili ma dal forte impatto visivo. Le opere di Campestri deviano dalla cosiddetta “linea evolutiva naturale”, contrapponendosi alla presunta coerenza del mondo naturale in favore di un disordine in costante rielaborazione.

Lorenzo Scarpellini, ravennate classe 1994, predilige invece l’utilizzo della scultura per dare forma ad una ricerca che ruota attorno a concetti quali la transitorietà, la metamorfosi, l’effimero e l’antico, la trasformazione della materia nel corso della sua permanenza in una forma. Le sue opere, spesso realizzate utilizzando materiali riciclati, sono caratterizzate da un’estetica distopica, forme che invadono lo spazio e prendono piede in una realtà che le accoglie con pregiudizio. Chimere, gusci, esseri dalle fattezze mostruose riassumono alla perfezione il concetto di “Io Altro”: cosa vuol dire normale se tutta la materia subirà modifiche nel tempo? Tutto si degrada, rinasce, si trasforma, in un loop infinito fatto di stravolgimenti e mutazioni. Le sculture dell’artista di Ravenna riflettono proprio sulla lenta e costante trasformazione cui tutta la materia è destinata sin dal primo istante della sua creazione. 

Scarpellini le realizza procedendo per addizione, sfruttando le caratteristiche dei materiali che usa, quasi sempre frammenti o macerie. Materiali di recupero, scelti appositamente tra pezzi di legno, ossidi, terre, ferro, carbone, calce e plastica, che vengono poi combinati per mezzo della cartapesta preparata con calce grassello, cemento, ossidi di metallo e polveri di pietra. Il risultato finale consiste in figure dal corpo animalesco e inquietante, con forme inusuali che incarnano il concetto di “Altro”, di particolare e fuori dall’ordinario. Insieme, le opere di Campestri e Scarpellini invitano l’osservatore a riflettere sulla complessità del mondo e sul fatto che più cerchiamo di inseguire una verità univoca – sull’immagine, sulla forma, sul mondo – più ci troviamo di fronte a tutte le sfaccettature della realtà che abitiamo. I ricordi si mischiano alla percezione del presente, i canoni estetici vengono rovesciati e sostituiti da un immaginario lugubre che ci mostra una natura “Altra”.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 16 giugno 2024. Il giorno di chiusura prevede anche il concerto di fine mostra di Denise Tamburi, che si esibirà negli spazi di Via Spada 28 dalle 19 in poi.