Castelbasso - Progetto Genesi
Vittorio Avella

Trame di segno e memoria: l’universo calcografico di Vittorio Avella

Il volume «Impressioni prima di andare in stampa», curato da Rita Alessandra Fusco, ripercorre cinquant’anni di carriera di Vittorio Avella, fondatore della stamperia «Il Laboratorio» insieme con Antonio Sgambati. Il testo unisce l’evoluzione delle tecniche calcografiche all’impegno sociale, lanciando un lucido allarme sul futuro e sulla tutela del patrimonio artistico indipendente.

Un libro che è un luogo. Leggi le pagine ed è come se si entrasse in un laboratorio, anzi nel Laboratorio. Quello di Nola. Quello del suo demiurgo Vittorio Avella. La pubblicazione del volume «Impressioni prima di andare in stampa», curato da Rita Alessandra Fusco per le Edizioni Libreria Dante & Descartes, si struttura come una densa conversazione con Vittorio Avella, offrendo l’occasione per riflettere sulla sua traiettoria artistica e intellettuale. Il libro, arricchito da una nota di Goffredo Fofi, attraversa oltre cinquant’anni di storia dell’arte contemporanea e di impegno sociale, legando indissolubilmente la pratica dell’incisione alla vita vissuta.

Questa “conversazione in Laboratorio” mette in luce come per Avella l’arte calcografica sia stata il fulcro di una rigorosa e continua sperimentazione tecnica. Dalle prime esperienze parigine alla fine degli anni Sessanta, l’artista ha sviluppato una profonda padronanza di procedure quali l’acquaforte, l’acquatinta e la cera molle, scardinando l’idea dell’incisione come pura riproduzione in bianco e nero per aprirla a inedite soluzioni materiche e cromatiche. Nel testo emerge la natura intesa come costante punto di riferimento visivo, all’interno del quale l’elemento umano e il paesaggio si fondono in una visione poetica dal forte potere evocativo. 

Un capitolo fondamentale del volume si intitola «La nostalgia del futuro» e si configura come il vero baricentro teorico ed emotivo dell’opera, dando voce a un dialogo serrato tra l’artista e Antonio Sgambati, il mitico Tonino, cofondatore del Laboratorio e da sempre braccio destro e sinistro di Avella nella gestione della stamperia d’arte. Sgambati non è un semplice stampatore, ma un compagno di strada insostituibile che incarna l’anima organizzativa e la sensibilità di un raffinato rifinitore, capace di accogliere le idee grafiche degli autori e capire come trasformarle in realtà attraverso la scelta dei materiali, dei formati e delle carte più idonee. 

Il titolo del capitolo, carico di un suggestivo paradosso temporale, definisce con precisione lo stato d’animo dei due protagonisti e la condizione di molte realtà culturali indipendenti: non si tratta di un rimpianto passatista per i fasti trascorsi, quanto del timore consapevole che un immenso patrimonio di saperi, matrici e collaborazioni possa non avere un domani a causa dell’indifferenza del presente. È la malinconia per un futuro possibile che rischia di essere negato, la preoccupazione che una tradizione così feconda venga congelata in un archivio polveroso anziché continuare a produrre idee e nuove emozioni. 

Attraverso i ricordi dei due fondatori emerge l’alchimia profonda di un fare comune basato non sulla totale uniformità, ma su un fecondo divario dialettico. Questa sinergia ha guidato la storica stamperia d’arte «Il Laboratorio» fin dalle sue origini nolane e poi nei successivi trasferimenti napoletani, prima a Rua Catalana, a stretto contatto con la storica comunità dei lattonieri, e in seguito a via San Nicola a Nilo.

Lo spazio si è strutturato rifiutando categoricamente le logiche neoliberiste e mercantili che dominano il sistema contemporaneo, accogliendo non semplici clienti ma collaboratori, e stimolando figure del calibro di Mimmo Paladino, Riccardo Dalisi e Mario Persico a confrontarsi con la grafica, unendo spesso il segno alla parola poetica e letteraria. La biografia di Avella si intreccia strettamente anche con la militanza politica nel Partito Comunista Italiano a partire dal 1973 e con la Festa dei Gigli di Nola, per la quale ha progettato storici rivestimenti capaci di far dialogare le avanguardie con le tradizioni popolari.

Eppure, la riflessione sul Laboratorio si tinge di un’amara urgenza proprio nel nucleo di questa nostalgia futuribile, tramutandosi in un grido d’allarme sulla continuità di questo immenso patrimonio. I protagonisti denunciano la dolorosa assenza di una rete istituzionale capace di tutelare e valorizzare questi archivi, criticando un sistema nazionale che predilige l’evento celebrativo effimero rispetto al sostegno strutturale di cui avrebbero bisogno le nuove generazioni di eccellenze tecniche, come la stampatrice Cinzia De Matteo, per ereditare e innovare tali discipline.

In definitiva, «Impressioni prima di andare in stampa» non rappresenta una mera celebrazione, ma un manifesto etico e una topografia culturale che dimostra come la capacità manuale del fare artistico debba rimanere una risorsa viva per la collettività, restituendo il ritratto di un autore che ha scelto di operare a lato per far nascere riflessioni e favorire la crescita comune.

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