Art Verona Digital Edition

Erbatinta

Dario Orphée La Mendola, Ecosofia dell’arte, ovvero Progettazione ecologico-emozionale (Interazione: educazione ed etica), prefazione di Maria Letizia Paiato, postfazione di Marco Matera, Aurea Phoenix Edizioni, Ragusa, 2019.

L’erbatinta nun mori mai. Mio nonno me lo ripeteva sino allo spasimo. L’erba “tinta”, cioè cattiva, vive per sempre. Potremmo tradurlo così, il motto. Oppure: il seme cattivo, la mala razza non viene mai meno. Mio nonno si riferiva proprio a me, alla mia “cattività”, che in siciliano non è cosa diversa dalla cattiveria. Le due parole hanno infatti la stessa radice: captivus, prigioniero. Della vita, delle sue consuetudini. Come quel tizio che, prima di finire in gattabuia, aveva ucciso tre persone e, una volta ottenuto un giorno di licenza, ne ha fatta fuori un’altra, per gradire. Molte delle nostre azioni nascono proprio in questo modo, quasi fossero innescate da un principio superiore. Sgarbi, ad esempio, è affetto di “sgarbite”: non può fare a meno di urlare, schiumare, agitarsi minacciando distruzione. Senza questo sfogo, gli eterei concetti che va masticando come il carrello di una lavatrice accesa rimarrebbero infeltriti. Io, più modestamente, sin dai tempi del liceo sono noto come “l’Orlando furioso”, anche se avrei preferito l’Orlando innamorato: una specie di avvocato delle cause perse che i compagni di classe aizzavano a iosa a dilazionare verifiche e smorzare spiegazioni. Basta un soffio ad accendermi e, una volta partito, non mi ferma nessuno. Purtroppo, trovandomi a presentare lo scorso ottobre a Palermo, in occasione della rassegna “Dintorni. Luoghi circostanti per l’arte”, Ecosofia dell’arte, ovvero Progettazione ecologico-emozionale (Interazione: educazione ed etica), un libro di Dario Orphée La Mendola che, a dispetto dell’interminabile titolo, condensa in una sintesi encomiabile lo stato delle ricerche intorno alla problematica ecosofica, sono andato a schiantarmi sul più classico dei muri. Quando, nel patetico tentativo di spostare l’attenzione su un terreno a me più congeniale, quello del rapporto tra comunicazione e potere, mi sono azzardato a parlare di Greta Thunberg non biasimandone le azioni, ma l’uso strumentale del suo personaggio per addossarci la colpa di un cambiamento climatico di cui non siamo direttamente responsabili (o che comunque non influenziamo più di tanto) e alzare le tasse, promuovere riconversioni e, in definitiva, distrarci da questioni ben più serie della raccolta differenziata dei tappi di fanta e coca cola (che va fatta, per carità) come la scomparsa del lavoro, delle tutele sanitarie, dello spazio privato, apriti cielo! Uno degli spettatori si è alzato e, dopo avermi ricoperto di insulti, se n’è andato. A dirla tutta, avevo anche citato un episodio di cronaca: un fantoccio di Greta era stato impiccato. Fatto esecrabile, avevo precisato, ma è questa la fine che nella favola tocca ai burattini. No, io che mi faccio scrupolo di schiacciare le zanzare non godevo della gogna di nessuno. È che le cose non sono ciò che sembrano. Spesso l’amore gridato ai quattro venti è narcisismo e non sincera dilezione. E cos’altro è l’ecosofia se non una forma nobilissima e gratuita di amore (in primo luogo verso se stessi) ricercato attraverso l’armonia con la natura? Perciò Dario, che tutto avrebbe voluto fuorché una presentazione di tal fatta, aveva chiuso il suo bel libro con la ricetta dell’erbatinta che, per chi non lo sapesse, è una pianta spontanea, chiamata in questo modo per le sue caratteristiche infestanti: “Giunti tra il segno del Cancro e il segno del Leone, a luna calante, prendi un vaso di medie dimensioni, forato al fondo. Aggiungi prima alcuni ciottoli, poi uno strato di terra; è perfetta quella del cortile sotto casa, su cui hai visto crescere delle erbacce. Getta sopra un po’ di rifiuti organici: le bucce della frutta, gli scarti delle verdure, i tufi di caffè, i gusci delle uova etc. Aggiungi ancora un sottile strato di terra e, immediatamente dopo, un altro di rifiuti. Mescola bene. Infine, continua a riempire il vaso di terra, evitando di oltrepassare il bordo. Effettua una leggera pressione, compattando il tutto. Poni il vaso all’aperto, in un luogo soleggiato, possibilmente raggiungibile dalla pioggia, dal tepore solare e dal vento. Alla prima luna crescente, annaffia con acqua al tramonto. Attendi con premuroso desiderio. Visita il vaso con la speranza nel cuore, che riverserai interamente nella terra. Non preoccuparti della quantità di tempo che passerà prima di vedere inverdire il vaso. Tra il segno della Vergine e il segno della Bilancia, infatti, germoglierà spontaneamente qualcosa. Quando i germogli innocentemente inizieranno ad affacciarsi ritti verso il Sole, meravigliati semplicemente e accarezzateli con dolcezza, augurandogli il benvenuto così come lo daresti a un’ape che, reputandoti un fiore, è venuta a trovarti. E con cura, accompagnali dal segno dello Scorpione ai segni dell’Ariete e del Toro, periodo in cui i boccioli saranno decisi ad aprirsi. Respira insieme al respiro delle erbacce. Ti suggeriranno, come fa il profumo, un’emozione; e ti annullerai in un verosimile benessere tratto dal dolore di vivere”. E dire che prendo ancora le pillole per governare la pressione: un poco di erbatinta (che, si è capito, non ha niente di magico, implicando piuttosto un cambiamento radicale del proprio stile di vita) e tutto passa. Ma non ero io, l’erbatinta, nel rimbrotto di mio nonno? De nobis fabula narratur! L’erba spontanea che nasce dal vaso, cresce, appassisce, e rinasce a nuova vita, rivela il nostro corpo. E l’arte, come hanno ben visto Paola Cinardi e Francesco Fossati, che hanno accompagnato – o forse era il contrario – il libro di Dario con l’esposizione di grafiche vegetali la prima e di lenzuola con su impresse le tracce di piante il secondo, ne è il nobile sudario, la Sindone che, avvolgendo le membra che il tempo consuma, ne annuncia – gloriosa e infallibile – la Resurrezione pasquale.

l libro è stato stampato per la rassegna d’arte contemporanea Dintorni. Luoghi circostanti per l’arte 2019, ideata da Nicola Bravo e Giuseppe Veniero, con la direzione artistica di Francesco Piazza, per la mostra Erbatinta, opere di Paola Cinardi e Francesco Fossati, a cura di Dario Orphée La Mendola, in programma a Palermo, presso i magazzini di via Alloro, 129 dall’11 al 20 ottobre 2019 e poi a Ragusa, presso il Centro Servizi Culturali, nel 2020.