Nell’ambito della rassegna ESPOSTA. Arte ad alta quota, la Galleria Umberto Benappi di Torino, nell’uso spazio di Sansicario Alto (To), ospita fino al 10 agosto 2025 la mostra Nel solco della voce, personale di Marzio Zorio, curata da Valentina Muzi in collaborazione con la Galleria 10&zerouno di Venezia. L’esposizione, sostenuta dal contributo creativo di Riccardo Pietrantonio, trasforma la sede montana della galleria in un territorio d’ascolto dove la voce – intesa non come mero strumento linguistico ma come fenomeno incarnato, vibrante e pulsionale – diventa chiave di lettura per esperire il mondo.
Il progetto si sviluppa a partire da una riflessione filosofica e psicoanalitica sulla natura della voce, in dialogo con il pensiero di Jacques Derrida, Giorgio Agamben e Jacques Lacan. Zorio ne esplora il carattere ambiguo e stratificato: “non-più” e “non-ancora”, soglia tra il corpo e lo spazio, tra il presente e la memoria. Una vibrazione che precede la parola, che si sottrae alla logica per affermare la propria irriducibile singolarità.
L’artista piemontese articola questo percorso attraverso una serie di installazioni in cui il suono non è solo elemento percettivo, ma forza generatrice di senso e relazione. Mitopoiesi (Stupor vacui – sirene) è il primo incontro, un’opera che evoca l’inconscio attraverso versi non umani custoditi in involucri vitrei: un ascolto intimo che richiama la memoria arcaica del suono. Con Biblioteca, installazione composta da barre lignee incise sonoricamente, lo spettatore è invitato a toccare, leggere, ascoltare, diventando parte attiva di un sapere sensibile. In Moti umani, l’impeto collettivo si imprime su bobine di carta, tracciando un paesaggio sonoro in cui le masse diventano eco visiva. Infine, Bussola offre una guida evanescente, che disorienta e orienta, lasciando emergere la voce come presenza sfuggente ma vitale.



L’approccio di Zorio – che da anni indaga le proprietà spaziali del suono e la sua relazione con l’architettura, l’ambiente e il corpo umano – si fa qui particolarmente radicale, disancorando la voce dal suo ancoraggio corporeo per trasformarla in materia viva, percorribile, emotiva. Il visitatore non osserva soltanto: ascolta, si orienta, si perde, ritrova una direzione.
La mostra conferma l’attitudine interdisciplinare di Zorio, già attivo tra arti visive e musica sperimentale. Dopo aver collaborato con Nicolas Jaar per la creazione di strumenti musicali e per l’album Telas, e aver dato vita al progetto BRUMA, l’artista continua a esplorare i territori liminali del suono, fondendo scultura, installazione, performance e ambienti sonori.
Nel solco della voce è, in ultima istanza, un invito a ripensare l’ascolto come gesto estetico e politico, a rimanere in quella soglia in cui il suono non si è ancora fatto parola ma già traccia un mondo. A Sansicario Alto, tra le vette e il silenzio, la voce si fa spazio. E ci chiama.

