Marco VecchiatoUntitled, 2023

Luogo

Artekyp
Via della Torre 65 - Modena

Data

Apr 29 2024 - Mag 18 2024
Evento passato

Ora

08:00 - 18:00

Etichette

Mostra

Marco Vecchiato – Come l’odore dei sogni del giorno dopo

Dal 29 aprile al 18 maggio 2024, Artekyp ospita una serie di opere inedite di Marco Vecchiato nella mostra Come l’odore dei sogni del giorno dopo, con testo di Emanuele Beluffi.

Vecchiato fa una pittura estrema, secca, inclemente, scarnificata, materiata di segni, lontana anni luce dal fervore cromatico che pure a suo modo c’è, pulsante da quel grande bianco che è il film pittorico su cui i soggetti stanno, semplicemente stanno, espressione di quella “pittura dell’ignoto”, tanto per citare il titolo del catalogo di una mostra di più di una decina di anni fa di Mario Raciti, di cui sicuramente Vecchiato è profondo conoscitore e debitore per quei fondi indefiniti e grezzi e quella “narrazione” meta/fisica nel vero senso dell’espressione, cioè al di là dell’apparenza familiare.

«La mia pittura è realista perché parla del presente, è figurativa, fenomenologica, ammesso e non concesso che queste distinzioni vogliano dire qualcosa, perché sotto il groviglio di linee c’è la figura e quella figura non può che essere l’uomo, l’essere, l’io», dice Vecchiato.

Marco Vecchiato è noto per una pittura non-empatica, “maleducata”, una pittura “primitiva” nell’unico senso in cui possiamo intendere l’arte primitiva (cioè gino-de-dominicisianamente giovane e contemporanea) e cioè in un senso elevatissimo, fatta di impulsi che producono forme inorganiche che si riaccompagnano per reminiscenza alla figura umana: una pittura dell’inquietudine che traduce per immagini quella Filosofia dell’inquietudine di cui ci parlava il filosofo Renato Troncon e che ri-troviamo nei corpi allungati di Giacometti.

Nella mostra presso Artekyp vediamo una pittura che denota l’inquietudine dell’uomo contemporaneo (o forse meglio di alcuni contemporanei) verso un mondo evidentementeindecifrabile: qui la realtà è bianca, tabula rasa da marcare con l’interpretazione a piacimento, sia essa un rituale magico o un’impresa scientifica o un’opera d’arte visiva o una composizione musicale.

In queste opere i corpi sono tratteggiati da un segno scabro, a volte sono tronchi di corpi e altre nemmeno quelli, solo allusioni, sono spettatori accennati che non dialogano né interagiscono col mondo là fuori. «I corpi di Vecchiato – scrive Emanuele Beluffi nel testo a catalogo – hanno solo due cavità piccole come spilli, piccole come occhi di un topo a denotare le cavità nasali del teschio e null’altro attorno, sono gli amanti di Magritte ai quali è stato tolto il velo dalla faccia con tutto quello che c’era sotto: sotto il velo niente, come nel romanzo di Marco Parma (alias di Paolo Pietroni) Sotto il vestito niente, l’anima dove l’hanno persa?».