The Others 2021

The Others, la più importante fiera indipendente italiana dedicata alle proposte artistiche internazionali emergenti, si è rivelata ancora una volta una delle tappe più interessanti della Contemporary Art Week torinese di inizio novembre.

In passato allestita in edifici in disuso, come l’ex carcere Le Nuove e gli ex ospedali Maria Adelaide e Alessandro Riberi, dopo la pausa del 2020 per la pandemia, la decima edizione di The Others si è tenuta nel Padiglione 3 di Torino Esposizioni. Nell’edificio di 3880 mq, progettato nel 1950 da Pier Luigi Nervi, ma rimasto abbandonato per circa un decennio, Roberto Casiraghi e Paola Rampini (ideatori e direttori della fiera) hanno voluto un layout espositivo, inconsueto per una manifestazione fieristica. 

La disposizione degli stand a raggiera con otto bracci, ognuno dei quali ha ospitato sui due lati dai sei agli otto espositori, ha offerto ai visitatori un percorso stimolante, che una serie di isole-relax, attrezzate con ombrelloni, sdraio, palme e materassini gonfiabili, ha contribuito a rendere piacevole. 

Il nuovo board curatoriale, formato da Elisa CarolloDobrila DenegriKateryna FilyukFrancesca NapoliElda Oreto e coordinato da Lorenzo Bruni, ha impresso un’accelerazione al processo di trasformazione della fiera in una vera e propria piattaforma di scambio di riflessioni legate all’attualità, che mira a intercettare le energie presenti nelle ricerche artistiche delle ultime generazioni.

Tre le sezioni principali della fiera: Projects, dedicata a progetti curatoriali che hanno coinvolto uno o due-tre artisti in dialogo; Extended Paper, che ha riunito opere su e di carta; Videoworks, una selezione di video. A cui si sono aggiunti i due focus PFS (Professional Service Firms) e Residencies, che hanno messo in luce progetti nati per coinvolgere soggetti e iniziative di solito assenti in manifestazioni fieristiche.

Infine, con la mostra Rewind/Replay, si è raccontata la storia di The Others, con nove nuovi progetti posti in dialogo con quelli passati, in rapporto con le diverse sedi delle precedenti edizioni.

Ben 56 gli espositori – gallerie di ricerca, associazioni culturali, spazi indipendenti, collettivi, attivi al di fuori dei circuiti ufficiali – provenienti da Italia, Austria, Belgio, Cuba, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Romania, Svezia, Svizzera, Ucraina. 

Numerosissimi i visitatori giovani e adulti che hanno affollato la fiera sino a tarda sera. Positivo il giudizio degli espositori, che proprio per la particolare struttura dell’allestimento hanno avuto occasione di stabilire contatti con colleghi italiani e stranieri; soddisfacente il volume delle vendite favorite dalla presenza di opere dai prezzi contenuti.

Se le gallerie SheBam! di Lipsia e Crumb Gallery di Firenze hanno presentato solo lavori di artiste, numerose sono state comunque le presenze femminili negli altri stand e nei progetti curatoriali vincitori dell’open call. E se Mouches Volantes di Colonia ha puntato l’attenzione sul ruolo delle donne nella cultura curda, una proposta interessante è venuta da C+N Canepaneri (Milano) con i lavori di Harriet Riddell, surreali scene di vita quotidiana e paesaggi immaginari, realizzati con la macchina da cucire e materiali vari.

Un altro dei temi affrontati con esiti di un certo interesse è stato il rapporto dell’uomo con la natura, in un momento in cui l’emergenza ambientale si è fatta gravissima. Degne di nota le proposte di Noemi Mirata ((Die Mauer Arte contemporanea, Prato) che ha presentato una serie di lavori – dipinti, foto, installazioni – quasi un “manifesto” di una natura capace sempre di rigenerarsi, e di Malin Ståhl, Hiroko Tsuchimoto e Anita Wernström (IntraGalactic arts collective, Stoccolma) che hanno testimoniato il proprio impegno per la sostenibilità ambientale attraverso l’arte, trasformando lo stand in una sorta di giardino.

Molto apprezzata la serie di foto in b/n e a colori scattate tra il 1965 e il 1985 dal noto “paparazzo” statunitense Ron Galella, ritraendo famosi protagonisti della scena musicale e cinematografica internazionale (Alberto Damian A gallery without walls, Treviso), così come lo stand PCCC di Paolo Credi, consulente di collezionisti, che esponeva una selezione di ormai introvabili cataloghi e monografie su artisti e movimenti degli anni 60 e 70.

Numerosi talk e interviste della Web TV hanno coinvolto artisti, curatori, collezionisti, direttori di musei, architetti, intellettuali, invitati a parlare delle proprie attività nel settore del contemporaneo.

Ad arricchire la manifestazione, hanno contribuito una rassegna di concerti live a firma TUM, tenutisi presso l’area Garden del Padiglione 3, dove era possibile gustare street food, e una serie di eventi collaterali, tra cuiil Torino Fringe Festival, lo Share Festival, i Torino Graphic Days, il Festival delle Colline Torinesi e Bellissimo per Torino Stratosferica.

Anche quest’anno, dunque, The Others ha mantenuto fede alla mission individuata dai suoi ideatori nel 2011, nella volontà di “intercettare il linguaggio delle nuove generazioni, mutevole e per questo bisognoso di una manifestazione reattiva, indipendente e permeata di libertà”.