Art Verona Digital Edition
Vista Nobuya Abe, 2020 - Courtesy Galleria Studio Gariboldi, Milano - Photo Giuseppe Cristian Bonanomi

Nobuya Abe | E luce fu

Gli stimoli visivi dell’artista che presentò Fontana al Giappone allo Studio Gariboldi di Lambrate.

Inaugurata pre-emergenza sanitaria, la personale dedicata a Nobuya Abe (Niigata, Giappone 1913 – Roma, 1971) allestita nello spazio di via Ventura 5 raccoglie 13 opere realizzate in Italia tra il 1960 e il 1970.

Passaporto nipponico e residency italiana, più precisamente romana (dal 1962 fino alla scomparsa), per il maestro che contribuì alla diffusione della conoscenza di Lucio Fontana nel Paese del Sol Levante.
Autodidatta, Abe muove i primi passi districandosi tra cubismo, surrealismo e astrattismo fino alla compartecipazione al gruppo locale L’Illumination: un’avanguardia nella quale coesistono astrattismo organico e surrealismo.
Girovago tra biennali e mostre internazionali si stabilirà definitivamente in Italia dal 1962.
La vita mediterranea, il Gruppo Zero, lo Spazialismo e i contatti continui con Fontana, Manzoni e la scena artistica milanese ed europea lo convinceranno a rispolverare, a distanza di quasi 30 anni, quel medesimo concetto che guidò il gruppo giapponese dal 1939.

Con la rassegna presentata nel giugno del 1967 a L’argentario di Trento, il nuovo gruppo Illumination comprende Mira Brtka, Milena Cubrakovic, Marcia Hafif, Paolo Patelli, Aldo Schmid e Abe ne detta il manifesto programmatico.
E se il precedente gruppo giapponese aveva citato Rimbaud e la sua illumination interpretata come l’arte di illuminare prosa e poesia, per il nuovo gruppo Abe poggia su Larousse la nuova illumination intesa come action d’illuminer, l’azione di illuminare come penetrazione e puntualizzazione della coscienza.

Il colore è luce e il colore è luce dello spirito umano separato dal resto della natura.

Ferreo rispetto alla lusinghe della Pop art, Abe mescola la pulizia cromatica del secondo futurismo italiano allo spazio morale dell’approccio orientale all’arte. 
Taglienti come lame di Hattori Hanzo, i bordi di campiture e collage seguono un moralismo fatto di luce e colore del tutto estraneo alle volumetrie del secondo futurismo.
Il ciclo in mostra evidenzia come negli ultimi 10 anni della sua vita Abe si sia esclusivamente concentrato sul valore della percezione visiva e sul processo della sua messa in forma. Lo stucco, il collage e le precise campiture di acrilico accostano il maestro giapponese all’astrattismo geometrico e sono propedeutici ad un differente stimolo visivo da parte del visitatore di questo semisotterraneo white cube aperto sul meraviglioso cortile di via Ventura 5. 
Sebbene sia logisticamente più accessibile e teatro dei consueti giri da Fuorisalone, sembra che l’avventura Ventura Lambrate non riesca ad assicurare allo Studio Gariboldi quel normale flusso garantito dalla precedente sede in corso Monforte 23, soprattuto in quest’ultimo anno di restrizioni.
Luoghi notoriamente “affollati”, allo stato attuale dell’emergenza sanitaria non è ancora possibile prevedere se e quando le gallerie potranno nuovamente essere appannaggio non solo di compratori ma di visitatori d’arte. In ogni caso, per la Galleria in questione, ci si dovrà probabilmente aspettare fra non molto una riapertura ad un altro indirizzo.


Nobuya Abe
dal 20 ottobre al 15 Dicembre 2020
Aperto su appuntamento

STUDIO GARIBOLDIVia Giovanni Ventura 5, 20134 Milano