La Fondazione Dozza Città d’Arte ha inaugurato lo scorso 30 maggio FIABESKA, personale di Omar Galliani, curata da Agnese Tonelli. L’esposizione riunisce oltre quaranta opere, dagli anni Settanta a oggi, costruendo un percorso che attraversa più di cinque decenni di ricerca e restituisce la forza di un segno che, nel tempo, non ha mai smesso di fare domande.
FIABESKA è una mostra diversa da quelle a cui Galliani ha abituato il pubblico. Più raccolta, intima, attraversata da una sensibilità che sembra lasciare spazio a una dimensione profondamente femminile. Le sale medievali della Rocca accolgono un disegno delicato, quasi sussurrato, che si misura con temi quali la figura di Matilde di Canossa, la rosa, il corpo e l’universo femminile.

Il percorso si apre con Cavalieri d’ellissi, un grande olio del 1988 nel quale la storia si intreccia al mito attraverso la figura di Matilde di Canossa. La contessa, vista di spalle, è circondata da un paesaggio innevato, solcato da impronte che evocano il cammino dell’esercito verso Canossa, luogo emblematico della riconciliazione tra impero e papato.
Nella seconda sala, il ciclo Soltanto Rose: la rosa, simbolo mariano per eccellenza, emblema del sacrificio e della rinascita, viene indagata attraverso un sottile strato di grafite. L’origine di questa serie affonda nell’incontro dell’artista con la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto, nel quale alcuni putti spargono petali di rosa. Quelli di Galliani sono petali neri che si depositano sulla carta, presenze leggere pronte a dissolversi lasciando soltanto tracce.

Il viaggio prosegue verso Oriente con Tracce tra seta e inchiostro, serie di carte-seta cinesi provenienti da geografie lontane. Il tratto è fluido, liquido; volti e forme si fondono con disegni anatomici accesi di rosso. Una scrittura visiva che si lascia contaminare da culture e paesaggi differenti, senza mai perdere il proprio centro. La presenza di Matilde riappare in modo discreto, affidata a un piccolo sigillo posto in basso, una firma nascosta nel tessuto.
Al centro della sala, una grande spada in acciaio inox conduce lo sguardo verso Rosso cadmio, un piccolo olio degli anni Ottanta. Il progetto originario, concepito per il convento di Santa Rita da Cascia, prevedeva una spada sospesa, simbolicamente guidata dall’Arcangelo Michele, in dialogo con un reliquiario contenente il cuore di una monaca. A Dozza, Galliani sostituisce idealmente la reliquia con la pittura, affidando all’olio il compito di restituire la densità del sangue e della materia organica. Spada e dipinto, cercandosi, si completano.
Sulla parete opposta, l’allestimento si fa intimo, quasi domestico. Al centro, FIABESKA, ritratto della moglie Laura durante la gravidanza. La donna, colta nel tempo dell’attesa, tiene tra le mani una rosa. Il fiore diventa il punto d’incontro tra le diverse narrazioni che abitano la mostra: la dimensione privata dell’artista, la presenza concreta della donna amata e l’immagine archetipica del femminile, che attraversa l’iconografia mariana. «Un piccolo disegno apre questo canto tra le mani di Laura», racconta Omar Galliani, «e si proietta nel tempo attraversando fiumi, laghi, oceani che hanno visto i miei viaggi disegnarsi tra Oriente e Occidente. Dedico questa mostra alle tante opere mai realizzate e che, come nelle fiabe, lasciano alla fine dell’ultima riga il desiderio di… ricominciare». Attorno a Laura, il ciclo Botanica: fiori e piante osservati e disegnati dal vero, tra le rive del Po e il giardino dell’artista, all’interno di una serra invernale coltivata insieme alla moglie. Le immagini si moltiplicano, si riflettono e si sdoppiano sulla carta, generando un giardino che sembra espandersi e avvolgere la figura femminile in un abbraccio riservato.


Non mancano le grandi tavole a grafite, cifra distintiva della poetica di Galliani, accanto alle quali viene presentato per la prima volta Arma Dei, grande spolvero preparatorio dell’opera realizzata per il Castello di Canossa. Ancora una volta è Matilde a emergere dal segno: non una figura storica restituita dalla cronaca, ma un volto immaginato, idealizzato, sognato.
Durante l’inaugurazione, inoltre, è stato presentato il leporello d’artista Ti accarezzerò a mezzanotte, realizzato da Cichinobrigante e prodotto dalla Fondazione Dozza Città d’Arte. Stampato in dodecacromia e sviluppato orizzontalmente per circa tre metri, il libro si dispiega come una narrazione continua che raccoglie alcuni degli elementi più riconoscibili della ricerca di Galliani: la linea grafitica, le tracce di inchiostro rosso, il gesto ambiguo dell’accarezzare e dell’incidere, fino alla comparsa finale del volto, elemento centrale nella sua poetica. In mostra è esposta l’opera originale, realizzata a Filadelfia nel 1999. Da un artiglio, segno di tensione e aggressività, si sviluppa una linea che conduce verso un volto femminile, attraversando macchie di inchiostro che evocano ferite, passaggi, tracce lasciate dal corpo sulla carta.



FIABESKA è una mostra delicata, ma non fragile. La carta si lascia attraversare dalla grafite e si macchia d’inchiostro: la leggerezza convive con la ferita, la fiaba con la storia, l’intimità con il simbolo. Omar Galliani costruisce un racconto che guarda al passato senza indulgere nella nostalgia, dove ogni immagine diviene riflessione sul presente. Forse è proprio qui che risiede la forza di quest’esposizione: nella capacità di raccontare il femminile non come un soggetto, ma come condizione dello sguardo. Un femminile che attraversa i corpi, i paesaggi e la memoria, rendendo la fiaba non un luogo dell’immaginazione, ma una possibilità di conoscenza. Una narrazione fatta di ricordi, dolore e trasformazione.
La mostra FIABESKA di Omar Galliani, a cura di Agnese Tonelli e presentata dalla Fondazione Dozza Città d’Arte, è aperta al pubblico dal 30 maggio al 30 agosto 2026.

