Artissima

Quando cade la magia rimane la disinvoltura. La mostra di Spazio In Situ

Quando cade la magia rimane la disinvoltura. Incantamenti e ritrovati poetici nella mostra di Spazio In Situ con le artiste Sveva Angeletti, Alessandra Cecchini, Roberta Folliero, Guendalina Urbani.

«Le finzioni del giorno sono dunque più ambigue che ambivalenti: esse non sono né menzogne né creazioni. Proprio per questo temibili, non si distinguono radicalmente né dalla verità né dalla realtà,  ma intendono sostituirvisi».
Marc Augé, Finzioni di fine secolo. Che cosa succede?, Torino, Bollati Boringhieri, 2001

Quando cade la magia rimane la disinvoltura: la mostra collettiva delle artiste Sveva Angeletti, Alessandra Cecchini, Roberta Folliero, Guendalina Urbani, a cura di Porter Ducrist, negli spazi di Spazio In Situ, è discesa nel tempo delle ambiguità e della finzione, del mascheramento e dell’illusione per disvelare le spoglie della superficie e trovarne gli ultimi lembi di poesia. La finzione e la simulazione che sorreggono alla base la società odierna sono il campo di indagine delle quattro artiste che non lasciano dubbi sull’artificialità dei propri prodotti visivi, fingendo (dal latino finctus: foggiare, plasmare), ovvero rappresentando sotto una forma, la realtà artificiale, senza possibilità di trascendenza.

Lo spettatore, coinvolto nel turbinio ritmico di un compiersi e ripetersi meccanico, abbandona ogni interrogativo e si lascia condurre in una erratica oscillazione tra le opere esposte, tra involucri che attivano meccanismi psicotici, movimenti reiterati privi di vita, azioni non lineari che generano incertezza e vacillamento. Le installazioni, unendo diversi materiali, esplorano nel continuum dell’azione il territorio della realtà e della finzione: elementari automi semoventi, la cui meccanica è appena occultata da abiti che inscenano volteggi, piroette e rotazioni, catalizzano lo sguardo nella paradossale e spietata allucinazione visiva, distraggono l’orientamento nell’aritmia e nella discontinuità del delirio sonoro e stupiscono con la loro spontaneità e sicurezza. 

Ciò che nella realtà è animato viene qui rappresentato in una figurazione illusoria, mentre il prodotto effimero è elemento presente nella sua verità fisica, reso autonomo e incurante della presenza umana, destituita dal suo ruolo cardine in favore dell’evidenziazione di una catena meccanica che compone il perpetrarsi di un incantamento. Gli oggetti attivi nella loro funzione perdono la realtà d’uso e la propria cifra distintiva entrando a far parte di un linguaggio multiplo in cui vero e falso convivono all’interno di un percorso contrappuntistico, una giostra autoregolantesi con la quale il fruitore non può interagire. 

In Valzer di Roberta Folliero il ballo di coppia è un impulso irreale, prende sostanza aerea da assemblaggi che fondono elementi elettrici e meccanici a sintetizzati capi di vestiario, identificativi di genere. Il volteggiare leggiadro ed ebbro della danza si trasforma in gesti indistinti e frenetici, in cui il passo è bloccato in ripetuti movimenti dal ritmo chiuso, privo di quiete, inatteso, accidentale. 

Roberta Folliero_Valzer (2020)_Ventilatore,cannone ad aria,plastica, tessuto

Sveva Angeletti trasporta l’osservatore nel mondo fieristico del tiro a segno, della pesca a premi, trasposti in raffigurazioni iconiche, elevazioni totemiche come nell’opera 10 colpi 5 € e nell’installazione Natura morta

Nell’opera Vortice di Guendalina Urbani rotazioni incessanti e reiterate di una sfera di ferro tracciano cerchi perfetti sovrapposti, il movimento insistente ed ossessivo stabilisce un ordine inconfutabile e limpido, quasi costituendo un sistema isolato in cui sono esclusi effetti e interazioni dall’esterno.

Guedalina Urbani, Vortice, 2020, legno, componente meccanica, sfera di ferro, magnete al neodimio, diametro 100 cm

Nell’opera Micio? di Alessandra Cecchini oggetti d’intrattenimento appartenenti al mondo felino rimangono adagiati a terra in attesa che il ritratto si animi nel gioco, che da una raffigurazione emerga il vero, trattenuto in una immagine. 

Alessandra Cecchini, Micio, 2020, materiali vari, stampa digitale su carta, dimensioni variabili

L’inganno è svelato nell’agitazione di luci, parole, immagini, macchinari dell’effimero che costruiscono meraviglia e che pure sorprendono per la loro appartenenza ad ambiti familiari. Nell’attraversamento di una fantasticheria ossessiva, ironia e impenetrabilità si alternano, lasciando trapelare incredibili frammenti di un mondo infantile: ripetizione e elemento ludico si appropriano di strutture e dimensioni del presente per tracciarne le relazioni temporali, sospese nella reiterazione. 

La mostra, esposta dal 15 febbraio al 7 marzo, è stata una trasposizione, una musica incostante che pure rientra in un ordinamento temporale, circolare e continuo, non cronologico, ma sovrapposto in un dispiegarsi dello spazio frammentato e discontinuo, in cui la magia decade mettendo a nudo la finzione. Quando cade la magia rimane la disinvoltura.

Quando cade la magia rimane la disinvoltura

Sveva Angeletti, Alessandra Cecchini, Roberta Folliero, Guendalina Urbani
Mostra collettiva a cura di Porter Ducrist
Mostra conclusa il 7 marzo 2020. Visitata il 3 marzo 2020
Spazio In Situ
Via San Biagio Platani, 7
00133 Roma
www.spazioinsitu.it