Artista e fotografo/regista nato a Cremona da padre arbëreshë e madre belga, Manuel Scrima fin dagli esordi della sua carriera fa confluire nel suo lavoro ispirazioni classiche e neoclassiche, parte della sua educazione visiva, che spesso ama rapportare a culture distanti ed esotiche. Dopo il cosiddetto periodo Africano, iniziato nel 2006, che restituisce in immagini la dignità e la bellezza di un continente distorto dai racconti dei media, l’artista si cimenta con la fotografia di moda e comunicazione collaborando con molti brand tra i quali: Levi’s, Iceberg, Gucci, Les Hommes, Yamamay, Carlo Pignatelli, Romeo Gigli, Silvian Heach, Lancetti, IKEA, Malloni. Da ultimo il suo esordio cinematografico: è del 2019 il suo short film ICEBERG, approdato sulla piattaforma World Star Hip Hop, bibbia della musica americana, e successivamente premiato a Los Angeles e Atlanta. Nello stesso anno il premio alla regia a Milano per il fashion film WHOMAN e il premio Alfa alla fotografia ad Aci Reale per la sua carriera.
In occasione di questa sua personale viene presentato un corpus di opere inedite di grande formato (100×100 e 50×50 cm) stampate su lastre di vetro e plexiglass montate assieme, in una sovrapposizione di più livelli che ricreano la complessità dell’immagine finale. In aggiunta, un pavimento a mosaico di 200×200 cm, costituito da un puzzle di 400 mattonelle di pietra tagliate a mano, che riportano le stampe fotografiche con i soggetti creati dall’artista.
Disembody, il titolo della mostra, allude al processo creativo di Scrima che, muovendo dallo studio del corpo umano, sia quello maschile che femminile, approda a un’ immagine disincarnata, incorporea, astratta, separata dal corpo di partenza. La sua fotografia rivela una profonda passione per la cultura classica e umanistica: la perfezione formale della scultura e il sensuale edonismo delle ombre dei corpi sono il punto di partenza di un’indagine il cui esito si manifesta in una sintesi formale e stilistica in cui si fondono sagome astratte con linee geometriche attraverso un drammatico contrasto di chiari-scuri.
Una composizione fotografica legata all’idea di astrazione ma che si confronta anche con la storia dell’arte moderna: con le silhouette dei “Nudi Blu” di Henry Matisse, con i corpi scultorei di Robert Mapplethorpe, le rayografie di Man Ray, i fotogrammi astratti di Luigi Veronesi o ancora le polaroid di Paolo Gioli, tanto per citarne alcuni.
La mostra costituisce il primo appuntamento della rassegna New Post Human, evento che la galleria definisce un passo indietro necessario a prendere la rincorsa verso il nuovo, verso quel Post-Umano scaturito da questa situazione pandemica.
«Il periodo di emergenza sanitaria che ha investito non solo il nostro Paese, ma il mondo intero, ha posto tutti in una condizione di stasi che ha provocato indubbiamente molte riflessioni, sulla condizione dell’essere umano, sul suo modo di stare al mondo e di farne esperienza, sulle relazioni. Non sappiamo se da questo scaturirà un vero e proprio cambio di paradigma ma abbiamo immaginato questo momento come una sorta di stand-by dopo il quale si deve ripartire, sapendo che nulla sarà più come prima, anche se in fondo nulla è mai stato come prima. Fabbrica Eos con questa rassegna fa un apparente passo indietro a quella che è sempre stata la sua peculiarità, la proposta di artisti sempre nuovi e spesso al loro esordio; nel corso dell’anno presenteremo una serie di mostre i cui protagonisti sono autori “nuovi” per la galleria o per il mercato dell’arte.»
Manuel Scrima, disembodiedness 030 (Matisse) Manuel Scrima, disembodiedness 020 (Galatea) Manuel Scrima, disembodiedness 010 (Metopa)
Manuel Scrima Disembody a cura di Chiara Canali
Fabbrica Eos, Milano Piazzale A. Baiamonti 2
www.fabbricaeos.it / info@fabbricaeos.it
Inaugurazione giovedì 24 settembre dalle ore 18.30
In esposizione dal 25 settembre al 22 ottobre 2020