Ma è più vera la realtà o il suo riflesso? A Palermo c’è una mostra che prova a rispondere a questa domanda. Si chiama Memorabilis! ed è la nuova personale di Hannu Palosuo (Helsinki,1966), conosciuto a livello internazionale per le sue opere dove l’ombra è un continuo lavoro sulla memoria, e quest’anno è la sua quinta partecipazione alla Biennale di Venezia.
Era il 1989 quando giunge in Italia grazie ad una borsa di studio, frequentando l’Accademia di Belle arti di Roma trasferendosi definitivamente in Italia, anche se la sua carriera artistica lo porterà a seguire esperienze in tutta Europa.
Attraverso quattordici opere inedite nel territorio palermitano la memoria diventa colore, materia ed emozione.
Le sue tele realizzate con la juta prendono nuova vita e vengono attraversate da cromie intense, costruendo un vero legame tra ciò che viene rappresentato e lo spettatore, che si ritrova a decifrare le ombre misteriose e ci ritrova qualcosa di sé e del suo vissuto. Grazie ai fiori, molto spesso ispirati ai pittori fiamminghi, crea un vero ponte tra antico e contemporaneo.

Abbiamo rivolto alcune domande ad Hannu Palosuo in occasione dell’inaugurazione della mostra.
Qual è il filo conduttore tra le opere dove sono presenti la juta e gli elementi floreali?
L’elemento dei fiori è il filo conduttore di questa mostra. L’idea di rappresentarli nelle mie opere in maniera continua è nata nel 2009 durante la mia prima partecipazione alla Biennale di Venezia, dove all’epoca non era consueto dipingere fiori. Io volevo invece infastidire il mondo dell’arte, ed è per questo che da lì ho iniziato a utilizzare i fiori come simbolo costante della mia arte. I fiori sono degli elementi quotidiani che creano un rapporto vivo tra lo spettatore e l’opera. La juta è presente quasi sempre, anche se all’inizio era un passaggio in più, mentre col tempo è diventato per me un rapporto quasi viscerale. Si tratta più precisamente sacchi di caffè proveniente da una torrefazione di Roma. Mi ha sempre affascinato l’idea che il materiale avesse già avuto una vita precedente, riflettendosi poi nel mio lavoro.
Perché in alcune tele sono presenti delle ombre diverse dal soggetto rappresentato?
L’ombra è presente in tutto il mio lavoro: per me è un elemento importantissimo. Realizzo solitamente due tipologie di ombre: può essere uguale al soggetto oppure completamente diversa. Questo perché il mio interesse principale è il rapporto che si crea tra ciò che rappresento e chi sta guardando, in modo che lo spettatore si interroghi a fondo sul perché di determinate scelte, soprattutto quando l’ombra rappresentata non corrisponde al soggetto arrivando a chiedersi il perché. Questa diventa una chiave di lettura che facilita la comprensione dell’opera e soprattutto tende a creare un rapporto personale con essa.
Che emozioni dovrebbe provare lo spettatore davanti alle sue opere?
Non esiste una risposta univoca. L’arte è tale quando suscita qualcosa: che sia un’emozione positiva o negativa. L’importante è che entri dentro di noi e ci riesca a scuotere.
Ad esempio, nei primi piani che realizzo, ci sono dei casi in cui è più semplice guardare con gli stessi occhi del soggetto rappresentato. Nei ritratti visti da dietro, dove il viso non si vede bene ma il soggetto rimane riconoscibile, se ci si avvicina sempre di più è come se l’immagine si rompesse e diventa più difficile vedere i dettagli. Al contrario, più ci si allontana più si iniziano a vedere i dettagli.
Fino al 3 luglio 2026 sarà possibile ammirare i suoi capolavori presso la Galleria d’arte Il casino delle Muse a Palermo.

