ArtVerona 2026
José Angelino, Chiara Bettazzi, Krizia Galfo, Emiliano Maggi, Guglielmo Maggini, Beatrice Pediconi, Saverio Tonoli, Installazione botanica di FLOVVER, Installation view "PER UN ATTIMO / STILL LIFE", Label201

Label201. Una seducente impermanenza

La mostra collettiva “PER UN ATTIMO / STILL LIFE” degli artisti José Angelino, Chiara Bettazzi, Krizia Galfo, Emiliano Maggi, Guglielmo Maggini,
Beatrice Pediconi, Saverio Tonoli, con l’installazione botanica di FLOVVER, a cura di Melania Rossi, è visitabile su appuntamento fino al 26 giugno, presso Label201 di Manuela Tognoli, a Roma.

È l’impossibilità del permanere di Chronos nella soglia, che precede l’inconsistenza, a invitare Kairos nella sua dimora per trainare le redini verso la sospensione temporale che risiede in un eterno presente, in quella soglia di transizione, ove si racchiude l’assimilazione di un significato autentico dell’esistenza. Unitamente, sorge la spoliazione dell’io che induce a un’essenzialità e a un dialogo con l’ignoto. Così, afferma Massimo Cacciari nell’intervista del 5 aprile 2025, a cura di Antonio Polito, per il Corriere della Sera: « … è il solo modo autentico di vivere. Vivere ogni momento come se fosse l’ultimo, rendendo ogni momento conto a noi stessi dei nostri atti, pronti in ogni istante a giudicarci (che non significa essere giudicati). Morire è un verbo, non un fatto: caratterizza ogni momento della nostra vita. Io non riuscirei a vivere neanche un istante se non fossi costantemente disposto a giudicarmi». Nella frazione di vita, indagata dalla mostra PER UN ATTIMO / STILL LIFE, a cura di Melania Rossi, l’introiettarsi origina pensiero e uno spazio dialogico con l’io, in grado di estrapolare, dalla produzione artistica degli artisti presenti, opere di significativa ricerca attorno a quello stesso istante, in un luogo che è possibile accostare a uno “spazio” di apparenza arendtiano di poiesis collettiva. Riferendoci ancora al pensiero di Cacciari, concretizziamo che la vita, nel nostro contemporaneo, è vissuta come mera durata, in cui “pensiamo solo a sopravviverci” e in cui “è insensato immaginare eternamente. L’eternità è l’opposto della durata. …”. La preziosità si condensa, ordunque, in quel passaggio, in cui la sospensione interroga l’ontologia individuale degli artisti.


Nell’opera Good boy di krizia Galfo, il tempo dilatato della pittura trova ulteriore espansione nella riflessione del momento, in cui il corpo tenderà, inevitabilmente, a una metamorfosi della forma. L’attimo, che precede ciò che avverrà al termine del passaggio esaminato, viene rappresentato come un viaggio a ritroso a occhi chiusi, durante cui ritrovare e convogliare il senso della vita trascorsa nei differenti ricordi che scorrono come frame, apparentemente sconnessi.
È un tempo limbico che richiama alla memoria gesti tanto spontanei quanto umanissimi, come l’avvicinarsi a un soffione, nome comune del taraxacum officinale, detto anche dente di leone. Simbolo raffinato e sottile del dissolvimento e della fragilità del mondo organico, è perno dell’opera di Josè Angelino che, ponendolo al di sotto di una campana di vetro, ne protegge l’impermanenza, rendendolo un “Antisoffione” capace di fermare, anche al nostro sguardo, il fluire del tempo e il mutamento-smembramento, inevitabilmente legato al processo post mortem del corpo. La protezione della specie botanica omaggia anche la resistenza del soffione in ambienti ostili, ricordando come sia elemento connesso con la leggerezza e la fiducia nel flusso dell’esistenza. Se l’opera di krizia Galfo è collocata lungo il perimetro delle pareti dello spazio, l’opera di Josè Angelino trova posizione naturale al centro dello stesso, ove “vi è una popolazione di creature tra oggetto, vegetale e animale” – afferma la curatrice Melania Rossi. Questo ritmo permette e scandisce un’esposizione dinamica tra la figura umana, colta nell’attività mentale naturale, in cui la mente si scollega dal presente per esplorare le vie dell’inafferrabile, e le possibili entità tangibili ed empiree, soggetti fondanti di differenti letture e significazioni inerenti al medesimo intervallo temporale.


Tra quest’ultime, troviamo gli objets trouvés quotidiani, rotti e non funzionanti, oggetti che hanno perso la loro funzione e sono disposti l’uno sull’altro, senza un ordine stabilito, nelle opere fotografiche Still Life/Traslochi e Still Life/strani colori di Chiara Bettazzi, che ripercorrono l’intero archivio immaginifico legato alla “Natura morta” e più dettagliatamente alla vanitas, senza tralasciare il fatto che il soggetto per eccellenza rappresenta il legame del corpo con il suo nutrimento, tangibile solamente nella vita terrena, mentre un calice sancisce il collegamento che segue l’attimo indagato.
L’acqua come elemento basale, congiunto al simbolismo della candela, tramite i due esseri acquatici acefali su candelabri, invade l’opera Wolf Frieze on Blue di Emiliano Maggi.  Acqua e fuoco sono due dei quattro elementi fondamentali della natura, secondo la filosofia classica greca e sono forze opposte ma complementari. Il fuoco è la trasformazione attiva, mentre l’acqua fa riferimento alla fluidità ed è la base della vita. La candela è un potente archetipo universale che condensa tutti e quattro gli elementi del cosmo: la terra nella cera, il fuoco nella fiamma, l’acqua nello sciogliersi e l’aria nel fumo. Il suo significato simbolico si scinde nei cinque pilastri fondamentali, quali la speranza, quella luce che vince le tenebre; la fede; la purificazione, tramite il fuoco associato al rinnovamento e alla purificazione; la trasformazione, in quanto la cera, nel suo consumarsi, incarna la vita che scorre e la capacità di donarsi agli altri e l’armonia che consente di ritrovare il proprio equilibrio interiore. L’ultimo pilastro si dichiara primario, per il momento analizzato, ed è arteria dell’esposizione. L’uomo, specchiandosi, ne assorbe l’essenza.
Nel gruppo scultoreo centrale, figurano le opere Stele dei cocci e Farfallone di Guglielmo Maggini, “una pianta-stele di cocci e resine e una farfalla magmatica”. Se, nell’insieme della visione, possiamo recuperare gli elementi miranti a comporre una natura morta, sono tuttavia i diversi elementi a trasferire un significato sciolto e altrettanto denso per la natura della mostra. La precarietà della vita dei fiori è cristallizzata tramite l’impiego della ceramica che ne salda la fragilità attraverso la materia, mentre la farfalla è simbolo privilegiato di trasmutazione ed incarna l’anima umana che si libera dalla materia terrena, fino al compimento dell’estasi del volo.


Una fragilità che accompagna liricamente la fissità, in cui si coglie, apparentemente, il tenue muoversi di forme floreali velate che sembrano librarsi sulla superficie della carta, nell’opera Lotus flowers at sunset di Beatrice Pediconi. Le stesse sembrano compiere movimenti di avanzamento e di retrazione, originando fasi continuative di mutazione. Si generano spontaneamente nell’elemento che infonde la vita, l’acqua, e in cui ogni trasformazione avviene ancora nel soffio della stessa vita terrena. Quel momento è poeticamente fermato, come metafora assoluta dell’attimo di PER UN ATTIMO / STILL LIFE.
L’opera Monoprint 12 ad inchiostro su carta Xuan montata su tela di Saverio Tonoli chiude e, unitamente, apre ciclicamente il percorso espositivo, “una grande astrazione pittorica purpurea … una forma organica risucchiante, che si espande e implode allo stesso tempo” – esplicita la curatrice. A metà tra la visione delle profondità marine e una surreale gigantografia floreale, l’opera sembra stringere le diverse entità in mostra, sintetizzandone il senso e la gamma cromatica. Tra l’infinito universale e la profondità dell’abisso marino, a cui appartiene anche l’opera The Water Babies (Shell and Octopus), la dimensione temporale si sospende e si ferma alla limitatezza della conoscenza umana di un altrove, non ancora totalmente esplorato. Il senso di non finitezza è sintomatico e parallelo della sensazione marginale di quel limes vagliato finora, come accade similmente anche nelle pitture sull’acqua e inchiostro su carta Xuan montate su tela, Water flower 08 e Water flower 09.
Lo spazio accoglie, infine, l’installazione di orchidee senza fiore, Orchidelirium – Continua di FLOVVER, inchiodata al muro, “simbolo di una bellezza che da rarità si fa merce di massa”. Il seducente della Phalaenopsis, che segue la direzione del flusso del filo di alluminio, è racchiuso nel suo naturale appassimento in quella soglia tra fiore e oggetto legato al collezionismo sin dall’epoca vittoriana, e si fa incanto e chiusura euritmica dell’esposizione.

PER UN ATTIMO / STILL LIFE
José Angelino, Chiara Bettazzi, Krizia Galfo, Emiliano Maggi, Guglielmo Maggini, Beatrice Pediconi, Saverio Tonoli
Installazione botanica di FLOVVER
A cura di Melania Rossi
Dal 16 maggio al 26 giugno
Label201 – Via Portuense 201, 00149 Roma
Visitabile su appuntamento
Tel.: +39 347828435
Mail.: info@portuense201.com

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