Tomás Saraceno SR prove performance allievi ADDA @olimpiacavriani

Tomás Saraceno. AnarcoAracnoAnacro

Archeologia, mitologia, ecologia e arte. A Siracusa la personale di Tomás Saraceno, dalle origini della civiltà occidentale al mondo contemporaneo

Questa attualità senza nome, attraversata in corsa e con ansia dall’umanità, è sempre sentita come una sfida. Non c’è quotidiano, rivista, tv, saggio filosofico che la concepisca differentemente. Il motivo pare essersi condensato in un punto: non esiste sguardo al “mondo della vita”, come scriverebbe sapientemente chi ha più argomenti del sottoscritto. Esiste lo sguardo all’abitudine. Ma quello non ha sostanza. 

Da un paio di anni o forse da un quinquennio, malgrado i primi tentativi siano stati timidi, l’arte contemporanea (di certo per mancanza di argomenti) s’è presa la briga di voler raccontare ciò che per essa ha rappresentato un modello; un modello che è stato valido per una manciata di secoli; un modello che, l’arte stessa, ha gettato nell’oblio come se fosse una stella implosa. Beh, erano tempi differenti, quelli; tempi di scoperte e di rivoluzioni, tempi di denaro e di “plastica”, tempo di nuove (e tragiche) prospettive agricole e infine di austerità. Sempre che qualcuno li ricordi. Ne dubito. 

Oggi, che di tempo da vivere ce n’è rimasto poco (questo dicono le stime), ci si concentra sull’additare le cause del disastro e sull’inventare nuovi nomi per comprendere in quale falla siamo caduti. Un nome affascinante, non certamente nuovo, che è comunque diventato ripetitivo, è per esempio “Antropocene”. Spiegarne il significato credo sia importante quanto il pronunciarlo. Ma non lo farò. 

Qui dalle mie parti — e cioè in Sicilia — di mostre che tengono nel loro cuore i temi ambientali se ne inaugurano parecchie. L’attenzione alla cosiddetta Natura (se mai la Natura può esser detta…) rimane infatti costante: sarà il paesaggio siciliano, le sue forme, il suo linguaggio a suggerire ciò?

Una buona metà di queste mostre, oltre a intrattenere, riescono anche a inoltrare alle masse (che di ecologia non ne vogliono sapere, se non per ragioni chic che a me sfuggono) quei messaggi che, messi a punto, dovrebbero lasciar fiorire in ogni dove domande profonde (mi permetto di ricordare che tale aggettivo ha un riferimento preciso…). 

Il progetto AnarcoAracnoAnacro, per esempio, è stato creato appositamente per l’Area monumentale della Neapolis di Siracusa, la cui superficie conta circa diemilaquattrocento metri quadrati. I siti in cui il progetto artistico si sviluppa sono il Teatro greco, il Santuario di Apollo Temenite, l’Ara di Ierone II, l’Anfiteatro romano, le latomie del paradiso, Intagliatella, Santa Venera e la Tomba di Archimede. 

Tomás Saraceno attraversa questi luoghi con un racconto diviso in capitoli, unendo più temi: dall’archeologia all’ecologia, dalla mitologia mediterranea all’attivismo sociale. 

La mostra, curata da Paolo Falcone, è un’indagine sulla storia dell’umanità a partire dalle origini della civiltà occidentale. Il tempo è materializzato attraverso la concatenazione dei reperti archeologici, dei miti, delle relazioni tra gli esseri viventi (tra essi, in primo luogo, le innumerevoli specie di ragni trovate in loco; e poi la flora locale e non), così da illustrare, attraverso questo “magma” narrativo, una sintesi diffusa dell’etimologia del termine “ecologia”. 

Ovviamente che il fenomeno del capitalismo venga “addolcito” da tali idee, sia morali che filosofico-artistiche, o semplicemente che il capitalismo ascolti le urla di noi esseri inermi e disperati (quasi dispersi), è da sogno. Forse affermo ciò perché tra le mie tempie cominciano a comparire i primi aridi pensieri su cosa sia divenuta l’esistenza, fuori da quel “mondo della vita” di cui si accennava all’inizio di questo articolo. Pensieri aridi come l’indifferenza che il mortuario capitalismo ha nei confronti della vita. 

Ne possiamo parlare, se vi andasse di farlo. Ma non va a nessuno, lo so.

Dario Orphee La Mendola

Dario Orphée La Mendola, si laurea in Filosofia, con una tesi sul sentimento, presso l'Università degli studi di Palermo. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione all'Accademia di Belle Arti di Agrigento, e Progettazione delle professionalità all'Accademia di Belle Arti di Catania. Curatore indipendente, si occupa di ecologia e filosofia dell'agricoltura. Per Segnonline scrive soprattutto contributi di opinione e riflessione su diversi argomenti che riguardano l’arte con particolare attenzione alle problematiche estetiche ed etiche.