L’opera di Anselm Kiefer si innesta in un sogno ideale che si sofferma a riflettere tra memoria e metamorfosi, tra segni e potere dei simboli. Con le sue figure prototipo della cultura occidentale, tra rovina e monumento si manifestano opere archetipe, presenze mitiche e corpi simbolici.
Il Ravello Festival, alla sua 73ma edizione, conferma il proprio ruolo nei linguaggi multidisciplinari, tra musica, arti visive. In un luogo che ha dato ospitalità a figure come il compositore Richard Wagner, Philip Glass, lo scrittore americano Gore Vidal e, non ultima, la significativa mostra del 2017 Standing with truth for Ravello 2017 di Francesco Clemente a cura di Laura Valente: un’installazione site-specific pensata per Villa Rufolo a partire dalla serie Encaptament declinata sul tema delle Tende.
La mostra di Kiefer, installata all’interno della Villa lungo il percorso della dimora storica e nei suoi giardini, realizzati e progettati nel XIX secolo da Francis Nevile Reid, entra in relazione con l’architettura e il paesaggio che lo circonda, un genius loci del maestro tedesco.
Il marcato contrasto tra la materia delle opere e la fluidità del giardino aggettante sul mare rimarca volontariamente l’inquietudine che vive tra rovine e sbocciature e lo stimolo della poetica visionaria dell’artista tedesco.
La mostra di Anselm Kiefer vuole stabilire un fil rouge con il soggiorno che Wagner fece a Ravello nel 1880. Un modo per identificare l’idea o il principio che sta alla base di una strategia ben chiara; per mantenere la coerenza e il legame che hanno caratterizzato la vita dell’artista; per eleggere ancora una volta Ravello come crocevia simbolico tra i popoli del nord Europa e la cultura del Sud nella universale ricerca di un archetipo mitologico condiviso.
Nato nel 1945 in Germania Anselm Kiefer è considerato uno dei più importanti artisti viventi. Al confine tra linguaggio visivo e pensiero filosofico la sua opera interroga le radici della cultura europea con una forza poetica visionaria.
Nel lavoro di Kiefer la figura femminile ha spesso occupato un posto centrale: la madre archetipica, o Grande Madre, rappresenta la potenza generatrice e creatrice della vita, incarnando sia aspetti positivi sia negativi. È figura di nutrimento, protezione, accoglienza, ma anche di distruzione, mistero e trasformazione, legata ai cicli di nascita e morte.
Il lavoro a villa Rufolo si riferisce al superamento di barriere e stereotipi riguardo la ridefinizione del ruolo della donna nell’arte sia come creatrice sia come soggetto rappresentato.
Per l’artista Anselm Kiefer «Le donne sono sempre state molto più potenti degli uomini per questo gli uomini hanno inventato ogni stratagemma culturale per lasciarle ai margini».
La rappresentazione nelle Donne dell’Antichità è un ruolo tematico emblematico che rimanda a personaggi della mitologia greco-romana e delle narrazioni orali nordiche. Apparizioni sospese, nomi evocativi come Paete che si riferisce alla storia di Arria e Cecina Peto, Gezabele regina di Israele e moglie di Acab, poi ancora Ave Maria, Turris Eburnea, richiamano alla Vergine Maria; Apollodors Liste con il suo velo cadente dirige lo svolgersi di una geometria a spirale in metallo tipo piombo – da sempre utilizzato lo troviamo anche nei suoi lavori della mostra del 2004 al museo archeologico Nazionale di Napoli a cura diEduardo Cicelyn e Mario Codognato -.
Troviamo ordinate in serie alcune fotografie che ritraggono rovine di architetture, segni e simboli archetipi. Le figure senza volto dell’artista intersecano il percorso della mostra come carcasse ricche di memorie con le loro molteplici stratificazioni che paiono essere fuori dal tempo.
Completano il percorso alcune teche in vetro che sembrano riprodurre reliquiari ex voto. Sono contenitori delicati, fragili, un ogetto tra sacro e profano, in cui si innestano elementi misti a natura e artificio: parole, piombo, foglie, ferro e cenere; come una strato di pelle “semipermeabile”, dichiara Kiefer, che connette al mondo l’opera con tutta la sua vulnerabilità e delicatezza. La teca di vetro si offre come un altare maggiore in chiave contemporanea il cui fruitore è chiamato a confrontarsi con la conoscenza poetica, filosofica e sociale.
Nel percorso artistico di Kiefer si uniscono mito, religione, misticismo, poesia, filosofia. Ogni sua produzione esprime il non limite nelle sue opere, non solo nella monumentalità o nella materialità, ma soprattutto nell’infinita ricchezza di risorse con le quali sonda le quei passaggi più alti della memoria e del passato.
