Artissima
Musja
Gregor Schneider, End of the Museum, 2019. Courtesy the artist.

The Dark Side – Chi ha paura del buio?

Scompare a 85 anni Ovidio Jacorossi, imprenditore, mecenate e collezionista d’arte italiana del ‘900. Aveva appena inaugurato agli inizi di ottobre un Museo di arte contemporanea, il Musja. Anticipiamo la recensione della mostra inaugurale in uscita sul numero 275 della rivista Segno

Chi ha paura del buio? è il titolo della mostra con cui il museo Muja, ha aperto, il 9 ottobre, i suoi battenti al pubblico romano. Un titolo che non a caso echeggia quello di un celebre film del 1966: “Chi ha paura di Virginia Woolf?” diretto da Mike Nichols e ispirato all’omonima pièce teatrale di Edward Albee, un sofisticato dramma in cui si narrano le vicende di una coppia di coniugi che litigano ferocemente nell’auto di due amici che li stanno riportando a casa e poi, una volta rientrati, si riaccomodano nella propria routine.

Come, infatti, il film aveva tentato un esperimento sconsigliato da tutti gli esperti della Hollywood del tempo, quello di mantenere invariati i dialoghi infarciti di parolacce irripetibili e aggressività fuori controllo, utilizzati da Albee, così anche la mostra in questione si palesa subito intenzionata a tentare un suo esperimento che consiste nel ridare evidenza, attraverso l’arte, a tutte quelle esperienze interiori che, in genere, tendiamo a rimuovere dal novero dei nostri meriti conoscitivi. Vale a dire a tutto ciò che produce in noi indecisione, ansia, angoscia, sconforto o comunque insicurezza in quanto incombente dal punto di vista percettivo ma refrattario rispetto ai sistemi interpretativi più in uso, o anche, volendo usare una terminologia più specifica, a tutta una serie di possibili fonti di elaborazione segnica le quali più che indicarci una strada sembrano ingombrare il nostro percorso verso il linguaggio e dunque dal punto di vista della intelligenza comunicativa ci fanno paura. Quella stessa paura dell’impresentabile che Nichols non ebbe nei confronti della violenza verbale e dell’aggressività narrativa dei suoi protagonisti assicurandosi così un’enorme successo presso un pubblico oramai orientato al rinnovamento delle coscienze…

L’intero articolo sul numero 275 della rivista Segno