Luigi Gangheri

Innesti & Attese

Due artiste, un cineasta della solitudine, un Prof. di Estetica,il Direttore dell’Accademia di Sassari, un violinista e un poeta:
la mostra, il concerto e il film presso Millennium Gallery, durante l’ultima edizione della Fiera di Bologna.

Questa storia inizia durante l’ultima Fiera di Bologna, alla Millennium Gallery, quando tra le opere e gli oggetti appartenuti ad Annalaura di Luggo e Lucia Gangheri, le due autrici curate da Marcello Palminteri e Rita Alessandra Fusco, trovano un innesto sognato nel concept della mostra. Esso ritrae dei gesti di donne sensibili, insorte sulla soglia dello sguardo e tra un’intensa località di digitale e pittorico.

Incuriosita da quell’enigma, Annalaura di Luggo va alla ricerca della vista della rinascita e Lucia Gangheri di quella che partendo da circuiti e trasparenze si mimetizza nello scenario algoritmico attuale. La di Luggo si muove tra la ricerca multimediale e quella pittorico-fotografica. Le sue opere e le sue installazioni, realizzate attraverso la fusione di tecnologie e manualità, dialogano con il fruitore, che è protagonista dell’azione concettuale, e stimolano il dialogo su questioni sociali: diritti umani, l’incarcerazione (Never Give Up), le questioni ambientali (Sea Visions/7 punti di vista …), la cecità (Blind Vision), la biodiversità (Genesis & quot; per la 58ma. Biennale di Venezia). Per il progetto artistico Napoli Eden, la di Luggo ha utilizzato l’alluminio riciclato per costruire quattro gigantesche installazioni pubbliche, site-specific, che hanno incoraggiato il dibattito sulla sostenibilità. Questo progetto ha ispirato la creazione di un docufilm “Napoli Eden”. L’alluminio riciclato e la monumentalità ritornano anche in “Colloculi”, una gigantesca iride scultorea che trasmette contenuti multimediali ed immersivi, e tende a sceneggiare il documentario “We Arte Art ”, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale.

Lucia Gangheri, invece, è sulla scena artistica da circa un trentennio, e la sua poetica affronta le direttrici di un’arte volta all’integrazione della pittura con la fotografia, il video, la musica, la scultura, che l’hanno condotta attraverso un percorso artistico particolarmente espanso. Artista eclettica, la Gangheri mostra i suoi stati d’animo attraverso i diversi supporti che diventano parte integrante del suo linguaggio: visionario e intimista sulle tele; idealizzante e vigoroso quando adopera la fotografia – su cui spesso interviene. Il lavoro originario della Gangheri sulle “figure algoritmiche”, va ricordato grazie a Circuiti e Trasparenze, una mostra che nel 1983 segna il suo esordio. L’arte dell’algoritmo e della rappresentazione delle mappe hardware, sembrano usare nella fattispecie della loro costruzione una simmetria, non fondata sull’equilibrio della composizione, ma sulla figurabilità della loro immagine concettuale. I circuiti della Gangheri aprono la strada al rapporto tra arte e media nel ‘900: il tu, ossia la prima persona del segno, fatta sì di campi semantici ma anche di trasparenze, esplorano la logica del linguaggio formale e matematico. Non costruiscono quello che si vede, ma quello che è prodotto dall’architettura della trasparenza.

La sua storia personalissima non è solo il viaggio di un’artista e di una donna, è un appello appassionato a non aver paura ad uscire dai binari, ad oltrepassare i confini delle tecniche, per demolire i muri che ci impediscono di realizzare l’innesto artistico e per costruire un’immagine più fluida. Infatti, grazie al lavoro della di Luggo e a quello lungo e costante della Gangheri, “Innesti”, come scrivono i curatori della mostra, è «un risveglio …, dettato anche dal momento storico che stiamo vivendo; fatto di interconnessioni e collegamenti, simboliche fioriture ed introspezioni tangibili. Reminiscenze tecnologiche e natura, tecniche pittoriche e digitali», che «sviluppano, condizioni di origine mediale aperte a molteplici suggestioni: le infiorescenze digitalizzate di Lucia Gangheri e le iridi che si fanno occhio della storia e del paesaggio della di Luggo».

Che cosa fa l’arte concretamente per combattere l’ingiustizia e la violenza nel mondo? A tutte queste domande dirette ed urgenti, Innesti risponde con schiettezza, con la semplicità e il calore che sono così caratteristici del suo percorso, fedele alle istanze di apertura sociale di cui da sempre l’arte delle donne si fa portavoce. Uno scambio fra opere e idee, unico e ricco di fermenti.

Innesti è una mostra attenta a evidenziare quanto il giudizio sull’arte coinvolga la posizione critica della tecnologia e dell’artigianato, che ha miscelato l’unità di persona e natura e ha sostituito il simbolo con l’allegoria. In questa luce, acquistano maggiore risalto le condizioni di poeticità e la inquietante obbligazione di solitudine in cui versa la vita raccontata dal cortometraggio (In cerca di visite gradite, con Sebastiano Filocamo) di Antonio Vincenzo Boscarino, presentato in una serata di particolare suggestione, con le musiche di Valentino Corvino e la lettura dei testi di Gabriele Via, per l’inaugurazione alla Millennium Gallery. Il cortometraggio, che racconta gli «ultimi giorni di vita di un anziano solo ed abbandonato da tutti», è stato commentato dal Direttore dell’Accademia di Sassari Antonio Bisaccia e dal celebre estetologo Luciano Nanni. Nel percorso di solitudine, che porterà alla metafora dell’Attesa di visite gradite, rimarranno il sentimento artistico e l’estetizzazione della ragione come uscita estatica dai vincoli egologici, ma la solitudine sarà comunque valutata come cosa che rimane. Il motivo principale di ciò risiede secondo Bisaccia nella scoperta del legame organico con la malinconia. Boscarino con In attesa di visite gradite si è reso conto che l’arte non può giungere al talismano salvifico senza consentire di sfuggire all’infelicità di ogni essere per la morte. Un presupposto del discorso di Nanni e di Bisaccia è la centrale e complessa nozione di solitudine, in cui Boscarino indica il ritmo filmico: essa è consapevolezza, isolamento e separazione. Il cinema stabilisce appunto un legame attivo tra l’esperienza dell’abbandono e l’esistenza: essendo immagine muta, esso non si serve del dialogo, ma analogamente alla natura silenziosa della figura e della forma dell’immagine, fa sparire la storia del protagonista negli ultimi graffiti della sua memoria.

A proposito del film di Boscarino, dice Gabriele Perretta curatore dell’evento: “L’essenza vive nella forma, appagata nell’istante del suo passaggio, che l’emarginazione esternizza. Pertanto c’è spazio per il caratteristico, cioè per la valorizzazione delle ultime cose della vita, così come c’è spazio per le passioni, che il «finito di-segno» sa dominare. Intanto, l’artista è solo e non può godere di alcun aiuto: perciò è degno di compassione se il suo tempo lo avversa, ma anche di svilimento se ne diventa schiavo”.

Questo è In attesa di visite gradite: rappresentazione scarna e ermetica della solitudine morale. Una fragile costruzione che svela il suo volto oscuro nello scontro con la malattia e la morte, scavate in profondità dal necessario accadere dell’isolamento (Antonio Bisaccia). Come sia da interpretare questo passaggio, rimane in una apertura che trova nella forma-cinema la sua ultima ragione (Luciano Nanni). Resta così irrisolto, se si tratta del ritorno del realismo, o di un tentativo implicito di evidenziare il rapporto solitudine-malattia.

Annalaura di Luggo, Intro-spectio, 2022, stampa a getto d’inchiostro su cartoncino fustellato, cm 100×70

Roberto Sala

Editore, graphic designer e fotografo d’arte, dal 2012 è docente di Grafica editoriale presso l'Accademia di Brera nel corso di laurea specialistica di Teorie e pratiche della terapeutica artistica. Direttore della casa editrice Sala Editori specializzata in pubblicazioni d’arte e architettura, affianca alla professione di editore quella di grafico, seguendo in tempi recenti l’immagine coordinata delle più importanti manifestazioni culturali della città di Pescara fra le quali si segnalano: Funambolika e Pescara Jazz. Dal 1992 è Art Director della Rivista Segno per la quale dal 1976 ha ricoperto diversi ruoli e incarichi. Dal 2019 è Direttore Editoriale di Segnonline per il quale traccia la linea politica e di sviluppo del periodico. roberto@segnonline.it