Castelbasso - Progetto Genesi
E.t. Telefono Terra - Giorgio Celiberti, Roberta Sorbo, Studio la Linea Verticale, Bologna, Opentour 2026. Photo credits: Studio La Linea Verticale

E.T. Telefono Terra: Giorgio Celiberti Jr e Roberta Sorbo allo studio La Linea Verticale

In occasione di Opentour, lo studio La Linea Verticale propone la mostra E.T. Telefono Terra: Giorgio Celiberti Jr e Roberta Sorbo creano un dialogo tra micro e macro cosmi, in cui lo spazio sidereo di Sorbo e il mondo entomologico di Celiberti si incontrano.

Opentour si riconferma come appuntamento conclusivo dell’anno accademico bolognese e, al tempo stesso, occasione espositiva dei giovani talenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Punto di giuntura tra l’istituzione accademica e gli spazi espositivi, Opentour rappresenta una palestra professionale per artiste e artisti del futuro prossimo, un laboratorio di creatività e sperimentazione in cui si percepiscono sensibilmente i risultati della formazione artistica accademica di una nuova generazione di agenti culturali. Giunto alla sua dodicesima occasione, l’evento apre le porte dell’Accademia alla città, offre trampolini di lancio per le studentesse e gli studenti accademici e nuovi sodalizi per le gallerie.

Sebbene le manifestazioni artistiche siano concentrate principalmente nei giorni dal 9 al 13 giugno, alcune esposizioni rimangono aperte oltre i giorni di picco, tra cui E.T. Telefono Terra, bipersonale di Giorgio Celiberti Jr e Roberta Sorbo e visitabile fino all’11 luglio allo studio La Linea Verticale.
L’esposizione presenta un particolare incontro tra mondi, il cui allestimento propone un dialogo tra il mondo terreno e quello cosmico. Lo spazio espositivo si presta perfettamente a dare la sensazione di entrare in un laboratorio che accoglie i reperti raccolti dalle ricognizioni degli artisti: è così che le opere di Celiberti e Sorbo appaiono al limite tra lo straniamento e il riconoscimento, tra la preservazione e la reintegrazione.

Il pubblico è accolto da senza titolo (Corpi in quiete) (2026) di Sorbo: i lavori sono esposti su piedistalli, l’illuminazione bianca e diretta isola ulteriormente i corpi innalzati, attraggono lo sguardo e invitano ad avvicinarsi e osservare minuziosamente la manifattura, la quale rivela oggetti di una rarità tale da acquisire uno stato al confine tra la reliquia terrestre e il reperto archeo-cosmico.
Sulla parete adiacente gravitano quadri e disegni, quasi stessero disegnando una spirale la cui origine parte dai piani celesti di Roberta Sorbo e si apre verso le descrizioni entomologiche di Giorgio Celiberti.
Nella seconda sala le opere di Sorbo e di Celiberti si disperdono nello spazio come galassie in espansione, occupano gli angoli e acquisiscono dimensione; al centro, Shifting Space III (2026) di Sorbo si presenta come origine di tale estensione, una massa e la sua proiezione siderale, da qualsiasi punto di vista si pone al centro delle galassie limitrofe.
Il movimento e la posizione delle opere negli spazi allestitivi trasmettono all’osservatore la sensazione di essere un altro elemento che orbita insieme a loro, e contemporaneamente di essere il baricentro gravitazionale che li trattiene dalla deriva spaziale.

Gli olii di Giorgio Celiberti Jr. si presentano come ritratti esistenziali di queste “piccole creature che comandano il mondo” – i curatori riprendono l’opera del biologo Edward O. Wilson per descrivere gli insetti protagonisti – i quali vengono rappresentati in condizioni alterate e posizioni erratiche, intrappolati in una materia oleosa che sembra voler preservarli nel loro stato instabile. Il preciso momento in cui li raffigura dà l’idea di una trasformazione in corso, un non-finito vibrante paradossalmente in contrasto con la fissità materica degli opachi gialli-cera in cui sembrano agitarsi – o da cui si liberano – i suoi insetti.
Successivamente al termine del percorso (2026), Ultimo sfidante (2026), Comunicazione per vibrazione a tratti, (2026), Appoggio in tensione (2026), Percorso stabile costellato di movimenti nervosi (2026) sono i titoli delle effigi delle sue creature, i quali espandono le opere, rafforzano i vuoti, accentuano le patine che preservano i campionamenti entomologici del giovane pittore; Celiberti applica una selezione non tanto di specie, ma di stati vitali liminali, quasi fossero corpi celesti che si dissolvono con il loro stesso moto.

Roberta Sorbo mostra osservazioni analitiche e sospensioni meditative: espone i campioni petrografici e li accosta a una proiezione ortogonale-astrale, giustappone lo studio tridimensionale e quello bidimensionale, ne immortala le origini e i movimenti in Orbs (2026) e ne presenta lo stato sospeso o stabilizzato con senza titolo (Corpi in quiete) (2026) e Shifting space III (2026). L’operato di Sorbo concentra vibrazioni ermetiche, non rimane che chiedersi quale sia la provenienza e composizione di tali creazioni, se la sua chimica-alchemica appartenga a questo mondo o ad altri, se i suoi disegni siano in realtà codificazioni di energie cosmiche e movimenti astrali noti o da scoprire.

La curatela arricchisce ulteriormente l’ambivalenza delle poetiche invertendo il punto di vista narrativo: E.T. Telefono Terra invita il pubblico a divenire alieno, ma solo per riconoscere ciò che è stato alienato. L’esposizione affronta in maniera sottile le emergenze ecologiche in corso e le cause che le generano, innalza dimensioni divenute invisibili per via dell’incuria e l’ignavia che contagiano la società attuale, e con tale ribaltamento invita a riprendere i contatti con la casa-Terra, a osservare con la stessa attenzione e coinvolgimento degli artisti esposti, a ricongiungersi con il pianeta abbandonato dalla sua stessa specie.

In questa narrazione espositiva, le opere di Sorbo e Celiberti attirano, intrigano e travolgono: in mostra si assiste a una conversazione tra mondi opposti – terrestre e celeste, animale e (apparentemente) inanimato -, si osserva una coreografia del loro movimento centrifugo, una raffigurazione della loro volontà di spostarsi nello spazio nonostante la staticità descrittiva, una possibilità di convertire uno sguardo da forestiero a originario.


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