Maurizio Camerani, Make a Better World Now, Quartz Studio Torino, 2020. ©Beppe Giardino.

Make a Better World Now di Maurizio Camerani

Maurizio Camerani con la personale da Quartz Studio Torino mette in risalto uno specifico periodo della sua vita artistica che va dagli anni Settanta agli albori degli anni Ottanta. A cura di Anna Daneri.

Il percorso di un artista è importante per capire le tappe che l’hanno condotto all’attività del presente, in una riflessione capace di esplicare le decisioni prese nel corso della propria carriera. Ognuno di noi ha la possibilità di guardare indietro, ma ciò tendenzialmente avviene a livello mentale ripescando ricordi e memorie. Per un artista, invece, ciò è più facile, perché il materiale d’archivio è una testimonianza immobile, sempre a disposizione per ragionare sul “già fatto”.

Maurizio Camerani, Make a Better World Now, Quartz Studio Torino, 2020. ©Beppe Giardino.

Maurizio Camerani – Ferrara, classe 1951 – dà voce concreta a questo sguardo retrospettivo, mettendo in risalto uno specifico periodo della sua vita artistica che va dagli anni Settanta agli albori degli anni Ottanta. Con una serie di mostre orientate sempre sullo stesso tema, Camerani sbarca a Torino, presso Quartz Studio, con la curatela di Anna Daneri e il supporto di Massimo Marchetti, mostrando al pubblico dei lavori inediti, appartenenti al periodo in cui, assieme al gruppo Ricerche Inter/Media, venne organizzato autonomamente “Evento 77” a Ferrara. Per l’occasione, i membri del gruppo avevano all’epoca pensato una corrispondenza artistica tra artisti internazionali e persone della comunità ferrarese, al fine di creare una rete in grado di proporre inputda elaborare “a distanza”. Questa collaborazione, lontana dal mondo dell’arte convenzionale e dai suoi ideali, rimase sempre in secondo piano e mai riconosciuta per le effettive potenzialità che possedeva, cadendo nel dimenticatoio di chi ne fu protagonista e interprete. 

A quarant’anni di distanza, Maurizio Camerani ha deciso di rispolverare quei vecchi negativi e pellicole per permettere a quella realtà di tornare a galla, un modo – al contempo – per fermarsi un attimo, guardare alle impronte del passato e ripartire per un nuovo futuro.

Nello spazio torinese torna alla vita un pezzo di quella storia attraverso un ristretto numero di opere, il cui fulcro è rappresentato da “Make a better world now”(1977). Quest’opera è rappresentata sia fotograficamente, attraverso una stampa in bianco e nero dell’artista con in mano una bandiera recante la frase sopracitata intento a performare un’azione immortalata dall’obiettivo di una macchina fotografica; sia pittoricamente, in quanto riportata a lettere nere sulla parete. 

Maurizio Camerani, Make a Better World Now, Quartz Studio Torino, 2020. ©Beppe Giardino.

Sulla parete di sinistra, invece, due serie fotografiche sempre in bianco e nero: le otto immagini orizzontali “Vulcano” (1977) e le cinque verticali “Tutti lo sanno lo scandalo è inarrestabile come il nuovo in marcia” (1977). Entrambe le serie testimoniano l’azione performativa scaturita da un input lontano ed eseguita non dall’ideatore stesso, quindi, bensì da una persona agente che lo deve interpretare. Ciò che emerge è, dunque, il valore primario dell’idea che prescinde la realizzazione dell’opera, o perlomeno non ne è determinante a livello esecutivo. In questo modo, l’arte proclamata diventa un’arte quasi fluida, immateriale e condivisa tra diverse personalità, la quale viene tradotta in azioni altrettanto effimere catturate da un obiettivo fotografico. E tale è per dichiarare la non appartenenza e la non volontà di essere inscatolata all’interno di istituzioni quali musei e gallerie, per rimanere libera e viva.

Sulla parete di destra, invece, un’altra serie di fotografie col titolo “Furto di paesaggio” (1976), uno dei lavori presentati alla precedente mostra a Genova, rappresentante un’azione di lettura del paesaggio urbano; affiancata da un video “Altrove” (1981), a segnare la fase conclusiva delle azioni performative del suo lavoro degli anni Settanta e anticipante il passaggio a un linguaggio più scultoreo. Quest’ultimo, dunque, come tassello di partenza per una riflessione successiva; ma per il momento fermiamoci agli anni di “Evento 77”e rendiamo il mondo un posto migliore ora, che ne ha più bisogno che mai.

Quartz Studio
via Giulia di Barolo, 18/D – 10124, Torino
Maurizio CameraniMake a better world now
http://www.quartzstudio.net
Mostra visitata il 6 febbraio.
Attualmente la mostra è chiusa in ottemperanza al Dpcm del 9 marzo 2020 ma la chiusura, inizialmente prevista per il 4 aprile, è rimandata a nuova che sarà comunicata il prima possibile.