Sabrina Muzi, Intramondo. Courtesy mtn

Intramondo

Silhouettes stilizzate evocanti pesci con le ali, sirene, centauri, spiritelli, creature misteriose colorate a tempera accolgono il visitatore sulle imponenti vetrate del Museo Temporaneo Navile, insieme a forme vegetali realistiche dipinte ad acquarello su carta di riso poste in verticale, in una installazione fruibile 24 ore su 24, anche quando la luce naturale cala e lo spazio notturno si illumina a giorno.

I lavori sono ad opera dell’artista Sabrina Muzi che con il suo Intramondo, dopo la ripartenza espositiva post lockdown, apre il nuovo format di questo primo museo di quartiere nazionale sorto alle porte della periferia di Bologna circa un anno fa.

Dopo la pausa emergenziale era necessario ripensare al contenitore ed al contenuto dunque  alla modalità di fare mostre insieme allo spazio stesso; di qui l’esigenza di inaugurare nuovi cicli espositivi concentrandosi sul perimetro del museo come luogo d’inclusione ed attrazione, lasciando la zona interna  solitamente deputata all’allestimento, vuota. Un vuoto che diventa semantico, luogo di pausa e riflessione, in attesa sì ma al contempo in sinergia con le vetrate, pareti inconsuete, pensate come “spazio della prossimità” e superficie fluida dove le immagini colorate fluttuano in una narrazione immaginifica ed onirica.

Il concept della mostra sembra comunicare- a maggior ragione dopo ciò che abbiamo vissuto durante la pausa forzata causa pandemia- che l’essere umano deve abdicare alla propria visione antropocentrica, autoreferenziale e dispotica dell’universo  quanto mai fallace e limitata ed aprirsi a forme di vita diverse, ibride, persino mostruose (nel senso etimologico del termine, ovvero “straordinarie, sorprendenti”).

L’artista non è nuova a fondere nel suo lavoro uomo e natura, introducendo continue fusioni ed ibridazioni a ribadire questa necessaria esigenza di apertura, anche nei confronti di qualcosa di più grande, sconosciuto, misterioso verso cui mettersi in ascolto, farsi travolgere, imparare. Si pensi ad uno dei suoi ultimi lavori come Shan, video realizzato durante una residenza in Oriente nei dintorni della Grande Muraglia, dove la montagna sacra e misteriosa prende curiosamente vita e diventa attante, o ai ritratti fotografici della stessa artista- visibili nei suoi quaderni a tiratura limitata- dal cui volto nascono forme vegetali stranianti sì ma anche enigmatiche e dirompenti, o ad un vecchio video performance Remote body, dove Sabrina diventa albero, dopo varie incorporazioni-innesti di rami o a Rebus una serie di foto immortalanti frutta e verdura assemblate in modo inedito, composizioni fantasiose e magiche impossibili da trovare in natura eppure partorite dall’humus visionario della poiesis.

In concomitanza con questa mostra che celebra un mondo al di là del sensibile, connettore di universi invisibili, i curatori dello spazio, Marcello Tedesco e Silla Guerrini, rilasciano al visitatore che ne faccia richiesta, un certificato d’opera d’arte in quanto essere umano (con validità in questo periodo storico “senza fine”),  un gesto simbolico carico di pregnanza  che metta al centro l’uomo nel senso più alto del termine “per lavorare su un immaginario bisognoso di nuovi ed elementari impulsi”.


Sabrina Muzi 
Intramondo
Dal 05 giugno 2020 al 29 agosto 2020
museo temporaneo navile Via John Cage 11/A-13/A Bologna
Info: museotemporaneonavile.org