Tocca e Prevedello – Dialoghi sfiorati tra pietra e fango

Alla Z2O – Sara Zanin Gallery sono esposte opere pittoriche di Michele Tocca e opere scultoree di Fabrizio Prevedello nella mostra dal titolo Verticale terra curata da Davide Ferri. Come scrive il curatore “non una doppia personale, ma un dialogo tra due poetiche lungo il filo di un unico racconto, che coinvolge le tre sale della galleria e fa incontrare i linguaggi dei due artisti”.

Una mostra complicata in quanto i rapporti tra le opere degli artisti sono sottili, ma incredibilmente azzeccati, mai banali e a volte comprensibili solo attraverso una certa contemplazione psico-fisica, perturbanti – con riferimento letterale all’unheimlich freudiano di “non familiare”, e non con la tipica, sbagliata, traduzione che se ne fa di “misterioso”. La tessitura della mostra appare raffinata, descritta in modo particolarmente pragmatico dal lungo testo critico di Ferri, bussola e grimaldello spazio-temporale, che effettivamente trasforma il white cube in un luogo altro, vuoto profondo tra il sublime quotidiano di Prevedello e il quotidiano sublime di Tocca.

Veniamo al titolo: Verticale terra. Nella mostra, tra concreto e rarefatto, pietra e terra, sogno e cognizione, si percepisce un’evoluzione: si parte da “verticale” per arrivare a “terra”, movimento goniometrico basilare che accoglie però tutto, la somma di ciò che è e di ciò che potrebbe essere, l’illusione di una consapevolezza essenziale. Cromaticamente ai bianchi delle pareti e di alcune opere si mescolano i grigi, i neri e i marroni, in uno spettro primario della geologia, sostanziale nei marmi di Prevedello ed evocato nei quadri di Tocca. 

Nella prima sala ci troviamo a contemplare una progressione verso l’alto assoluta e poetica, davanti a Luogo (280) di Prevedello, spazialista e materico, e alle Mura Aureliane di Tocca, pittura di paesaggio che quasi diventa suggestivamente astratta nella traduzione fatta dall’artista della sua mastodonticità. Ci avviciniamo a terra nella seconda sala, che potremmo definire quasi “agreste”, in cui i fiori di Prevedello, ancora legati ad una ortodossa verticalità, dialogano con i due piccoli lavori intitolati Pelle fiore di Tocca, mimesis sensibili di una sineddoche, due paia di guanti da giardinaggio che riempiono tutta la superficie della tela. 

Nella terza sala la discesa verso il piano si compie, pur mantenendo un assetto legato ad una spiccata verticalità, ad esempio con i quattro Ragazzo, bisogna disegnare! di Prevedello, omaggio a Brâncuşi, e i tre paesaggi su tela verticale di Tocca, legati al vapore. In essi guardiamo ancora una volta delle mimesis molto personali, traduzione di ciò che l’artista vedeva al mattino da una finestra, su cui, data la differenza termica tra l’interno e l’esterno, si formava della condensa, che nel quadro diventa punctum, grazie anche ad una linea dell’orizzonte altissima e straniante. L’interesse di Tocca, nei suoi paesaggi, ben più spiccato verso la terra che verso il cielo, è portato alle più estreme conseguenze con In the mud (frost), che visto da lontano appare come un monocromo marrone, ma che avvicinandoci, però, prende forma in una rappresentazione di una piccola porzione di fango in cui si notano segni e impronte che si sono depositati su di esso. Lo sguardo dell’artista è puntato a terra, così com’è quello del visitatore nel guardare Sceso da una cava sul monte dentro lo zaino (Pensando a Carlo Scarpa che pensava a Costantin Brancusi), unica scultura posta nello spazio e non a muro. Monumentum anti-monumentale di Prevedello, che nella sua orizzontalità pone in relazione un masso di marmo, portato dall’artista stesso direttamente dalla cava (come dice il titolo) con una lastra metallica, attraverso un sottile strato d’acqua che passivamente è contenuto dalla lastra e che attivamente bagna il marmo, “attorno a cui si condensano i pensieri e i rimandi a due maestri ideali – Scarpa e Brancusi – e alla sua formazione di scultore accanto ad un artigiano del marmo” come scrive il curatore.

Le opere dei due artisti non si legano con naturalezza, ma neppure si rifiutano, anzi dialogano sottovoce, e questo crea un fascino particolare, un sibilo vibrante a cui fare attenzione nella fredda quiete dell’esposizione. Fredda come le pareti che sostengono indistintamente quadri e sculture, e come la forma del rettangolo, onnipresente: naturalmente in tutte le tele di Tocca, ma anche nei lavori di Prevedello, fino ad Accumulazione per scomparsa (Offenbach), scultura in mostra più vicina alla concezione di quadro, evocazione di una finestra che permette chi la contempla di proiettare una profondità su una porzione di muro della galleria. 

Il “movimento che sostiene la mostra”, dunque, è un movimento fisico, assoluto, e proprio la sua assolutezza apre ad un fuori, anch’esso fisico, ma anche concettuale. “Una mostra di muri, pareti rocciose, crepe, salite e discese, polveri e vapori, fratture del paesaggio” (Ferri), ma anche una mostra che rimanda a spiriti di luoghi universali e personali, materiali e mentali, in cui la pietra e il fango si trasfigurano pur rimanendo indissolubilmente pietra e fango.

Verticale terra
a cura di Davide Ferri
dal 23 aprile al 5 giugno 2021

Z2O – Sara Zanin Gallery
Via della Vetrina, 21 – Roma
Orario: dal lunedì al sabato 13-19 
tel: 06 7045 2261
info@z2ogalleria.it
www.z2ogalleria.it