Subito dopo l’oggetto più distante – Gabriel Sierra

Con l’avvento di Internet e dei social media ci siamo abituati ad una realtà che ha perso la propria concretezza e la propria fisicità: il nostro mondo è diventato virtuale, inconsistente e fragile, perché le notizie, i like e i followers vanno e vengono e non sono affidabili. Ci siamo adagiati sull’idea che quello che conta di più è avere un proprio profilo valido, dimenticandoci che il mondo reale è un altro, ed è fatto da rapporti interpersonali, da complimenti e critiche costruttivi, da viaggi e bagagli culturali. 

“Subito dopo l’oggetto più distante” è il titolo che Gabriel Sierra ha scelto per la propria mostra presso la galleria Franco Noero (TO), ed è una frase che riesce a riassumere al meglio questa tendenza a voler sempre andare oltre, di cercare “l’oggetto più distante”, ovvero il futuro prossimo del nostro presente, ma la macchina del tempo ancora nessuno è riuscito ad inventarla. Questa affermazione deriva dal mondo dell’astronomia, utilizzata per “definire la misura degli oggetti del cosmo più distanti sinora scoperti, tenendo anche in considerazione che l’universo tende costantemente ad espandersi”, con un occhio rivolto sempre al poi. Negli spazi di via Mottalciata, Gabriel sembra voler assimilare questo modo di vedere le cose e proporlo attraverso la propria creatività, che di per sé non è molto distante da tale definizione, perché l’arte, essendo libera da ogni tipo di vincolo, si può permettere di guardare in qualsiasi direzione essa voglia, che sia passata, presente o futura. Ma tra queste tre fasce temporali, l’artista colombiano sceglie un limbo in cui ogni cosa è in potenza, un istante cristallizato in cui ciò che vediamo vive sul ciglio di un paradosso e, incapaci di comprendere, rimaniamo straniti e turbati.

In questo mondo ipotetico, Gabriel Sierra ci fa vedere un soffitto poggiato a terra – “The Sun After National Geographic I” (2019), un muro che invece di essere portante può essere trasportato – “How to control the view of a room any kind of days III” (2009-2019)– e una vetrina di allestimento che espone sé stessa – “Untitled, vitrine (The habitual distance between in and out)” (2008-2019). Parallelamente, propone alcune opere più facilmente riconducibili all’ambito astronomico, in quanto sembrano proporre una visione dell’universo dettata dall’artista stesso, ma che di base è fittizia perché immaginaria: due blocchi di marmo “made in Jupiter” – “Untitled (corner I eII)” (2019), due elementi in onice a forma di ciambella proiettati a muro come se fossero diapositive – “Untitled (Fatiga I II)” (2019)– e una linea perfettamente orizzontale fatta con una bomboletta spray arancione che ricorda l’orizzonte – “The Sun After National Geographic II” (2019). Nel video di “La apertura del cubo” (2017)si vedono due mani intente a sostenere un piatto con sopra un cubo di gelatina, all’interno del quale è presente una chiave. Quest’opera fu pensata da Gabriel per il vernissage di una mostra, dove egli aveva architettato una performance (mai avvenuta) iniziale in cui doveva entrare nel palazzo attraverso una scala antincendio per accedere ad una stanza in cui avrebbe trovato questo “cubo”, da mangiare per ottenere la chiave che avrebbe aperto le porte della mostra. La precarietà del cubo racchiude in sé il paradosso di cui parlavamo poc’anzi, poiché la forma geometrica che esso ha da fermo rimanda ad un oggetto solido, mentre la consistenza morbida della gelatina annulla questa condizione. Il video qui presentato ci pone di fronte ad un cliffhanger in cui noi spettatori non sapremo mai se il cubo si romperà oppure no, e di conseguenza non avremo mai la chiave per accedere al mondo di Gabriel. E dovremo rimanere in questo limbo in potenza, in cui tutto è possibile, ma nulla può, al limite tra la virtualità che ci permette di viaggiare con la mente e la concretezza del mondo governato da leggi fisiche. Quello di Gabriel, però, non è un mondo subito dopo l’oggetto più distante, ma è quello in cui viviamo noi oggi, ora, in questo presente, ed il suo è solo un modo per farci capire che stiamo perdendo il contatto con esso.

Galleria Franco Noero

via Mottalciata, 10/B, 10154 Torino

Subito dopo l’oggetto più distante

Fino al 15 ottobre 2019

Info: lunedì, 15.00 – 19.00; dal martedì al venerdì, 11.00 – 19.00; sabato, 15.00 – 19.00