Sam Jinks Untitled (Kneeling Woman) 2015 Silicone, pigmenti, resina, capelli umani 30x72x28 cm Collezione dell'artista Image Courtesy: l’artista e Sullivan+Strumpf, Sydney

Sembra vivo! La perturbante meraviglia a Palazzo Bonaparte

Una persistenza barocca, tra verità esacerbata e meraviglia, invade le sale di Palazzo Bonaparte a Roma, dove sta per concludersi l’esposizione Sembra Vivo! Prima ricognizione in Italia di scultura iperrealista.

La mostra, oltre a testimoniare una porzione notevole di Storia dell’Arte col suo dichiarato ritorno al figurativo, dagli anni Settanta a oggi, attraverso opere di artisti di chiara fama internazionale, chiama in causa implicazioni filosofiche, psicologiche, morali, estetiche e identitarie, all’insegna di una continua, straniante, interiezione visiva che, nell’ipersaturazione del reale e della sua percezione sensoriale, sfocia nel surreale.

Una copia della realtà che risulta ora fedele, talmente artefatta e sofisticata da sembrare genuina, nei casi delle opere di Duane Hanson e John DeAndrea, veri e propri Cloni umani, come sostiene il titolo della prima sezione, trompe-l’oeil tridimensionali a grandezza naturale, la cui sconcertante veridicità dissimula il bronzo e i colori a olio di cui sono fatti operai e contadini americani, uomini e donne nella loro sincera nudità, pietà contemporanee che accolgono il pubblico con disarmante e inquietante semplicità.

A più classici monocromi è dedicata invece la sezione che contempla opere di George Segal e Brian Booth Craig, intitolata a un chiaro omaggio wincklemanniano, nonostante i colori adottati siano talora quanto di più distante dall’ambito neoclassico, piuttosto di ascendenza pop (blu), seppur in una declinazione intimistica (per il tono sfumato e il contesto) che, nell’annullare la stimolazione cromatica, focalizza l’attenzione sulla forma e sulla volumetria del corpo.

E di focus ci si nutre nella raccolta incentrata su pezzi e zoom di parti del corpo, porzioni di epidermide ingigantite, tatuate e colme di solchi cutanei e grotteschi dettagli tricologici (Valter Adam Casotto), estrapolati dalla loro provenienza e per questo al contempo ironici e destabilizzanti, come nel caso della testa, sineddoche di ritratto di Andy Warhol su piedistallo cromato, firmata Kazu Hiro, o dei busti gaudenti di giovani nuotatrici (Carole A. Feuerman) nonché delle hitleriane braccia in saluto romano del cristiano e dissacrante Ave Maria di Maurizio Cattelan.

Le sue tassidermie di piccioni, Ghosts, già presentate nel 2021 al Pirelli Hangar Bicocca e già dieci anni prima alla Biennale di Venezia, ci accompagnano in diverse sale del Palazzo, diffondendo il gruppo di lavori aggregati sotto l’etichetta Oltre la specie, in cui oltre a reali e abnormi animali ibridati e impagliati/imbalsamati, compaiono le creature di Carsten Höller, sgargianti esempi di Cracking Art che, nelle sinuosità pop arancione e magenta di un serpente e di un polpo, conferiscono vivaci note cromatiche alla selezione di lavori.

Lo stravolgimento dimensionale prosegue nella quarta sezione, diffusa per le sale del Palazzo, a partire dallo sfondamento pavimentale dell’ignudo e deforme Ordinary Man di Zharko Basheski, tanto comune quanto titanico nel suo prorompere, fino agli inconfondibili pezzi di bravura di Marc Sijan – contagioso il voyeurismo del suo focus sull’abbraccio di una coppia, delle cui nudità mette in luce imperfezioni quali rughe e cellulite – e di Ron Mueck. Dalla sua larva umana, crisalide avviluppata in un bianco lenzuolo che svela solo un volto, la cui morbidezza è esaltata da lattice e silicone, a Dark place, ipertrofica testa, volto dai lineamenti corrucciati esposto in una stanza buia e piccola che ne accentua la drammaticità psicologica, si passa alla lirica coppia Woman and Child di Sam Jinks. Siamo di fronte a un tenero intreccio delle soglie della vita, esplorato con estremo naturalismo nella poesia delicata e vulnerabile di una donna anziana in camicia da notte che regge in braccio un neonato, candido memento mori che ingloba un potenziale inno alla vita.

La deformazione torna con le illusioni ottiche di Evan Penny – dai suoi volti plurimamente diffratti al busto in anamorfosi, che riflettono in mirabolanti connubi spazio-temporali la distorsione della percezione generata dai media digitali – e, ancora, con la mostruosa eppur dignitosa Pietà/madre con bambino di Patricia Piccinini che, con l’ipertricoticità di lei e l’anomalia della sua creatura, pone un dolce spunto di pensiero su temi di scottante attualità come la mutazione genetica e l’ibridazione delle specie.

Ecco che forte è in queste opere un carattere tanto stimolante la riflessione morale (senza mai essere dichiaratamente né ipocritamente moralistico) già insito nel frequente uso di materiali biologici, quanto narrativo/interattivo, che spinge l’osservatore a costruirsi un prima e un dopo di quei frames tridimensionali, attimi congelati di realtà quali sono tutti i protagonisti di Sembra vivo!