Castelbasso - Progetto Genesi
Caravaggio, La vocazione di San Matteo

Dei morti e degli indifferenti

Continua il viaggio di Andrea Guastella sulle orme di Caravaggio, da Malta alla Sicilia. Il focus cade stavolta sulla Resurrezione di Lazzaro del MUME di Messina. 

Io e la mia abitudine di trovare ovunque presagi, anticipazioni del futuro. Di questo passo arriverò a scrivere che la prima versione del capolavoro di Manzoni, il Fermo e Lucia, sia stato ispirato dal nome dei genitori del Merisi, o che alcuni dei suoi dipinti più famosi, come la Santa Caterina del Thyssen, la Crocifissione di Pietro della Cappella Cerasi o il Martirio del Battista di Malta conservino un ricordo dei fratelli dell’artista, Caterina, Giovan Pietro e Giovanni Battista; peccato che di costoro non si sappia nulla, se non dell’esplicito rifiuto di Caravaggio, riferito da un biografo, di incontrare uno di loro, nel frattempo diventato prete, nei suoi anni romani. Molto più interessante rivolgere lo sguardo all’indietro, ad opere come la Vocazione di San Matteo della Cappella Contarelli di cui la Risurrezione di Lazzaro è il doppio speculare. Intanto, l’ordine. Se nella Vocazione la lettura del dipinto procedeva da destra a sinistra, qui accade il contrario. Parimenti, se l’incontro tra Cristo e Matteo lì avveniva, più che all’agenzia delle entrate dell’epoca, in uno spazio simile a una taverna di bottega, anche quello con Lazzaro si svolge in un luogo diverso da quello evocato nel Vangelo, dove la tomba viene descritta come una grotta chiusa da una pietra gigante posta all’apertura; qui essa è piuttosto una tomba a livello del suolo, molto più attuale, in cui tra l’altro abbondano ossa e teschi come quelli di San Placido e dei compagni martiri ritrovati qualche decennio prima a Messina presso la Chiesa di San Giovanni di Malta e l’annesso ospedale. Solo il braccio e l’indice puntato di Cristo – identici a quelli di Adamo nell’affresco michelangiolesco della Creazione nella Cappella Sistina – rimangono gli stessi; il braccio, e il climax discendente delle reazioni dei presenti alla chiamata di Cristo, che tanto nella Vocazione di Matteo quanto nella Resurrezione di Lazzaro vanno dalla massima (apparente) disponibilità e apertura alla massima chiusura del futuro apostolo e dell’amico di Gesù. Dico del futuro apostolo perché anch’io sono convinto che sia lui, il giovane diventato quasi cieco a furia di contare le monete, il vero Levi (il primo nome di Matteo), e non l’uomo che con l’indice sembra toccare il proprio petto ma in realtà punta Matteo. Dio non si serve dei “migliori”, ma delle gambe del tavolo, dei morti e degli indifferenti, per scrivere la storia. Il Caravaggio che si sente uno di loro lo sa fin troppo bene.

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