Margaret Bourke-White
"Margaret Bourke-White in cima al Chrysler Building" (1932 ca) di Margaret Bourke-White. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection

Margaret Bourke-White, 1930-1960

Tutti i primati di una madre della fotografia statunistense in mostra da CAMERA a Torino

Come pittura e scultura, anche la fotografia si differenzia per genere a seconda del soggetto immortalato e, se vogliamo, dello stile di vita adottato dall’autore. Con l’avvento della nuova tecnologia, fissando la luce sulla pellicola si è stati in grado di restituire la realtà nel modo più fedele possibile, ma c’è chi è andato oltre il mero scopo del medium fotografico. La via di mezzo tra un artista e un fotografo è infatti riscontrabile in coloro che non si limitano a premere il pulsante, bensì studiano la composizione dell’immagine e rimangono in attesa (anche per parecchio tempo) per cogliere l’attimo perfetto.

Nella sua riscoperta di alcune delle personalità che hanno fatto la storia della fotografia al femminile, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia porta a Torino un nuovo nome, dopo i successi di Eve Arnold e Dorothea Lange: Margaret Bourke-White. In trent’anni di attività (per l’esposizione si è circoscritto un arco temporale che va dal 1930 fino al 1960) i primati della fotografa statunitense sono numerosi e a dir poco invidiabili. 

Nel 1936, la sua “Diga di Fort Peck” venne scelta come immagine di copertina del primo numero della rivista Life, con la quale collaborò per diversi anni. Se all’inizio l’interesse di Bourke-White era rivolto alle architetture industriali, per la loro imponenza e avanguardia, ben presto l’obiettivo fu indirizzato a campionare le diverse sfumature dell’umanità americana. Lo sguardo della fotografa si sofferma sulle ingiustizie in generale e sulla questione razziale più nello specifico, stilando un panorama che racconta i lati nascosti del sogno americano. L’indole da fotoreporter la conduce poi a voler valicare i confini, a cercare nuovi stimoli e a scoprire il mondo esterno in un momento storico tutt’altro che favorevole alla collaborazione tra nazioni. Siamo negli anni della Seconda guerra mondiale e comunque Bourke-White vuole volare oltreoceano ad immortalare ciò che gli Stati Uniti non vivono in prima persona. La sua grinta, il suo carisma e la sua intraprendenza la sostengono fino alla fine del conflitto, permettendole così di documentare la crudeltà e gli abomini inflitti dalla Germania nazista nell’anima e nel corpo di milioni di esseri umani. I ritratti più emblematici vedono invece in primo piano il volto di Stalin nel 1941 (fu la prima fotografa straniera ad avere la possibilità di scattare una foto al leader sovietico, nonché la prima occidentale ad essere ammessa nel paese) e Gandhi (col quale instaurò un rapporto confidenziale). 

Il percorso espositivo curato da Monica Poggi analizza e indaga accuratamente le tappe che hanno guidato Bourke-White verso il successo – personale più che in termini di fama – corredando le immagini appese e incorniciate con le riviste e i volumi in cui furono pubblicate, per un salto indietro nel tempo più realistico. 

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
via delle Rosine 18, 10123 – Torino
Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960
fino al 6 ottobre
info: dal lunedì alla domenica, 11.00-19.00; il giovedì, 11.00-21.00 (i giovedì di agosto, 11.00-19.00)
camera.to