Martina Steckholzer, Playing Cards, 2021 - Installation views, courtesy of the artist and Quartz Studio. Photo Beppe Giardino.

Preferisco mantenere le cose ruvide in superficie – Martina Steckholzer

I tarocchi sono delle carte che tutti abbiamo sentito nominare, e possiamo crederci oppure no, ma rimane il fatto che sono degli oggetti carichi di storia e di mistico, ma possono anche essere oggetti artistici da ammirare semplicemente.

Tipica dell’essere umano, e della natura in generale, è la tendenza a creare qualcosa di nuovo a partire da input e/o qualcosa che già si conosce, o per lo meno si ha avuto la possibilità di incontrare nell’arco della propria vita.

Come recita una vecchia formula fisica, in natura nulla si crea e nulla si distrugge, e sembra essere proprio questo il motto che guida l’azione creativa di Martina Steckholzer. Ciò che la sua firma sembra indagare è proprio il modo in cui la sua interiorità ed emotività assimilano esperienze dirette o indirette, perché è proprio da quest’ultime e su queste che il lavoro dell’artista prende spunto e su cui riflette. 

Essendo ognuno di noi inimitabilmente diverso e unico in quanto tale, ciò che Martina Steckholzer fa, sembra essere evidenziare questa caratteristica e sfruttarne il potenziale fino a realizzare opere d’arte con rimandi esterni ad altri artisti o altre opere, ma senza dubbio in un modo che possano risultare appartenenti al mondo artistico della stessa.

“Preferisco mantenere le cose ruvide in superficie” – a cura di Lisa Parola – espone per la prima volta a Torino, da Quartz Studio, le opere dell’artista altoatesina, viennese di adozione, omaggiando la città attraverso la stima e l’ammirazione nei confronti di Carol Rama, pietra miliare del panorama artistico torinese della seconda metà del secolo scorso.

Martina Steckholzer conosce il lavoro di Carol Rama tempo addietro, ma è solo di recente che ha avuto l’opportunità di visitare il suo studio e di entrare dunque maggiormente in contatto con l’artista torinese, dalla quale è particolarmente affascinata. 

Questo sguardo devoto è un elemento assimilato e fatto proprio, come precedentemente detto, il quale va a sommarsi ad un altro fattore per dar vita alle raffigurazioni che ci troviamo a guardare in questa sede: il mazzo di tarocchi degli Sforza-Visconti custoditi all’Accademia Carrara di Bergamo. L’artista si imbatte casualmente in queste carte, ma ne rimane talmente colpita da volerle riprodurre. Questo secondo input ritorna spesso nei ragionamenti della Steckholzer, come si può riscontrare nel lavoro orientato verso lo studio di come sono rappresentati gli animali nei dipinti rinascimentali del Kunsthistorisches Museum di Vienna. 

Nel mixer della tavolozza di pigmento nero entrano quindi in contatto un passato non troppo lontano fatto di linee essenziali ed espressive, con un passato più remoto carico di dettagli più indirizzati ad essere motivi estetici: le parole di Carol Rama “Le carte in regola, la carta in regola in amore, nell’arte, nella vita, va sempre male…” assumono un ruolo chiave, perché è proprio attorno sostantivo carta che la Steckholzer fa ruotare queste 17 illustrazioni dei tarocchi. Ogni carta ritrae un personaggio diverso, dalla Giustizia al Matto, dalla Morte al Mondo, portandoli ad un livello di astrazione che l’effetto-acquerello del pigmento su carta riesce a restituire decisamente in modo efficace. 

La percezione d’insieme lascia un retrogusto d’inquietudine, ma risulta apposito se consideriamo il gioco delle carte in questione, che possiedono di per sé un’aurea di mistico ed incognita. Eppure, queste immagini racchiudono indefiniti rimandi e significati, tanto che il senso d’inquietudine lascia tranquillamente spazio alla meraviglia e alla curiosità. E forse è proprio questo che l’artista ha provato e ha voluto trasmettere.

Quartz Studio
Via Giulia di Barolo, 18/D – 10124 Torino
Preferisco mantenere le cose ruvide in superficie
fino al 23 ottobre 2021
info: su appuntamento
www.quartzstudio.net