Non solo Piano. Genova città di architetti

Una nuova brillante iniziativa sottolinea la ripresa delle attività della Fondazione di Palazzo Ducale.

Parliamo di “Architetture genovesi del Novecento nelle collezioni della Wolfsoniana”, a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone, che sorprendentemente ci introdurrà alla fine alla magnifica Cappella del Doge. Vi si accede infatti  “passando dal Novecento”, dalle architetture che contraddistinsero i primi decenni del “secolo breve” a Genova. Le grandi committenze cambiarono il volto alla Città, che ci sorprende “sospesa” sopra la nostra testa grazie alle gigantografie sovrastanti l’accesso nel Porticato Maggiore.

Gli architetti, a differenza degli artisti, sono ancora i grandi interlocutori della committenza.
Il cuore della mostra sono i disegni preziosi, le tavole di progetto ingiallite e sbiadite, ormai delicatissime, e perciò è tanto più importante l’attenzione che a questo periodo riservano i curatori,  responsabili della Fondazione Wolfson dove sono custodite. Le legende delle tavole, lavoratissime, tra riccioli e volute,  permettono di condividere la provenienza  dai vari studi professionali attivi a Genova e non solo, nella prima metà del Novecento, nonostante fossero anni, sappiamo bene funestati dai conflitti che sconvolsero il mondo occidentale. 

La città in quegli anni subi un’accelerazione della metamorfosi concettuale e radicale  che vide i suoi primordi  dopo il 1815. Il  Congresso di Vienna  che sancí la fine della Repubblica di Genova e l’annessione della Liguria al Regno di Sardegna, incise sulla morfologia della città che  cominciò a risentire delle  dinamiche emergenti, politiche, sociali ed economiche. Il processo di trasformazione che si consolidò negli anni Venti, attraversò tutto l’Ottocento, che negli anni ’70 vide la distruzione delle terrazze di marmo, tracciato che esisteva già nel Cinquecento e si ripresentò puntualmente  poi con la sopraelevata.
Furono varati piani urbanistici che videro la realizzazione di poli direzionali decentrati per allargarsi al di là del contesto della città medievale  che aveva in Palazzo Ducale il proprio baricentro.

Il percorso espositivo inizia con la tavola della Fontana di Piazza De Ferrari,  progetto di Crosa di Vergagni il quale, per sottolineare  l’unicità della coppa iottenuta dai cantieri Ansaldo, fece zampillare l’acqua in verticale da un unico ugello, acqua che tracimava poi dolcemente dal bordo. La coppa fu una realizzazione “impossibile’” frutto di un’unica fusione in bronzo. Oggi avvilita nella sua progettualità è invisibile sotto i getti d’acqua dei mortai che la circondano. A Ponente invece  Adolfo Ravinetti autore  delle aree di Campi destinate alla produzione di mezzi e materiali militari, riusci a coniugare  moderne esigenze funzionali con suggestioni architettoniche d’impianto classico. In centro il polo  del commercio e della finanza fu ubicato nella nascente Piazza Dante, edificata ad un passo da Palazzo Ducale alla fine degli anni trenta. In  mostra ė documentata dal palazzo Terzano ancora a firma di Giuseppe Crosa di Vergani, improntato nella sua linea austera ai modelli architettonici d’oltreoceano, a questa si contrapposero  i luoghi dello svago e del tempo libero, come nel caso della sede dello Yacht Club, nuovamente opera di Crosa, o le Piscine d’Albaro di Paride Contri. A Levante fu rivoluzionaria  copertura del Bisagno progetto di Giuseppe Cannovale, ingegnere originario di Messina attivo a Genova sin dai primi anni del Novecento. Il cantiere, dopo una lunga fase progettuale,  per vederne la fine richiese poi 11 anni dal 1919, alla fine del 1930. Accanto fu disegnata Piazza della Vittoria ideata all’insegna di un grande respiro, da Marcello Piacentini, ma al progetto concorsero diversi artisti e architetti allora attivi a Genova, tra i quali Beniamino Bellati e Alfredo Fineschi.

Una mostra da non perdere, che colma un vuoto dando una visione d’insieme dell’architettura genovese e che come dicevamo all’inizio ci conduce sorprendendoci ulteriormente alla magnifica Cappella del Doge dove trionfa la Madonna dello Schiaffino. La mostra è a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone.

Visite guidate alla mostra, alla Cappella del Doge e al Salone del Maggior Consiglio a cura dell’Associazione Genova in Mostra:
venerdì 11, sabato 12 e domenica 13 settembre, ore 16
venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 settembre, ore 16

Il numero massimo di partecipanti è di 10 persone, mascherina obbligatoria. Prenotazioni: info@genovainmostra.it – 3703289126 Costo 10€

Tiziana Leopizzi

Architetto, giornalista iscritta all’albo da circa 25 anni, è stata nominata accademico ad honorem per la sua scelta di diffondere i valori dell’arte e della cultura in modo semplice e trasversale. È membro quindi dell’AADFI l’Accademia delle Arti del Disegno, la più antica d’Europa, voluta da Cosimo I e Giorgio Vasari nel 1563, che vanta come primo Accademico Michelangelo. Recentemente nel 2018 è stata nominata Ambasciatore della Città di Genova nel Mondo. Il suo mentore è Leonardo da Vinci il cui CV che non manca occasione di publicare, è fonte di saperi inestimabili per tutti noi. Usa l’arte come strumento di comunicazione realizzando progetti in Italia e all'estero.