Mario Cresci: la circolarità del tempo e la storicità dell’opera

Negli spazi dell’ICCD (Istituto Centrale  per il Catalogo e la Documentazione) del MiBACT  a Roma, inaugurata il 23 giugno, è visitabile fino al 30 ottobre la mostra di Mario Cresci  “ L’oro del tempo”, realizzatanell’ambito del  progetto “ artisti in residenza”  . L’esposizione, curata da Francesca Fabiani , già rinviata per l’emergenza sanitaria da Covid 19, presenta al pubblico l’esitodell’incontro tra  l’ immenso archivio dell’ICCD e lo sguardo analitico,progettuale di Cresci, annoverato tra i maestri della fotografia italiana contemporanea che hanno contribuito a innovarne il linguaggio.

Il progetto rientra nelle politiche sul contemporaneo  portate avanti dall’Istituto  con l’obiettivo di rileggere, attraverso una successione di sguardi  d’autore, le sue straordinarie  raccolte fotografiche storiche e, contestualmente,  promuovere nuove produzioni con cui arricchire ulteriormente le proprie collezioni. Il  percorso di visione di Cresci  nell’archivio romano è diventato  un  affascinante  viaggio di scoperta  tra depositi di  memorie fotografiche, di  antiche lastre, di immagini, di segni, di storie, di emozioni visive; un particolare attraversamento del tempo che si offre a interventi creativi, a contaminazioni  segniche. 

La sua formazione di fotografo,  in cui convive la dimensione più  ampia di  “operatore del visivo” che rimanda al  design, alla grafica e più in generale all’arte, trova negli spazi archivistici  dell’ICCD materia  prima essenziale su cui innestare ipotesi, idee progettuali,  nuove  possibilità di ricerca. Tra centinaia di fotografie  che  scorrono davanti ai suoi occhi, egli sofferma la propria attenzione  sui numerosi ritratti  della raccolta  di foto dell’archivio di Mario Nunes Vais. Dalla  visione delle sue foto, realizzate a Firenze tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, inizia a prendere consistenza in lui “il tema dell’umano e della sua rappresentazione fotografica ” e  , in questa direzione,  sceglie  una serie di fotografie con soggetti femminili, perché gli è sembrato – come lui stesso spiega –  che avessero  maggiore  ricchezza di dettagli e maggiore libertà di posizioni rispetto ai ritratti  maschili piuttosto omologati tra loro.La sua esplorazione analitica  approda poi ad un’ulteriore scelta,  ossia a fotografie di sculture di epoca romana( realizzate nelle gipsoteche della Capitale), spesso copie di opere greche, in cui rintracciare le radici generative dell’universo scultoreo classico. Due direzioni d’indagine, quindi, quelle enucleate da Cresci, che si intrecciano e si sovrappongono nello sviluppo  del pensiero visivo che  dall’umano al femminile proposto dalle  fotografie di  Vais  conduce all’umano delle sculture, e viceversa, in uno scambievole flusso di  immagini  in cui stratificazioni  segniche, dettagli plastici, narrazioni sociali e storiche diventano elementi funzionali a trasformazioni formali e linguistiche.

 Quello  condotto da Cresci è un meticoloso processo di elaborazione che va dalla  fotografia ad alta risoluzione dei soggetti prescelti, alla post produzione  digitale, agli interventi di manipolazione sulla  struttura compositiva dell’immagine, all’inclusione in essa di nuovi segni e forme che non snaturano l’originale, bensì propongono una pluralità di sguardi e di visioni  in un intenso scambio dialogico tra passato e presente tra l’antico dei rimandi evocativi e l’attualità creativa dei suoi segni. Questo complesso e paziente procedimento operativo   giunge a conclusione con la realizzazione di 29 opere  fotografiche, identificate con i numeri d’inventario invece che da didascalie, a   richiamare lo stesso concetto d’archivio e nonché la loro derivazione e collocazione fisica. Esse sono confluite in questa mostra che, non a caso, emblematicamente si intitola “L’oro del tempo”. 

Il tempo  è quello di una storicità riscritta, in cui il luogo della rappresentazione viene  costantemente spostato, in bilico tra un’ immagine che  affiora dalla densità del tempo storico e una  rimodulazione figurale che spazia tra le distese senza tempo dell’arte. Le restituzioni fotografiche operate da Cresci propongonocontaminazioni tra linguaggi e tecniche, continui slittamenti di senso, rinviando di fatto  alle infinite possibilità combinatorie del segno, alla sua dimensione simbolica e illusoria e al destino di finzione che nella rappresentazione mette in gioco la verità. I suoi sono segni che si muovono, conquistano nuovi spazi di significato, “migrano” da  un confine all’altro nei territori del visivo, diventano altro, dicono della genesi del vedere e dell’emozione del ri-vedere, raccontano la loro origine pur allontanandosene. Così, osserviamo rapiti il frammento scultoreo di una testa muliebre  che si staglia nel  cielo sospeso del tempo: lo sguardo complice lo  scopre “costruito” con un dettaglio plastico prelevato dall’immagine originale che, moltiplicato nello spazio della foto, diventa elemento compositivo del tessuto percettivo. E che dire dell’elegante dettaglio prelevato da un raffinato ritratto di Nunes Vais!  Il cappello, fulcro dell’azione di mutazione visiva, diviene elemento geometrico modulare, forma  che si ripete, si alterna e si sovrappone  alle altre in un  gioco di trasparenze e di chiaroscuri, di alterazioni formali che segnano e disegnano; lo stesso con altre foto, altri  dettagli, altri segni,  che diventano geometrie, texture,  trasformazioni filiate da un’immagine che provocano trasformazioni nella stessa esperienza estetica inducendo a  riflessioni sul medium fotografico,  per l’autore sostanziale “pretesto per inventare variazioni impreviste”.

E “l’Oro” del titolo dà la giusta misura del tempo della storia, ri-vissuto e rivitalizzato attraverso il suo  sguardo; restituisce  il valore prezioso di scavo tra le sue pieghe sedimentate per generare altri significati e altre narrazioni riferite alla contemporaneità di chi guarda, ai suoi vissuti riflessi negli specchi alterati della realtà fotografica.

Mario Cresci
L’oro del Tempo

ICCD Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione MIBACT
Via San Michele, 18 – Roma
Fino al 30 ottobre 2020