La natura del silenzio

La natura del silenzio

La natura del silenzio, a cura di Angela Madesani, è la mostra in corso alla galleria d’arte Kromya di Lugano.

Sarà capitato a molti durante il lockdown di viaggiare con la mente verso paesaggi bucolici e incontaminati, mentre ad altri sarà accaduto di trovarsi bloccati – per scelta o per caso – in luoghi dove la presenza della natura risulta predominate. È stato proprio nel vivere queste particolari condizioni – sperimentate simultaneamente da tutta l’Italia – che la curatrice Angela Madesani ha dato corpo alla mostra collettiva La natura del silenzio allestita presso gli spazi della galleria d’arte Kromya di Lugano.

Il silenzio si è diffuso in tutta la “zona rossa”, a partire dai luoghi dove già ne era protagonista indiscusso – come nelle campagne o in montagna – fino a propagarsi nelle città più rumorose, costringendo così le persone a relazionarsi con questa strana versione del reale, dove l’ascolto è diventato l’unico modo per poter cogliere l’altro da sé. Sì perché sentire non è lo stesso che ascoltare: infatti l’ascolto attivo e ricettivo è caratterizzato da un atto di scelta grazie al quale si decide volontariamente di porre attenzione verso qualcuno o qualcosa al fine di poter instaurare con lo spazio circostante una prima e necessaria attività comunicativa.

È da intendere in questo senso l’opera da cui si sviluppa il percorso espositivo: Oggetto (2019) – scultura in bronzo realizzata dal maestro ticinese Flavio Paolucci (Torre, 1934) – dove la forma archetipica della casa è sovrastata da una foglia che nasce da un ramo, il quale rappresenta in maniera simbolica ed emblematica come la contrapposizione dell’ambiente antropico con quello naturale venga superata e risolta attraverso l’innesto, evocando la naturale tendenza al fluire e all’evolversi dell’esistenza. Contaminazione documentata anche dagli scatti di Allegra Martin (Vittorio Veneto, 1980) i quali evidenziano attraverso uno studio sul comportamento umano le modalità di evasione delle persone dai centri abitati durante la stagione estiva, riscoprendo così i luoghi adiacenti al proprio domicilio. 

Diversamente le opere di Pierpaolo Curti (Lodi, 1972) presentano paesaggi dagli orizzonti sterminati dove l’assenza della figura dell’uomo viene sopperita dalla presenza fisica e reale del visitatore il quale può liberamente percorrere con lo sguardo lo spazio dell’opera immergendosi in un silenzioso viaggio interiore, utilizzando l’ascolto come strumento di apprensione e conoscimento del tempo e dello spazio.

Il silenzio può essere talvolta anche disorientante, è ciò che accade osservando le fotografie di Jacopo Valentini (Modena, 1990) dove la serie Vis Montium mostra due gruppi di immagini in cui uomo e natura instaurano un rapporto dialettico: da un lato vi sono delle riprese still life dei coralli della Collezione Spallanzani dei Musei Civici di Reggio Emilia e dall’altro delle immagini di paesaggi relative ad un altopiano indiano nella regione del Kerala. L’opposizione tra ciò che consideriamo natura e ciò che consideriamo artificio trova qui un comune denominatore grazie al senso di meraviglia provocato dalla percezione del sublime. 

La visione proposta dalla curatrice si risolve in un unico élan vital dove la dimensione umana è inclusa e si fonde con quella più ampia e genuina della natura, si tratta di un percorso immersivo e riflessivo in cui l’ascolto genera un processo virtuoso – psicologico e fisico – sul corpo del visitatore. Così il suono del silenzio si sviluppa nel vuoto attraverso l’aria, come accade nelle opere della serie Viridis di Valentina D’Amaro (Massa, 1966): paesaggi metafisici in cui il tempo sembra essere sospeso e dove il verde, nelle sue diverse tonalità, è dominante. La mostra termina raggiungendo l’apice della tensione emotiva con le opere Punto tra due cieli di Luca Marignoni (Cles, 1989), sculture in legno dalla struttura che ricorda un delicatissimo ricamo dove l’ombra proiettata sulla parete – materia invisibile – lascia emergere attraverso un gioco di pieni e di vuoti i binomi indagati dall’esposizione – vita e morte, finito e infinito, temporaneo ed eterno – in un intreccio inscindibile con la natura.

Vedute parziali dell’esposizione La natura del silenzio a cura di Angela Madesani


La natura del silenzio
a cura di Angela Madesani
dal 29 luglio al 30 settembre 2020
Kromya Art Gallery
Viale Stefano Franscini 11, 6900 Lugano, Svizzera