Richard Rogers e Renzo Piano con il Leone d'oro alla carriera ricevuto alla Biennale del 2006 ©Roberto Sala

Richard Rogers architetto visionario

Richard Rogers pioniere dell’architettura high-tech è venuto a mancare nella serata di sabato 18 dicembre all’età di 88 anni.

Non si può pensare all’architettura senza pensare alla gente

R. Rogers

Nato in Italia (Firenze 1933) naturalizzato inglese, inizia ad avvicinarsi all’architettura grazie a Ernesto Nathan Rogers, cugino del padre. Si iscrive nel 1959 alla Architectural Association di Londra, dove si laurea, poi completando il suo percorso alla Yale University.

Tra il 1963 e il 1967, dopo aver incontrato negli USA Norman Foster, insieme alle rispettive mogli, Wendy e Georgie Cheesman fondono il “Team 4”, con i quali progetta e realizza Reliance Control Factory a Swindon (1966-1967), uno dei primi edifici considerato in seguito high-tech, termine coniato dal critico Peter Buchanam nel 1983. La carriera personale di Rogers, dopo lo scioglimento del “Team 4”, prosegue insieme a Renzo Piano (Genova 1937), con il quale inizia una collaborazione a partire dal 1970, periodo nel quale i due vincono il concorso internazionale per il Centre Georges Pompidou a Parigi (1971-1977). Progetto che ridefinisce il concetto di museo e che è destinato da subito a divenire un’icona, non solo della città di Parigi ma di una generazione. I due nel 1992 si ritroveranno fianco a fianco nella  ricostruzione della Potsdamer Platz a Belrino.

Nel 1977, dopo l’avventura insieme a Piano, fonda (con John Young, Marco Goldschmied e Mike Davis) la Richard Rogers Partnership, gruppo con il quale nel 1978 si aggiudica dopo un concorso, la progettazione del Lloyd’s Building a Londra (1978-1986), progetto che anticipa i temi dell’architettura “inside out”, cioè al rovescio. Tutto quello che è stato sempre nascosto: impianti, sistemi di distribuzioni vengono estrusi verso l’esterno, liberando così la pianta dell’edificio,  “contaminando” il contesto urbano, ridisegnando non solo l’immagine degli edifici ma anche, soprattutto, delle città.

Questa poetica come quella del “vuoto” centrale, era già emersa con il Beauboug.

La carriera di Rogers prosegue, progetta e realizza altri iconici edifici. I temi delle sue architetture quali: trasparenza, leggerezza, prefabbricazione li ritroviamo anche nell’ampliamento dell’aeroporto di Marsiglia dove interviene progettando un grande vuoto centrale che ospita al suo interno i varii servizi, il tutto sovrastato da  una copertura con sistema diprefabbricazione leggera, progettata assieme a Peter Rice. Enfatizzando cosi il concetto della sua visione che vede l’architettura come un contenitore flessibile, che va liberata da inutili ingombri. 

Un’opera che segna un certo distacco dalla visione high-tech iniziale, in cui le diverse funzioni sono dislocate in differenti volumi è Il  Tribunale Europeo per i Diritti dell’Uomo a Strasburgo realizzato tra il 1989 e il ’95. In tempi più recenti progetta e realizza Il Three World Trade Center a New York, e il «Dome of the Millennium» a Londra. Tutto il suo lavoro lo porta in seguito a vincere nel 2007, dopo già altri riconoscimenti, il Pritzker Prize. 

Dal 1996 sedeva alla camera dei Lord, Renzo Piano in una recente intervista ricorda cosi questo aneddoto, “Davvero buffo come due ragazzacci che avevano esordito negli anni ’60 a Londra si ritrovassero ad avere entrambi un ruolo politico, nel senso originale e bello del termine: da polis, città in greco”.

Richard Rogers riceve il Leone d’oro alla carriera dalle mani di Renzo Piano alla Biennale del 2006 ©Roberto Sala
Peter Rice, Renzo Piano e Richard Rogers a cavallo di una gerberette del Centre Pompidou, con Ruthie che osserva dal fondo. Photo credit Tony Evans-RSHP-Arup. Courtesy RSHP
Lloyd’s Building a Londra (1978-1986)