Hide and Seek, Tommaso Patacchini, instalation view, Studio la Linea Verticale

Hide and Seek: chi vuole giocare a nascondino?

Durante la rassegna di Opentour, la Galleria Studio la Linea Verticale apre le porte a due giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, Sofia Degli Esposti e Tommaso Patacchini, con una mostra bi-personale intitolata Hide and Seek,dal 20 giugno al 13 luglio 2024, accompagnata dai testi critici di Luca Campestri e Sergia Avveduti.

A Bologna, in occasione di Opentour, fra i 28 spazi e gallerie aperte al pubblico vi è Studio la Linea Verticale, via dell’oro 4B, con una bi-personale dei giovani artisti Sofia degli Esposti e Tommaso Patacchini. Per la prima volta la Galleria utilizza un titolo in inglese: Hide and Seek.I termini Hide e Seek, tradotti in italiano, nascondere e cercare, rimandano al gioco del nascondino, che risulta essere quasi dispregiativo e riduttivo, mentre in inglese si arricchiscono di vari significati: cercare e nascondere, cercarsi e ritrovarsi. Il titolo dell’esposizione ha, quindi, una pluralità di significati, sia come aspetto giocoso che interiore e intellettuale. Entrambi gli artisti, dunque, nascondono degli elementi all’interno delle opere, come ad esempio i tanti volti celati da Tommaso Patacchini, o i frammenti di ombre estrapolate da gruppi scultorei realizzati con oggetti di vita quotidiana di Sofia Degli Esposti. Non poteva esserci titolo più adatto per connettersi al lavoro di entrambi gli artisti che li vede coinvolti attraverso riferimenti introspettivi, elementi profondi, d’intelletto e anche d’influenze psicologiche. 

Come è stato pensato l’allestimento? È una sorta di paradosso: se nel gioco del nascondino i giocatori vanno cercati, qui invece, sono perfettamente visibili, palesati! Le opere si manifestano all’istante in entrambe le sale; la seconda sala espositiva, ad esempio, ci trasporta in un antico teatro greco, dove le opere si mostrano come osservatori di scena. Vi è dunque un ribaltamento di sguardi, un gioco paradossale. 

Ma veniamo ora agli artisti presenti nella Galleria Studio la Linea Verticale. Che tipo di percorso hanno intrapreso? Tommaso Patacchini, proviene dalla cattedra di scultura del docente Davide Rivalta, mentre Sofia Degli Esposti,dalla cattedra di pittura del docente Luca Caccioni. Qual è stato il processo artistico del giovane scultore? Egli ha recuperato dai container dei materiali inerti dell’Accademia di Belle Arti una serie di calchi in gomma, negativi classici, come una testa di un cavallo(metopa del Partenone), basamenti, conchiglie, ecc… Patacchini riesce a cogliere in questi elementi una nuova potenzialità, unendo i vari tasselli e catalizzandoli in un nuovo calco. Gessi unici poiché impossibili da riprodurre nella stessa identica forma.

Interessante è l’ideazione dei titoli delle opere, che istintivamente si creano solo dopo che ha plasmato il suo lavoro. Ad esempio: La Ruota, titolo legato ad un’ipotetica funzione, girare, assume una finalità dinamica oltre che introspettiva, legata al tempo, che corrode, che deforma. La scultura è costituita da volti diversi, calchi usati da positivo a negativo e da negativo a positivo, trasformando i visi che, trasfigurati, riemergono.

Sofia Degli Esposti attinge dalla fotografia, estrapolando dei frammenti dalle ombre generate dagli oggetti messi in scena. La giovane artista agisce direttamente sul supporto, una lastra di gres porcellanato, base estremamente piatta,contrastata dalla resa pittorica della foglia oro. Il suo processo consiste nel costruire gruppi scultorei costituiti da oggetti legati al suo quotidiano o ricordi di famiglia che, proiettandola loro ombra,creano una nuova immagine. Gli elementi, uniti in un unico spazio,mutano in una nuova forma, mediante l’utilizzo della foglia oro. L’ombra, in un gioco di paradossi, diventa luce. Attingendo al dato reale i set creano, dunque, delle forme irriconoscibili, nonostante derivino dalla cristallizzazione della realtà sensibile. Nella serie Respiro luce e scarto ossigeno si possono scorgere, inoltre, accenni psicoanalitici legati al saggista e filosofo statunitense James Hillman. 

La mostra, che terminerà il 13 luglio, risponde alla prima regola del gioco dell’Arte che, citando la direttrice artistica, si riassume in queste semplici azioni: “cerca quello che non conosci, quindi rendi visibile ciò che è invisibile e nascondi quello che già conosci, ricopri di mistero le cose già svelate, così che qualcun altro possa non riconoscerle e, di conseguenza, andarne in cerca – cerca di capire ciò che non comprendi e metti in discussione ciò che credi di sapere.”