Paola Pezzi, D’acqua, 2018 PVC - cm.100 x 15

Paola Pezzi. Continuum

Fino al 30 giugno, alla Galleria Il Milione di Milano, Paola Pezzi presenta la personale Continuum

Il titolo che l’artista ha scelto per la sua ultima mostra milanese è quanto mai appropriato, ed è una sorta di dichiarazione di intenti e di poetica.

Non si può capire infatti l’opera di Paola Pezzi se non si ripercorre a ritroso il suo cammino, risalendo su su, fino all’inizio. Alla fine degli anni Ottanta del Novecento, l’artista bresciana ha fatto partire il suo infinito flusso di sculture da un primo atto cruento, lo smembramento di un suo lavoro giovanile che fece a pezzi, sotterrandone i frammenti. Quei lacerti impregnati di terra, disseppelliti dopo qualche tempo, furono le sue prime sculture, in cui i frammenti terrosi, quasi zolle, venivano riuniti a due a due, fasciati con tele talvolta colorate con semplici striature, in una rinascita che li trasformava profondamente. Ma se ciò che era prima non è più riconoscibile, è tuttavia presente e fondamentale, perché è il materiale di base con cui viene costruita la nuova scultura.

Come una novella Iside che ricompone le membra del suo amato Osiride e rende loro la vita, Paola Pezzi ricompone il corpo smembrato della scultura, ricuce i brani della memoria che aveva sepolto e li fa rivivere creando nuovi e freschi germogli.

Novella Iside e novella Proserpina, ma anche rinnovata Circe, Paola Pezzi trasforma ciò che le viene a portata di mano, materiali eterogenei che sono accomunati dall’essere parte del suo quotidiano, espressione della sua vita che come ogni vita umana fluisce in continua metamorfosi, riflettendo e riverberando i ritmi della natura stessa, che nasce e muore e rinasce, nell’eterno rinnovarsi della primavera dopo il silenzio dell’inverno. Il mito antico aveva una radice profonda nell’esperienza umana del ciclo di vita e morte e rinascita, Paola Pezzi lo ritrova istintivamente, quasi con un potere sciamanico, nel suo quotidiano fare.

La sua opera è scultura o pittura? Non c’è dilemma; Paola Pezzi rinnova il gesto iniziale del guarire fasciando e ricomponendo, riportando alla loro comune matrice le tradizionali categorie che dissezionano il corpo dell’arte che, per Paola Pezzi, è un corpo unico, come il grande corpo della terra, l’animamundidi cui l’arte è l’immagine.

Ecco, dunque, che negli anni Duemila le sue sculture diventano il soggetto di dipinti coloratissimi, in cui l’artista dà prova di una maestria cromatica che fa pensare alla musicalità degli accordi colorati di Matisse; sono ritratti delle sue sculture, collocate nel suo studio, sculture che si moltiplicano e i ritratti le moltiplicano a loro volta. Le sue sculture sono da appendere alla parete, come quadri. Sono spesso vortici in movimento lento, come il movimento impercettibile e possente della vegetazione che cresce e si dilata conquistando lo spazio. Le sue opere sono di piccole dimensioni ma sono densissime, come è densa la minuscola dimensione del DNA che ha in sé il progetto di una vita.

Per questo motivo l’opera di Paola Pezzi si distingue con forza nel panorama dell’arte contemporanea, e mantiene nel tempo un carattere inconfondibile, un’identità che va oltre le variazioni di materiali e di forme.

La sua capacità di condensare idee in immagini potenti è all’origine della serie degli Infiammabili (2009), mappe della Terra composte con i fiammiferi, o di quella della Natura armata (2019), in cui ramoscelli di legno terminano in una punta, simile a quella delle matite, coperta da un cappuccio di metallo, come fossero frecce acuminate e letali, pronte a difendere la Natura dalle aggressioni umane.

Le opere esposte alla Galleria Il Milione appartengono a quattro famiglie: le matite, gli scavi, i rotoli e le onde. L’idea della metamorfosi è espressa dall’uso dei materiali, che si trasfigurano tanto da parere diversi, come nel caso delle frange di tessuto che sembrano pellicce ondose (Madreperlaceo, 2021), il tessuto che sembra rame (Tondo copper, 2019), il pvc che sembra cera o marmo, e che il titolo trasfigura nel liquido della vita (D’acqua, 2018).

L’idea di metamorfosi in senso quasi alchemico è nel banale quotidiano delle pagliette metalliche per pulire i piatti che per la scultura si trasmutano in materia preziosa (Oro, 2020), mentre una metamorfosi concettualmente ancora più sofisticata è quella del Volodimatitebianche(2024), strumenti del disegno che si stringono e si dilatano in scultura come candidi germogli e prendono il volo come i fogli di carta della veduta del Monte Fuji n 35 di Hokusai. Per dirlo con le parole della stessa Pezzi, “il disegno che dà origine e prima forma a un’idea si sintetizza nello strumento- matita; il movimento-rotazione delle matite crea disegni invisibili”.

Nella serie degli scavi, come in Piano sequenza 1 e 2 (2020) concepiti come “impronte dell’opera”, troviamo l’idea di spazio come matrice. Il vuoto viene scavato partendo dalla superficie degli strati di gomma espansa sovrapposti, così che l’opera “vera” è il positivo assente, il vuoto, di cui la materia diventa il negativo e ne custodisce l’impronta. Il suo lavoro infatti, come afferma l’artista, è spaziale, non oggettuale.

Paola Pezzi
Continuum
Galleria Il Milione
23 Aprile – 30 Giugno 2024
A cura di Alberto Mattia Martini