Matteo Messori, Tributo, 2019. Sculture in gesso, stoffa e pietra lavica. Acrilico e olio su tela 50 x 50 cm. (5)

Tributo​ di Matteo Messori, una riflessione su una perdita contemporanea

Il 14 e il 15 settembre 2019, al Vaku Project Space di Bergamo è stata esposta Tributo, installazione dell’artista Matteo Messori. Il progetto, a cura di Alberto Ceresoli, propone una riflessione sul dualismo insito nella parola tributo, che da il titolo all’evento stesso.
All’interno dello spazio, l’opera ​Tributo di Messori si articola in due momenti: il primo è composto da una serie di sculture in stoffa, gesso e pietra lavica, agganciate ad un’asta di alluminio posta alla parete. Esse ripropongono l’​antiforma – elemento che caratterizza la ricerca artistica di Messori – aggravate da una lettura critica dovuta a uno dei significati dati alla parola Tributo, ovvero, il prelievo di ricchezza sui cittadini posto dallo Stato.

Il secondo momento è dato dalla rappresentazione pittorica dell’a​ ntiforma,​ il cui dipinto poggia su di un leggio in posizione contemplativa, richiamando quindi un secondo significato connesso alla parola tributo, stavolta con accezione positiva, cioè la commemorazione.

La contraddizione dei due significati associati al titolo è insita nell’installazione stessa, essa non è del tutto opposta, bensì appare complementare. Infatti l’elogio commemorativo, concretizzato nell’opera pittorica, viene rappresentato da una bella immagine posta dinanzi a un santuario che veste di una certa sacralità. Le forme scultoree appese sul retro presentano complementariamente la brutale realtà, una raffigurazione della caducità.

All’opera è quindi possibile associare una veste sacrale, sottolineata anche dal “contenitore vetrina” in cui l’installazione è stata ospitata. La vetrina espone al pubblico e lascia spazio alla contemplazione delle immagini proposte, si affaccia in strada ed entra in contatto con essa. ​Tributo sfrutta sia la verticalità, che l’interazione che questo ​display – come lo definisce l’artista – permette di avere con il pubblico, ponendosi quindi come luogo sacro che idolatra la contraddizione della realtà odierna. Un tributo – appunto – a ciò che abbiamo perso e che l’uomo contemporaneo sta ancora perdendo.

La riflessione artistica e concettuale di Matteo Messori muove dal bisogno di rappresentare l’attuale condizione dell’umanità esposta a continui mutamenti. L’uomo, così come le sue immagini ​antiforma,​ è una forma che si adatta all’ambiente circostante, è il presente. Nella sua ricerca Messori introduce anche la f​ ormastante,​ una prospettiva futura, figlia del tempo contemporaneo.

La prospettiva dell’artista non è quindi nichilista, anzi, punta a smuovere questa situazione pietrificata spingendo l’uomo al rinnovamento; infatti, Matteo Messori inserisce questo progetto in una ricerca più ampia dal titolo “figli del nostro tempo”, che intende illustrare il contrasto e le conseguenze del nostro tempo per prendere atto della realtà e cercare di superarla.