Feuei Tola. Radiografiche – Investigazioni sul centro, veduta della mostra. Ph. Azzurra L. Calò

Inquietanti trasparenze: Feuei Tola alla Cripta della Cà Granda

La penombra silente della Cripta della Cà Granda ha ospitato, fino al 27 giugno, le “Radiografiche” di Feuei Tola: presenze eteree, trasparenti, sospese tra passato e presente, tra vita e morte.

La Cà Granda – oggi sede dell’Università degli studi di Milano – è stata fino al XX secolo uno dei più importanti ospedali della città: fu istituita nel 1456 da Francesco Sforza per rispondere alle esigenze sanitarie dei meno abbienti e, allo stesso tempo, per costituire una maestosa opera pubblica che avrebbe conferito grande prestigio al suo fondatore; difatti, la Cà Granda ha svolto un ruolo cruciale nella storia di Milano. Al di sotto della nuova Chiesa della Beata Vergine Annunziata, si estende la cripta con gli affreschi seicenteschi del pittore Volpino, di cui oggi restano pochi frammenti – ad esempio, della “Dansa macabra” –. Al piano inferiore, invece, si trova il sepolcro maggiore, destinato alle spoglie dei numerosi pazienti deceduti nell’ospedale.        
La cripta fu utilizzata per circa settant’anni e poi abbandonata, a causa dell’insalubrità dell’ambiente data dai miasmi dei corpi: la decomposizione delle salme, infatti, era rallentata dalla struttura delle camere ipogee in mattoni, che ritardavano il processo di scheletrizzazione; queste, ancora oggi, contengono i resti dei degenti.           

È proprio in questo luogo di sepoltura, suggestivo e carico di inquietudine, che l’artista siciliana Feuei Tola espone le sue “Radiografiche” – termine da lei coniato –: radiografie arricchite da interventi pittorici, opere in cui l’anatomia umana si combina alla pittura, dal grande impatto visivo e concettuale.    
Tola è un’artista poliedrica, il cui talento spazia dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla performance, dall’installazione alla video art: difatti, la scelta di utilizzare le radiografie come supporto riflette l’intenzione di oltrepassare le barriere della sperimentazione. Una vera e propria sfida alle convenzioni artistiche tradizionali: l’arte è senza confini, la creatività deve prosperare senza restrizioni.
Il ciclo è stato presentato lo scorso ottobre al Photofestival presso il Castello Mediceo di Melegnano, riscuotendo un enorme successo. Ora, queste opere, tanto tetre quanto affascinanti, sono arrivate a Milano, riunite in occasione della mostra “Radiografiche – Investigazioni sul centro” alla Cripta della Cà Granda. Il titolo dell’esposizione, come spiega l’artista, riflette su questi lavori, risultato di un approfondito percorso di ricerca introspettiva, incentrato sulle diverse accezioni di “centro”: centro dell’equilibrio, centro di un bersaglio, centro dell’essere umano. «La nostra generazione è nel centro del mirino» continua Tola, «facile bersaglio di una società che favorisce con tanti mezzi questa condizione, mezzi come l’uso spropositato dei social network e la creazione di falsi miti e falsi conflitti. Tutto questo provoca nell’essere umano la perdita del centro».   

Le opere in rassegna sono in piena sintonia con lo spazio sepolcrale che le ospita. Sospese dal soffitto e illuminate da leggeri fasci di luce, evocano le spoglie dei pazienti che in questo posto esalarono il loro ultimo respiro. Sono anime senza corpo, trasparenze che fluttuano e che si liberano leggere nell’atmosfera claustrofobica.          
Varcare le soglie della Cripta della Cà Granda è come entrare in un mondo di presenze sospese tra passato e presente, fantasmi di coloro che, proprio tra queste mura, hanno concluso il loro percorso terreno. Le immagini incorporee di “Corpo di gloria”, segnate da croci e sprazzi di rosso, emergono in prossimità di un piccolo altare e sovrastano un tavolo su cui sono state disposte accuratamente le ossa di uno scheletro umano.      
I dettagli dipinti da Tola sono accattivanti, provocatori: in “Adan Y Eva”, i due scheletri sembrano indossare lunghe calze con autoreggenti che caricano l’immagine di macabra sensualità; in “Un occhio si chiude quando si spara”, invece, troviamo audace lingerie-bondage in pelle, con dettagli di borchie, e due bersagli posizionati strategicamente in corrispondenza dei capezzoli, in un’atmosfera di vulnerabilità e dominio; anche in “Vera pelle”, il pizzo e la pelle rossa aggiungono un tocco di eleganza e sfacciataggine.

In alcune opere, come “J.Lo Calibre 12.7”, la figura dello scheletro è ben riconoscibile, assemblata e scomposta sulle varie lastre. In “Rosso anonimo”, invece, le radiografie sembrano appartenere a dei gemelli siamesi, con colonne vertebrali che si fondono e si sdoppiano in un’entità deforme. 
Altre volte, i dettagli anatomici sono ripetuti in sequenze poste in successione: panoramiche dentali, TAC cerebrali, radiografie toraciche, tutte assemblate tra loro da impercettibili suture chirurgiche.

Sospese a mezzaria da fili sottili e trasparenti, queste presenze fluttuano e ruotano su se stesse a ogni minimo respiro, come spettri eterei. Il silenzio nella cripta è tombale, mortifero, denso di misteri. 
Le “Radiografiche” invadono interamente lo spazio, dispiegandosi anche davanti a delle lapidi in un corridoio lungo e stretto: la trasparenza di alcune permette di intravedere le epigrafi incise sulle pietre tombali sottostanti.   
Diversa dalle altre opere è la scultura tessile “Vertebre molli”: quattro cuscini che richiamano delle grandi vertebre bianche, illuminati da piccole luci LED poste all’interno dei fori vertebrali. La morbidezza del tessuto contrasta con la durezza dell’osso, in un suggestivo effetto visivo e tattile.

La gamma cromatica utilizzata si sintetizza nel sacrale rosso, nell’oscurità del nero e nell’immaterialità del bianco. Il rosso, spesso associato alle cerimonie, evoca il sangue e la vita, sottolineando la dimensione rituale delle opere. Il nero è la morte, il mistero, l’ignoto, il lato oscuro dell’esistenza. Il bianco è la luce, l’anima che trascende il corpo, la leggerezza ultraterrena. L’insieme dei colori riflette sulla dualità della vita e della morte, del sacro e del profano, dell’umano e del divino: una meditazione cromatica sui segreti più profondi della vita. Queste figure inquietanti, vive e morte allo stesso tempo, ci scrutano, ci scansionano, ci pongono delle domande. La mostra Radiografiche – Investigazioni sul centro è un richiamo costante alla fragilità della vita umana e alla persistenza della memoria. Difatti, Tola, con le sue opere, «tocca i grandi temi della resistenza vitale, dell’individuazione, delle atrocità del vivere, del rapporto anche simbolico vita/morte» (A. Anelli).        

La mostra Radiografiche – Investigazioni sul centro di Feuei Tola, a cura di Amedeo Anelli, presso la Cripta della Cà Granda di Milano, è rimasta aperta al pubblico dal 6 al 27 giugno 2024. In occasione del finissage è stato organizzato un incontro tra poeti, con la presenza di Amedeo Anelli, Sabrina De Cranio e Massimo Silvotti.