ArtVerona 2026

Oltre la linea

La Galleria Febo e Dafne di Torino invita a una riflessione complessa sul concetto di limite, di bidimensionalità e di profondità. E lo fa mettendo in dialogo la ricerca di Vittorio Asteriti e quella di Vincenzo Frattini nella bipersonale Oltre la linea, curata da Carina Leal.

La mostra, visitabile fino al 20 dicembre, utilizza l’elemento geometrico della linea non come mero contorno, ma come un vero e proprio motto che spinge entrambi gli artisti a interrogare lo spazio pittorico in modi radicalmente diversi, ma complementari, aprendo così le porte a un nuovo universo estetico. In concomitanza con la settimana d’arte torinese, e in collaborazione con alcune gallerie del network TAG, la project room dello spazio ha accolto anche un’opera di Pepa Prieto, artista di punta della rinomata galleria maiorchina CCA Andratx e tra le voci più promettenti dell’arte spagnola contemporanea. Prieto si distingue per la sua profonda capacità di esplorare la connessione tra astrazione e memoria, elaborando un linguaggio visivo unico che lei stessa descrive come un “processo di ricomposizione di frammenti” della realtà.

“Oltre la linea” rappresenta un esercizio di anatomia sul confine tra geometria ottica e materia scavata, mettendo a confronto le visioni di Vittorio Asteriti e Vincenzo Frattini. Il tema centrale che funge da trait d’union tra i loro lavori è il concetto di linea, intesa in ogni sua accezione geometrica, dal tratto dritto alla traiettoria curva, dall’orientamento orizzontale a quello obliquo. Le opere esibite si distinguono per un ricco ventaglio di cromie, supporti e metodologie inedite che trasportano il visitatore in una nuova dimensione pittorica.

Nelle creazioni di Vittorio Asteriti la superficie diviene un terreno fertile per la pura esplorazione visiva. La serie intitolata Linee si configura come un’applicazione rigorosa di ordine e sensibilità, in cui l’intera superficie è satura di una tessitura densa di strisce verticali, tutte perfettamente in asse. L’artista abbandona qualsiasi traccia di racconto esplicito per privilegiare una gestione sapiente della luminosità e della saturazione, inducendo una sensazione di quasi-vibrazione. Il dipinto cessa di essere un oggetto passivo per diventare uno strumento che stimola i sensi: la visione dell’osservatore è impegnata in un’interazione costante, oscillando tra il dettaglio e la visione d’insieme. Avvicinandosi, si è rapiti dalle sottili irregolarità della texture e dalla profondità del pigmento; ma quando ci si allontana, il fitto susseguirsi delle cromie innesca una sorta di armonia visiva, un fenomeno di interferenza luminosa che evoca una cadenza ritmica e temporale, come se ogni segmento di colore fosse un frammento di tempo isolato che entra in risonanza con gli altri in una continuità quasi melodica. Asteriti, infatti, traccia segmenti cromatici paralleli, meticolosamente orientati in verticale. Questi toni si succedono con una combinazione di razionalità compositiva e fervore emotivo. La successione di questi intervalli stabilisce un ritmo serrato e dinamico: il quadro si presenta come uno spartito musicale, un’esaltante sfida creativa. L’incessante variazione dei colori porta l’occhio a perdersi tra le fasce che scandiscono il tempo dell’opera.

Vincenzo Frattini sfida la nozione di linea e di perimetro attraverso un approccio quasi tattile e vigoroso. Non aggiunge materia per ottenere la tridimensionalità, ma la ottiene attraverso la rimozione. La sua pratica mira a superare la limitazione bidimensionale imposta dalla superficie convenzionale. Nella serie Pittura ovale, l’artista concepisce una sorta di enigma cromatico: un anello esterno funge da bordo per contenere segmenti di legno intensamente colorati che si incastrano con precisione, spesso convergendo verso un centro lasciato nitido e contemplativo. Questa transizione dal caos esterno alla serenità interna è espressa chiaramente dai margini, che fungono da vero e proprio varco verso una dimensione percettiva e psicologica. Ancora più incisiva è la sua serie Pittura per sottrazione, in cui la superficie pittorica non è più il risultato di strati sovrapposti, ma viene liberata tramite l’incisione. Frattini accumula e poi scava la materia in diversi punti, praticando delle incisioni profonde che permettono alla luce di irrompere negli spazi vuoti, rivelando composizioni inedite e ricche di colore. Le figure che emergono da questo processo non sono dipinte nel senso tradizionale, ma sono l’esito diretto del contrasto tra pieno e assenza, conferendo all’opera una profondità fisica che eleva la pittura a vero e proprio oggetto plastico. L’artista, in sintesi, conferisce corpo alla pittura, accumulando pigmenti e facendo depositare il tempo. Successivamente, aggredisce la superficie dell’opera, incidendola con strumenti appuntiti, in modo da svelare gli strati nascosti. Queste fenditure sulla pelle dell’opera si trasformano in abissi colorati, galassie fantastiche composte da innumerevoli micromondi cromatici. Il risultato è un autentico spettacolo visivo per l’osservatore.

Entrambi gli artisti, dunque, in modi opposti, uno attraverso il rigore dell’ottica, l’altro attraverso la concretezza della materia, varcano la linea dell’opera d’arte, ridefinendo il rapporto tra segno, colore e spazio.

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